Mercoledì 28 Giugno 2017
Dall’uccisione di Peppino Impastato, 100 e più passi sulla strada della lotta alle mafie PDF Stampa E-mail
Scritto da Valentina Valentini   
Martedì 09 Maggio 2017 11:19

In questi giorni, mentre si ricorda l’omicidio di stampo mafioso di Giuseppe Impastato verrà aperto al pubblico il casolare dove venne ucciso nella notte fra l’8 e il 9 maggio 1978.

Oggi ci sarà un presidio presso il casolare nelle campagne di Cinisi, nel pomeriggio si terrà una marcia da Radio aut fino alla Casa memoria Impastato, Libera ricorderà Impastato a Cecina nell’iniziativa “La mafia uccide, il silenzio pure!”. Molte le iniziative in Sicilia e in tutta Italia per non dimenticare, a 39 anni da quell’assassinio, dapprima fatto passare per suicidio, poi riconosciuto di stampo mafioso, che però in quel maggio del ’78 passò in secondo piano rispetto al ritrovamento del cadavere di Aldo Moro.

 

Eppure Peppino Impastato è stato, ed ancora è, uno dei simboli della lotta alla mafia, simbolo del coraggio di chi si allontana da una parte della sua stessa famiglia collusa con la criminalità, chi decide che nella militanza politica e nella parola, nella comunicazione, ci sia la forza per cambiare le cose. Il coraggio di chi denunciava la mafia grazie alla libertà e alla creatività che in quegli anni stavano caratterizzando le radio indipendenti, di chi si schierava al fianco dei lavoratori e dei contadini, di chi non scappava ma si candidò alle elezioni comunali per difendere la sua Cinisi, di chi non taceva neanche di fronte alle minacce del boss Badalamenti (condannato nel 2002 come mandante dell’omicidio), il boss che viveva a Cinisi, a soli 100 passi dalla casa di Impastato. Ma a dividerli c’era molto di più, c’era la forza morale di Peppino, la sua scelta di vita, la speranza nella giustizia e in una Sicilia diversa, il coraggio infuso in tutte quelle persone, tantissimi i giovani, che a un anno dalla sua morte sfilarono in più di 2mila per la prima manifestazione nazionale contro la mafia.

 

Da allora i passi fatti sono stati 1, 2, 3, 4, 5, 10, 100 e di più. La mafia continua ad esistere, continua ad esercitare il suo potere, magari con modi diversi, e continua ad uccidere, ma sono sempre di più quelli che non accettano, che non rimangono in silenzio, che chiedono giustizia, che esercitano la cultura delle legalità, del lavoro pulito, di un diverso modello sociale e di sviluppo.

 

V.V.

 

09/05/2017