Domenica 25 Giugno 2017
"L'isola dei cassintegrati", il libro di Tino Tellini PDF Stampa E-mail
Scritto da Alessandra Valentini   
Martedì 31 Agosto 2010 16:28

Di Alessandra Valentini - L’”isola” per me, dal 24 febbraio, è l’Asinara, l’isola dei cassintegrati, l’isola che c’è, l’isola ribelle, l’isola dell’orgoglio e dei diritti, quelli negati e quelli da chiedere con forza e determinazione, con la forza e la determinazione mostrata dai lavoratori della Vinyls, ed inizialmente da quel gruppo che la mattina del 26 febbraio 2010 si imbarcò sulla Sara D. Direzione l’Asinara, Cava d’Oliva, “là in alto – scrive Tino Tellini nel suo libro – dominava una costruzione bianco lucente che assomigliava ai fortini messicani dei film western: era la diramazione del carcere. Divenne il nostro hotel”...

Oggi l’isola, questa grande e folle avventura, è anche un libro, L’isola dei cassintegrati, scritto da Tino Tellini, uno dei protagonisti. Tellini descrive in modo diretto e assolutamente affascinante la nascita ed il percorso di questa grande lotta operaia, con tutta la forza dirompente del suo carattere inedito, da un lato, e antico, dall’altro. Antico il senso di solidarietà tra i lavoratori, la necessità di difendere il posto di lavoro, antica la lotta contro i padroni. Inedite le forme della lotta, “come ha detto qualcuno: la prima lotta mediatico-operaia nella storia del movimento operaio”.
La crisi dello stabilimento Vinyls di Porto Torres, dove si produce il Pvc, la plastica, inizia nel 2003; nel 2009 arriva la cassa integrazione straordinaria per 101 lavoratori su 132 e con essa l'occupazione di una palazzina amministrativa dello stabilimento, poi il blocco dei carburanti, poi tutti sulla torre. I media si accorgono dei lavoratori della Vinyls, la politica ancora no. Ma bisognava fare di più: così spuntarono 46 croci bianche sul prato dei giardini di Porto Torres; infine l'idea: “decidemmo di partire per l'Asinara”, sì, racconta Tellini, “loro hanno l'isola dei famosi e noi abbiamo l'isola dei cassintegrati”. In un posto fuori dal mondo, dalle celle fredde e umide, la speranza era che “il nostro messaggio venisse finalmente raccolto dall'opinione pubblica nazionale”. I lavoratori hanno chiaro quale deve essere il primo obiettivo da raggiungere – difendere il lavoro, ovviamente – ma per farlo bisognava comunicare, comunicare, comunicare, far conoscere le ragioni della lotta, creare coinvolgimento e simpatia nell'opinione pubblica. Così arriva il Tg3, il diario sulla “Nuova Sardegna”, gli articoli sulla stampa nazionale, Tetris, la puntata di Anno zero nella quale l’isola dei cassintegrati batte l’isola dei famosi, e poi la grande avventura di Facebook. Ventimila contatti in pochissimi giorni; quarantamila, il telefono di Pietro Marongiu, il presidente del Consiglio dei Ministri dell'Isola, squillava di continuo. “Forse – scrive Tellini, ministro degli Esteri – questa nostra strana lotta operaia del nuovo millennio stava decollando. Il sindacato locale adesso ci stava seguendo con meno diffidenza”. Ma c'era e c'è per la Vinyls, come in tante e troppe lotte operaie del nostro Paese, qualcosa che ancora mancava e manca. Tino la individua con la tristezza e la consapevolezza di chi la politica vera e sana l'ha fatta e ci ha creduto. “La cosa più triste e incredibile era che, fino a questo punto, era ancora totalmente nullo il rapporto con le forze politiche, soprattutto di sinistra”. “I miei compagni, a questa cosa, non ci pensavano affatto. Io invece ci pensavo, e molto”.
Ma se il mondo politico ancora non capiva, la gente sì, aveva capito, come aveva capito il mondo dell’informazione,  e il popolo dell'isola aveva ottenuto almeno il risultato della visibilità, di essere conosciuto e amato dall'opinione pubblica, di diventare un modello per altre lotte e per altri lavoratori, le cui sorti rimangono nel regno dell'invisibile. Con Tino, con gli occhi azzurri di Andrea Spanu dietro le grate, con Pietro Marongiu, con Gianmario Sanna e con tutti i pirati dell'isola, abbiamo tutti un motivo in più per non piegare la testa e lottare, perché “chi lotta può perdere, chi non lotta ha già perso”.
E per capire questa lotta non può mancare la lettura del libro di Tino Tellini con la prefazione di Luca Telese. Un libro pieno di passione, di speranza, di rabbia e di allegria; un libro che ci insegna a lottare, un’avventura che ci può rendere migliori.

31-8-2010