Lunedì 23 Luglio 2018
Algeria. Il grido dei giovani, pane e lavoro PDF Stampa E-mail
Scritto da Alessandra Valentini   
Sabato 08 Gennaio 2011 16:48

«In Algeria c'è chi muore di fame e chi muore di indigestione», con queste parole di Ali Yahia Abdenour, storico militante e oggi presidente onorario della Lega Algerina per i diritti umani (Laddh), può essere riassunta la situazione di quanto sta succedendo in Algeria, dove da mercoledì è esplosa la protesta contro l’aumento dei prezzi e la povertà che attanaglia gran parte della popolazione...

«Il popolo algerino è infelice, soffocato da una dittatura che impedisce ai cittadini di vivere liberamente», ha dichiarato all'Ansa, Ali Yahia, «la situazione è esplosiva». «Vogliono ridurre tutto all'aumento dei prezzi ma i problemi sono gravi e profondamente radicati nella società». Disoccupazione, corruzione, carenza di alloggi, questi i problemi di Algeria e Tunisia. Intanto, fino ad oggi, il bilancio della protesta è di due dimostranti morti e centinaia di feriti. Secondo il sito web del quotidiano al-Watan, le vittime dei disordini sarebbero tre: un manifestante morto in seguito alle ferite riportate negli scontri con le forze di sicurezza ad Ain El Hedjal, nella provincia di M'sila, circa 300 chilometri a sudest di Algeri; sempre a Msila avrebbe perso la vita un ragazzo di 18 anni, Azzedine Lebza e un uomo di 32 anni, Akriche Abdelfattah, è morto infine durante una manifestazione che si è tenuta ieri a Bou Smail, 50 chilometri ad ovest di Algeri. La situazione appare tutt’altro che semplice e la polizia continua a rispondere con il fuoco alla folla nelle piazze.
L'Osservatore romano ha dedicato ampia attenzione alle proteste in Algeria e Tunisia, con un’analisi puntuale di quanto sta accadendo. «I giovani algerini in rivolta chiedono pane e lavoro» titola il quotidiano della Santa Sede, che poi spiega anche come si vada estendendo la protesta nata in Tunisia. «La protesta per il pane in Algeria - afferma il quotidiano vaticano - è sfociata in vera e propria guerriglia, che ha già provocato morti. Migliaia di giovani hanno ingaggiato scontri con la polizia ad Algeri e in altre città, da Annaba e Tizi Ouzou, da Orano alla regione berbera della Cabilia, fino alla regione sahariana, a Ouargla e Ghardaia, e a Tebessa, vicino al confine con la Tunisia». «A far scoppiare la protesta - afferma il quotidiano vaticano - è stata la mancanza di lavoro e di prospettive per i giovani, che rappresentano il 70 per cento della popolazione, ma anche gli ultimi rincari di alcuni alimenti, come zucchero, olio e farina, alla base della dieta delle classi più disagiate».
Forte la condanna dell’Europa da parte dello scrittore di origine marocchina Tahar Ben Jelloun, secondo il quale Roma e Parigi lasciano fare e «continuano a non criticare un capo dello stato come il presidente tunisino Ben Ali, non lo mettono in questione per due motivi: perchè ha messo a tacere gli integralisti - e poco importa se con metodi non certo onorevoli, torturandoli o facendoli scomparire. E poi perchè ha portato avanti un'economia che fa gola. Di fronte al silenzio, a questa ormai consueta e tradizionale compiacenza, Ben Ali sa che può permettersi di tutto. Per esempio di imbavagliare la stampa non solo locale arrestando perfino gli internauti, ma anche quella straniera, cosicché l'opinione pubblica soprattutto in Italia ignora o quasi la realtà del paese».

 


8-1-11