Mercoledì 15 Agosto 2018
Fiat Industrial in Borsa tra l’onnipotenza dei padroni e lo sciopero della Fiom del 28 gennaio PDF Stampa E-mail
Scritto da Alessandra Valentini   
Lunedì 03 Gennaio 2011 11:21

Di Alessandra Valentini - Questa mattina la prima quotazione in Borsa di Fiat Industrial con Sergio Marchionne in Piazza Affari, così doppia quotazione con Fiat e Fiat Industrial, dopo la scissione in due società e mentre su tutta la vicenda Fiat incombe lo spettro dell’accordo che ha visto l’esclusione della Fiom-Cgil ed un colpo quasi mortale alle relazioni sindacali, almeno così come le abbiamo conosciute negli ultimi trent’anni...

Ma Marchionne va per la sua strada ed in ogni sede utile, anche questa mattina, ripete la sua minaccia sul referendum sull’accordo: «vince il no con il 51% la Fiat non farà l'investimento». Se non è un ricatto questo! Ma che senso ha fare un referendum con tale premessa padronale? Non si può spacciare per democrazia un referendum così fatto. Questo per quanto riguarda la materia del referendum, quanto poi al Piano Industriale, elemento base di ogni ristrutturazione aziendale ma anche di ogni trattativa con i sindacati, ad ogni livello, Marchionne arriva addirittura a dire: «chiedere a Fiat di svelare i dettagli del piano  lo trovo ridicolo. Vogliono vedere il resto degli investimenti? Ma che scherziamo?». Infatti, sembrerebbe uno scherzo, ma è la realtà. A questo punto i sindacati che hanno firmato l’accordo - oltre alle nefandezze in esso contenute - hanno sottoscritto anche una sorta di assegno in bianco perché non sanno cosa ci sarà dopo quell’accordo in termini di investimenti futuri e piani di sviluppo e produzione. Di certo c’è l’onnipotenza di Marchionne, oggi, e di altri domani; l’arroganza di chi pensa di portare i soldi e con quei soldi può fare tutti schiavi. Alle dichiarazione dell’a.d. del Lingotto replica Mirco Rota, segretario lombardo della Fiom, che invita alla partecipazione allo sciopero del 28 gennaio: «Se il modello Marchionne dovesse venire esportato da Mirafiori al resto d'Italia, come sembrano augurarsi in molti, anche loro un giorno rischieranno di non potere più eleggere i proprio rappresentanti all'interno delle aziende, anche loro vedranno il diritto allo sciopero praticamente cancellato insieme ai diritti più importanti che in questi anni hanno permesso ai lavoratori di stare nei luoghi di lavoro con dignità. Come sindacato, infatti, non possiamo sottoscrivere (neanche con una firma tecnica) un accordo che cancella 45 anni di conquiste dei lavoratori. Non siamo soli, in questa scelta. Al nostro fianco ci sono studenti, precari del lavoro e immigrati che saranno in piazza con noi il 28 gennaio, giornata dello sciopero generale».


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