Lunedì 11 Dicembre 2017
Il 20 giugno Giornata mondiale del rifugiato, milioni di persone in fuga dalla violenza. I dati di Intersos PDF Stampa E-mail
Scritto da DirittiDistorti   
Domenica 20 Giugno 2010 08:15

Il 20 giugno si celebra la Giornata Mondiale del Rifugiato, istituita nel 2000 dalle Nazioni Unite.

In questi anni il numero delle persone che fuggono dalle proprie case per sottrarsi a guerre, persecuzioni e catastrofi ambientali è aumentato e non accenna a diminuire. INTERSOS è accanto a loro, durante la fuga, nei campi di accoglienza, nel ritorno a casa appena le condizioni lo permettono. “Circa 200 mila i rifugiati e gli sfollati interni che stiamo assistendo nel Ciad, altrettanti gli sfollati in Darfur. Stiamo accogliendo i congolesi che fuggono dalle violenze delle milizie LRA cercando rifugio nel Sud Sudan, dove in altre regioni collaboriamo alla ricostruzione insieme alle popolazioni ritornate a casa dopo anni di rifugio oltre frontiera” afferma Marcelo Garcia, coordinatore di INTERSOS per l’Africa “e dal 1992 siamo in Somalia dove da 20 anni continua una guerra civile che ha prodotto una prolungata crisi umanitaria definita da Ban Ki-mun la peggiore sul pianeta”. In Somalia si stima ci siano 1 milione e 550 mila sfollati interni, mentre oltre 580 mila somali hanno cercato rifugio nei paesi confinanti e un altro milione nei paesi occidentali e mediorientali. Il vicino Yemen ne ha accolti alcune centinaia di migliaia e INTERSOS sta intervenendo a fianco dei più bisognosi e vulnerabili, sia a Sana’a che lungo la costa, dove sono giunti con i barconi attraversando il golfo di Aden. Quasi la metà della popolazione somala vive al di sotto della soglia di povertà estrema e un bambino su sette muore prima dei cinque anni. La crisi attuale è aggravata da condizioni di grave siccità e insicurezza alimentare, condizioni purtroppo diffuse in tutta la difficile area del Corno d’Africa.
La Somalia è uno dei paesi prioritari per INTERSOS che dal 1992 interviene nell’assistenza ai profughi, negli ospedali e centri di salute, nella fornitura di acqua potabile, nell’educazione e addestramento professionale, nella distribuzione di bene di prima necessita nelle regioni centro meridionali ed ora in particolare a Jowhar e nel corridoio di Afgoye dove sono giunti circa cinquecentomila sfollati dalla capitale Mogadiscio.
“In Italia, in questa giornata dobbiamo dare particolare attenzione alla crisi somala, non possiamo pensare di far finta di niente” dichiara Anna Minuto, capo missione di INTERSOS in Somalia. “Vi sono somali che hanno trovato un rifugio nel nostro paese e tra tante difficoltà riescono a rifarsi una vita; molte storie della tragedia somala sono intorno a noi e l’Italia ha un indubbio legame storico con questa terra. Molte persone qui ancora parlano italiano e guardano a noi come un amico che li sta tradendo”.
Il compito più difficile è quello di restituire speranza ad una popolazione che non trova vie d’uscita dalla povertà, dal pericolo incombente e dalla violenza. La conseguenza più grave è il numero crescente di ragazzi e bambini arruolati nelle fila delle milizie locali, utilizzati per il presidio del territorio. A Jowhar, anche per recuperare gli ex bambini soldato dando un’alternativa e una speranza di lavoro INTERSOS ha avviato una scuola professionale, con il sostegno dell’ente bilaterale ‘Ebitemp’, che forma i giovani attraverso corsi di computer, carpenteria edile, meccanica e elettrotecnica insieme a corsi di sartoria. Opportunità per molti ragazzi e ragazze, verso una vita migliore e di speranza, per non doversene andare dal proprio paese.

Intersos


20-6-10