Lunedì 16 Ottobre 2017
Strage Viareggio. 38 indagati, tra cui Mauro Moretti PDF Stampa E-mail
Scritto da Alessandra Valentini   
Giovedì 16 Dicembre 2010 12:11

Per la strage ferroviaria di Viareggio che il 29 giugno 2009 costò la vita a 32 persone, ora la Procura di Lucca ha iscritto 38 persone nel registro degli indagati, tra loro figura anche Mauro Moretti, amministratore delegato delle Fs...

Le ipotesi di reato sono incendio e disastro ferroviario colposo, omicidio e lesioni colpose plurime; per una parte degli indagati vengono ipotizzate  una serie di violazioni al Testo unico in materia di tutela della sicurezza e della salute sui luoghi di lavoro (Decreto legislativo 81 del 2008), in particolare per la mancata valutazione dei rischi connessi al trasporto di una sostanza pericolosa come il Gpl. Dopo mesi e mesi di indagini, mobilitazioni da parte dei familiari delle vittime, che in più di una occasione si sono rivolti anche al Presidente Napolitano, oggi si registra un altro passo verso la verità. Fra gli indagati compaiono tutti i vertici delle Ferrovie dello Stato, dall’amministratore del gruppo Mauro Moretti (fino al 2006 amministratore di Rfi), al suo successore alla guida di Rfi Michele Mario Elia, all’amministratore delegato di Trenitalia Vincenzo Soprano, all’amministratore delegato di Fs Logistica Gilberto Galloni, a Mario Castaldo, direttore della Divisione Cargo. Ci sono poi responsabili e tecnici della Gatx, la multinazionale proprietaria delle ferrocisterne coinvolte nel deragliamento, e della officina Jugenthal di Hannover dove era stato revisionato il carrello che si spezzò a Viareggio,  il responsabile e i tecnici delle officine Cima di Bozzolo (Mantova), dove tre mesi prima del disastro il carrello inviato dalla Jugenthal era stato montato sulla ferrocisterna. Complessivamente le società chiamate in causa sono la Gatx Rail Austria, la Gatx Rail Germania, la Officina Jugenthal (che è della Gatx), il Gruppo Ferrovie dello Stato, Rfi (Rete ferroviaria Italiana), Trenitalia, Fs Logistica, e la Cima Riparazioni.
Indagati importanti, che ora dovranno fare chiarezza e non ripresentare il solito scaricabarile di responsabilità, come hanno fatto dall’indomani della tragedia. Almeno dall’elenco degli indagati emerge la filiera delle possibili responsabilità di una strage che poteva essere evitata.

Oggi assume nuova forza anche la richiesta di incontro avanzata dalla Associazione “Il Mondo che vorrei” al Presidente della Repubblica per chiedere chiarimenti sulla decisione di insignire Mauro Moretti del titolo di Cavaliere del Lavoro. «Chiedo - ha spiegato Daniela Rombi, presidente dell'Associazione e mamma di Emanuela, vittima della strage - che sia revocato a Moretti il cavalierato che gli era stato tributato dal capo dello Stato. Mi sentivo dentro che qualcosa, prima di Natale, sarebbe accaduto. Ora, però, bisogna andare avanti con le indagini dedicandovi il massimo impegno, perchè la tragedia che abbiamo subito è grossa». Giuliano Bandoni, del gruppo dei motociclisti le "Tartarughe Lente" del quale facevano parte due delle vittime, è meravigliato dell'entità del numero degli indagati. «Non mi aspettavo che fossero così numerosi - ha commentato - adesso mi auguro che non ci si fermi qui ma si vada avanti». Anche Riccardo Antonini, dell'Associazione 29 giugno, ha espresso soddisfazione per i provvedimenti presi dalla Procura, ma anche lui ha osservato che «questo deve essere solo l'inizio perchè la strada prima di arrivare in fondo è lunga. Ci aspettiamo serenamente a questo punto che il lungo lavoro da parte degli inquirenti vada avanti e che porti i frutti che tutti noi auspichiamo: e cioè che paghino i colpevoli di questa strage che è costata la vita a 32 innocenti».

Per la rivista dei ferrovieri "ancora In Marcia!", da sempre al fianco dei familiari delle vittime di Viareggio, «dopo la strage del 2009, per i treni di merci pericolose sono state adottate alcune misure di sicurezza più severe che, se pur ancora insufficienti, sono aspramente contrastate dalle imprese ferroviarie. Riteniamo sia doveroso, da parte di tutti, respingere queste pressioni lobbystiche in atto, sia in Italia che in Europa da parte dei gruppi industriali del settore, contro il miglioramento delle norme di sicurezza. La giustizia - proseguono i macchinisti di  "ancora In Marcia!" - ha iniziato il suo corso con molta lentezza e il processo si preannuncia lungo e complesso; auspichiamo un'accelerazione del procedimento che, pur con tutte le garanzie previste dall'ordinamento, eviti i ritardi che potrebbero portare alla prescrizione dei reati». Inoltre è necessario «sollecitare e sostenere l'agenzia nazionale per la sicurezza ferroviaria (ansf) verso una totale indipendenza e per una normativa che garantisca la massima sicurezza».


Alessandra Valentini

16-12-10