Mercoledì 13 Dicembre 2017
Tunisi-Roma. Quei giovani a “futuro zero” chiamati terroristi PDF Stampa E-mail
Scritto da DirittiDistorti   
Martedì 11 Gennaio 2011 16:37

Di Antonella De Biasi - Qualche giorno fa un ragazzo di 26 anni, laureato e senza lavoro, si è tolto la vita in Tunisia. Si è dato fuoco per protesta, costretto a fare l'ambulante si è visto sequestrare la merce perché privo di licenza...

Dal gesto disperato di quel giovane sono partite a dicembre le proteste che stanno infiammando la Tunisia e la vicina Algeria.
Mesi fa anche in Italia un caso, analogo, di un giovane che si suicida perché perde il lavoro. E così i temi della mancanza di prospettive economiche e di una generazione definita “a futuro zero” non hanno più confini. Sono dentro e fuori la fortezza Europa.
A Kasserine, città a 300 km da Tunisi, sta protestando l'associazione degli avvocati. Gli ospedali sono in difficoltà perché i feriti hanno superato quota 60 per le rivolte degli ultimi giorni. A sedare la fame di giustizia sociale in Tunisia c'erano i poliziotti in assetto antisommossa. Adesso la polizia è stata ritirata, sostituita dall'esercito. Ma la tensione resta alta. Le scuole e le università sono state chiuse.
Si punta il dito sulla corruzione della famiglia di Zin el-Abidin Ben Ali, il 75enne presidente tunisino al potere dal 1987. I giornalisti dell'opposizione stanno organizzando per le prossime ore una manifestazione di protesta in segno di solidarietà con i disoccupati di Sidi Bouzid e delle altre città del paese nordafricano. Intanto la polizia in queste ore ha circondato il sindacato dei giornalisti di Tunisi per evitare che questi manifestino contro il governo.
La stampa ufficiale tace mentre le cronache degli scontri si susseguono attraverso la rete. Il computo ufficiale parla di 18 morti, ma secondo l'Ugtt, il principale sindacato nazionale, si arriverebbe a 50 soltanto nella zona di Kasserine.
“Quello algerino e tunisino sono governi che costituiscono un'importante presenza mediterranea anzitutto nella lotta al terrorismo” ha detto il ministro degli Esteri Frattini commentando la “rivolta del cous cous” cioè contro i rincari dei beni di prima necessità.
I giovani che hanno manifestato in queste ore sono stati definiti dal presidente tunisino Ben Ali “terroristi”. Vengono alla mente le recenti manifestazioni dei giovani italiani in difesa di una scuola pubblica accessibile anche a chi non ha i mezzi economici per sostenersi agli studi.
Secondo quanto riferisce la radio locale Kalimà la polizia ha eseguito dei blitz nelle case dei ragazzi sospettati di aver partecipato alle manifestazioni e ha utilizzato anche gas lacrimogeni. Forse gli stessi giovani tunisini delusi dalle promesse del governo Ben Ali e che guardano Nessma tv, la televisione satellitare tunisina acquisita per il 50% da Mediaset e da Quinta Communications, società di produzione di Tarak Ben Ammar, amico del presidente Berlusconi e socio anche del gruppo Fininvest.
Nell'agosto del 2009 il presidente Berlusconi si recò in visita a Tunisi e negli studi di Nessma tv promise, attraverso un'intervista-show, a tanti giovani migranti del Maghreb “casa, lavoro e istruzione” una volta arrivati in Italia. Banali coincidenze forse, ma quando le luci della pubblicità si spengono e si guarda con rabbia negli occhi il malessere di un'intera generazione occorre interrogarsi sulle cause e trovare soluzioni comuni. I ragazzi tunisini, algerini, italiani, greci... e i volti di cartapesta degli uomini di potere che dicono di rappresentarli.

 


11-1-11