Lunedì 16 Ottobre 2017
Fs. “Censire” i viaggiatori Rom alla fermata Salone. Il sindacato Fast Ferrovie scrive al ministro Carfagna PDF Stampa E-mail
Scritto da Alessandra Valentini   
Giovedì 06 Maggio 2010 11:15

Trenitalia chiede di “contare” i Rom che salgono e scendono alla fermata di Salone. Si tratta di un modulo con l’intestazione Trenitalia Gruppo Ferrovie dello Stato, Divisione Passeggeri Regionale Divisione Regionale Lazio, il modulo è stato consegnato, o fatto circolare, tra i capitreno e a loro è indirizzato (scaricabile dl sito www.fastferrovie.it) e ha ad oggetto “Rilevazione Frequentazione Fermata di Salone”, linea Roma Tiburtina - Avezzano...

La singolare richiesta volta al personale di bordo è contare i viaggiatori saliti e scesi alla suddetta fermata con un particolare asterisco che recita così: “Nella sezione destra della casella indicare eventuali viaggiatori di etnia ROM”, e poi non segue altra spiegazione.
La Segreteria Nazionale del sindacato Fast Ferrovie, oltre a diffondere tale discutibile modulo, ha inviato una lettera al Ministro per le Pari Opportunità Mara Carfagna, al Direttore Centrale Risorse Umane Gruppo FS SpA Domenico Braccialarghe e all’Ing Vincenzo Soprano di Trenitalia. Si tratta di una iniziativa discriminatoria, dal sapore razzista e dagli obiettivi poco chiari, se non quelli di un “censimento” a vista dei Rom che salgono su quei treni. A che scopo? E poi come e perché un capotreno dovrebbe svolgere simile conta? “Per come è impostata la prescrizione – si legge nella lettera inviata da Fast Ferrovie -  risulta difficile non riscontrarci un evidente intento discriminatorio. Ci pare, infatti, che la richiesta ai capitreno di indicare i viaggiatori di “etnia Rom” meramente in quanto tali e senza alcun’altra motivazione, quale ad esempio la mancanza del titolo di viaggio, non può avere altra lettura. La prescrizione si presta inoltre a tragicomiche interpretazioni da parte del personale. Ci spieghiamo. Il viaggiatore di “etnia Rom” va segnalato anche se è regolarmente in possesso del biglietto? E se un altro viaggiatore, non di “etnia Rom”, fosse privo del titolo di viaggio, va segnalato? E ancora, come fa il personale a stabilire che il cliente in questione sia inequivocabilmente di “etnia Rom”? Verranno fatti degli appositi corsi nei quali si indicheranno le caratteristiche, anche somatiche, delle persone di “etnia Rom”, secondo canoni di Lombrosiana memoria. Noi crediamo che tutto ciò non possa essere tollerato. Per questo siamo a chiederLe un intervento che riporti la questione nel suo alveo naturale. Che stabilisca una volta per tutte che nessuno può catalogare, classificare le persone per la semplice appartenenza a un gruppo, a una famiglia, a un’area geografica. Iniziative sterili come questa non portano alcun giovamento alle condizioni di lavoro del personale di bordo di Trenitalia; non è con l’accumulo di inutili e discriminatori dati statistici che si dimostra attenzione verso le problematiche di chi lavora quotidianamente sui treni della maggiore impresa di trasporto nazionale, ma colpendo comportamenti individuali che prescindono da qualsiasi valutazione di genere”.
Vista la gravità del fatto ci possiamo solo augurare che le Ferrovie ritirino dalla circolazione questo modulo, resta comunque l’amarezza che in una grande azienda pubblica possano venire solo pensate iniziative dal senso unicamente discriminatorio. Infatti, altro sarebbe stato richiedere un “censimento” di chi ha o no un regolare biglietto, di qualsiasi nazionalità o etnia egli sia; ma chiedere ad occhio di contare i Rom è un qualcosa che dovrebbe far sentire indignata ogni persona, ogni lavoratore delle Ferrovie, ogni viaggiatore.


A.V.


6-5-10