Lunedì 11 Dicembre 2017
25 APRILE 1945. Pertini: "Ponete i tedeschi di fronte al dilemma arrendersi o morire" PDF Stampa E-mail
Scritto da Alessandra Valentini   
Sabato 22 Aprile 2017 16:53

Per il 25 Aprile, data fondativa dell'Italia democratica, riportiamo le parole del partigiano Sandro Pertini e il primo dispaccio radio del CNLAI, dopo la liberazione di Milano. Queste parole rendono, senza retorica, la tragedia che aveva vissuto il nostro Paese, la violenza del regime fascista e dell'occupazione tedesca e la voglia di libertà e riscatto che il popolo italiano, seppur fiaccato dalla guerra e dall'oppressione nazi-fascista, seppe mostrare.

Così ricordiamo la pagina gloriosa della Resistenza e il sacrificio dei partigiani che hanno lasciato a tutti noi "il fiore del partigiano morto per la libertà", quel fiore, anche se in questi anni troppo spesso calpestato, è l'Italia repubblicana, democratica, fondata sul lavoro.

 

«Cittadini, lavoratori, sciopero generale contro l’occupazione tedesca, contro la guerra fascista, per la salvezza delle nostre terre, delle nostre case, delle nostre officine. Come a Genova e a Torino ponete i tedeschi di fronte al dilemma arrendersi o perire»

 

Con queste parole il partigiano Sandro Pertini, il 25 aprile 1945, chiamava i lavoratori, le lavoratrici, i giovani e i cittadini di Milano allo sciopero generale contro i tedeschi. Così il CNL chiama Milano all'insurrezione.

 

Dopo Genova e Torino, Milano contrasta i tedeschi e i fascisti e nel pomeriggio del 26 aprile radio Milano riapre le trasmissioni e legge la prima ordinanza del CNLAI:

«Qui radio Milano liberata! In nome del popolo italiano il CLNAI assume tutti i poteri civili e militari. Proclama lo stato di eccezione in tutto il territorio di sua competenza. Tutti i corpi armati fascisti sono disciolti. I loro membri devono abbandonare il loro posto immediatamente e recarsi nei campi di concentramento in attesa dell’accertamento delle rispettive responsabilità. Tutti gli appartenenti alle forze armate tedesche sono dichiarati prigionieri di guerra. Sono istituiti i tribunali di guerra. Essi siedono in permanenza e le loro sentenze sono emanate in nome del popolo italiano ed eseguite immediatamente. I membri del governo fascista e i gerarchi colpevoli di aver condotto alla soppressione delle garanzie costituzionali, di aver distrutto le libertà popolarti, creato il regime fascista, compromesso e tradito le sorti del paese e di averlo condotto all’attuale catastrofe, sono puniti con la pena di morte e nei casi meno gravi con l’ergastolo».

 

22-4-17