Sabato 21 Ottobre 2017
Il teatro dell’assurdo: il tasso di disoccupazione passa dall’8,4 all’8,7% ma per Sacconi va tutto bene PDF Stampa E-mail
Scritto da DirittiDistorti   
Mercoledì 22 Dicembre 2010 10:14

Di Stefano Giusti * - "La rilevazione trimestrale sulle forze di lavoro dell'Istat ci consegna la prima diminuzione del dato di disoccupazione dopo sette trimestri, a un livello distante quasi due punti dalla disoccupazione media europea. L'Italia continua a mantenere contenuto l'impatto della crisi grazie all'uso massiccio di cassa integrazione, anche in deroga, e di contratti di solidarietà”. (Dichiarazione rilasciata dal Ministro Sacconi all’Adnkronos). ...

Non se ne può davvero più. Sembra di stare in un film di Totò, dove almeno i nonsense fanno ridere ma purtroppo la realtà è assai più vicina a quella del Titanic, dove si continuava a ballare mentre la nave affondava. L’Istat nella sua periodica rilevazione sulla forza lavoro (questa si riferisce al terzo trimestre 2010) disegna scenari da tregenda, ma l’ineffabile Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali, Maurizio Sacconi, ne trae dati ottimistici e toni trionfali.
Secondo i dati rilevati il tasso di disoccupazione ad ottobre è cresciuto all’8,7% dall’8,4% di settembre. Si tratta del valore più alto dal gennaio 2004, segno inequivocabile di una crisi del lavoro drammatica.
Sempre secondo i dati pubblicati, un giovane su quattro è senza lavoro e il tasso di disoccupazione giovanile (15-24 anni) nel terzo trimestre del 2010 raggiunge il 24,7%. L’Istat spiega che il tasso di disoccupazione giovanile mostra ancora una crescita a livello tendenziale, quindi nulla di positivo è previsto in un futuro prossimo. Altro settore negativo è quello dell’occupazione femminile, dove nel Sud il dato della disoccupazione tocca un massimo del 36%.
Anche sul fronte degli inattivi non cambia la situazione: nel terzo trimestre 2010 il numero di inattivi in età compresa tra i 15 e i 64 anni cresce su tutto il territorio nazionale, rispetto allo stesso periodo del 2009. Nel Nord (+2,2% pari a 120.000 unità) l’incremento è addirittura più sostenuto rispetto al recente passato e interessa sia uomini che donne. Nel Centro gli inattivi crescono del 1,3% soprattutto tra gli uomini. Nel Mezzogiorno, il numero di inattivi registra un’ulteriore espansione, crescendo del 2,2 %. L’aumento è dovuto in buona parte al riproporsi di fenomeni di scoraggiamento, ovvero di rinuncia alla ricerca di un impiego per la manifesta impossibilità di trovarlo senza adeguata “protezione”,  come ben sa chi si è trovato almeno una volta nella vita a fronteggiare questa situazione.
Le dichiarazioni del Ministro lasciano veramente sconcertati. Forse in termini assoluti sarà anche vero che i tassi di disoccupazione in Italia sono leggermente più bassi che altrove. Senza stare a ripetere tesi già esposte in altri articoli, basterebbe una onesta comparazione per capire come sia le possibilità di ricollocazione che l’estensione degli ammortizzatori sociali a un’ampia categoria di disoccupati, renda la situazione europea non paragonabile nemmeno lontanamente a quella italiana. Mettiamoci inoltre che nessuna politica di reale intervento sul lavoro è stata fatta da questo governo, se non quella di assecondare le sempre più pressanti richieste di flessibilità avanzate da Confindustria e Marchionne.
Se non bastasse questo scenario il recente Bollettino di Bankitalia sulla ricchezza delle famiglie rende chiaro quale sia un altro dei problemi che affliggono la struttura sociale di questo paese. Bankitalia segnala infatti come in Italia la ricchezza non sia distribuita omogeneamente ma caratterizzata da un elevato grado di concentrazione dove la gran parte delle famiglie detengono livelli modesti o nulli di ricchezza, mentre poche famiglie dispongono di una ricchezza elevata. Sempre dal bollettino di Bankitalia risulta che tra il 2007 e il 2008 la ricchezza delle famiglie è calata del 3,5%  tornando ai valori di inizio decennio. Di fronte a questi dati sono ancora più amare le tesi dell’Amministratore Delegato della Fiat quando ipotizza scenari salariali sempre più contratti per poter “affrontare la concorrenza dei paesi in via di sviluppo”.
Se non si comincerà a pensare a una politica di ridistribuzione del reddito, a una  seria lotta all’evasione fiscale e a una reale politica occupazionale, i rapporti dell’Istat continueranno ad assomigliare sempre più a bollettini di guerra, dove a perdere saranno sempre e solo i lavoratori e i giovani.

 

*Stefano Giusti, Sociologo,  Operatore di Placement e Orientamento per l’Università  Roma Tre. Consigliere Nazionale dell’Ass.ne Atdal Over 40, che si occupa della disoccupazione in età matura.

 


22-12-10