Lunedì 16 Ottobre 2017
A Viareggio un anno dopo per chiedere verità e giustizia PDF Stampa E-mail
Scritto da DirittiDistorti   
Sabato 26 Giugno 2010 10:32

Di Dante De Angelis - Si avvicina la  data dell’anniversario della strage ferroviaria di Viareggio e della manifestazione in programma per martedì 29 giugno, tanti ferrovieri come me saranno a Viareggio quel giorno per commemorare i morti, essere vicini ai familiari e segnare la nostra distanza da questa dirigenza Fs...

Ma oggi è anche necessario fare il punto sulla situazione, non soltanto perché tornerà, in queste ore, l’attenzione dell’opinione pubblica su questa immane tragedia ma per il rispetto che dobbiamo alle vittime, ai loro familiari, ai cittadini di Viareggio e anche a tutti coloro che utilizzano quotidianamente il treno. Le informazioni di questi giorni sullo stato delle indagini ci dicono che, dopo un anno, vi sarebbero, oltre ai tre cittadini tedeschi di cui si conoscono i nomi, numerosi altri indagati italiani, tra cui presumibilmente anche funzionari e dirigenti delle ferrovie italiane e delle altre ditte coinvolte. Una notizia che, a Viareggio, era attesa con ansia, nonostante la consapevolezza che gli avvisi di garanzia siano solo il primo piccolissimo passo di quel lungo, estenuante e doloroso percorso processuale che dovrebbe accertare cause e responsabilità. L’avvicinarsi del 29 giugno ha anche accelerato l’approvazione all’unanimità, di una legge speciale, sul modello di quella per il disastro di Linate, per il sostegno economico ai familiari delle vittime. Ma tutto questo non è sufficiente ancora a dare verità e giustizia per quella tragedia.
In questo anno trascorso, in materia di sicurezza ferroviaria sono accaduti diversi fatti significativi e non tutti positivi. Dopo la strage è “cresciuto” il ruolo dell’Agenzia Nazionale per la Sicurezza Ferroviaria (ANSF) trovatasi costretta dall’enormità dei fatti ad affermarsi come soggetto istituzionale ed esercitare compiutamente le sue prerogative di autonomia. Il processo di separazione dalle FS resta però ancora incompiuto, tanto che i dipendenti ANSF sono tutt’ora a ruolo paga di RFI. Fortemente negativo è invece il bilancio sul piano tecnico e normativo, poiché la burocrazia europea, interprete dei desideri delle grandi imprese, non vuole introdurre misure più restrittive sulla circolazione dei carri adibiti al trasporto di merci pericolose. La liberalizzazione del trasporto ferroviario, lo smantellamento del servizio merci FS e la frammentazione delle aziende, sono ulteriori fattori di rischio crescente che andrebbero messi sotto un severo controllo istituzionale. C’è oggi un ginepraio di proprietari, detentori e utilizzatori dei carri, contratti, leasing, sub-appalti, affidamenti, ecc. che rendono i controlli difficilissimi, una realtà in cui non si capisce più chi è responsabile di cosa. Prova ne è il tempo impiegato dagli inquirenti solo per individuare i soggetti da indagare sui fatti di Viareggio. Dopo un anno nessun dispositivo tecnico è stato imposto ai treni di merci pericolose. I comitati di Viareggio con il contributo dei ferrovieri, e col buon senso, avevano proposto, tra l’altro, l’introduzione di dispositivi di monitoraggio continuo degli assi, delle ruote, dei freni, così come avviene sui treni Eurostar e controlli più severi in base ai km effettivamente percorsi dai carri, ma nessun obbligo è stato introdotto in tal senso.
Martedì in tanti saremo a Viareggio e continueremo a dare il nostro contributo di cittadini e lavoratori a quell’eccezionale ed infaticabile laboratorio sociale rappresentato dai comitati sorti dopo la strage: “Assemblea 29 giugno”, “Il mondo che vorrei”, “Via Ponchielli”, “Avif” e “Le tartarughe lente”. Un soggetto che tenacemente e con la partecipazione democratica dei familiari delle vittime, dei danneggiati, di lavoratori, di semplici cittadini e ferrovieri, vigila, propone e lotta da un anno, per ottenere più sicurezza, verità e giustizia.

Dante De Angelis, Macchinista ferroviere e Rappresentante dei Lavoratori per la Sicurezza

26-6-10