Mercoledì 18 Ottobre 2017
Ancora all’attacco della Costituzione e dei diritti. Le riforme a senso unico PDF Stampa E-mail
Scritto da DirittiDistorti   
Giovedì 10 Febbraio 2011 14:27

Di Stefano Giusti - È partita "la nuova fase del lavoro di governo, tesa al rilancio per la crescita dell’economia". Lo ha detto il Primo Ministro al termine del Consiglio dei Ministri che, tra gli altri provvedimenti, ha dato il via libera alla riforma dell’articolo 41 della Costituzione.  Certo è che di rilancio ce ne sarebbe veramente bisogno considerando che le rilevazioni periodiche dell’Istat sullo stato della nostra economia somigliano sempre di più a bollettini di guerra dove il conto delle perdite aumenta ogni volta...

Secondo gli ultimi dati, il tasso di disoccupazione è salito all’8,5% , il dato peggiore dal gennaio 2004 con una punta di quasi il 30% che colpisce la fascia giovanile, una sorta di dramma nel dramma per una categoria  che oltre a subire il danno di vedersi negare un futuro, deve sentirsi dire dal ministro Meloni che è “una generazione inadatta all’umiltà” come se fosse dignitoso passare da un tirocinio all’altro senza retribuzione o lavorare in un call center per 500 euro al mese.
A fronte di questa situazione il governo, invece di varare manovre che colpiscano l’evasione fiscale e proteggano il lavoro, dispiega le sue forza per  completare l’attacco ai diritti, mettendo mano all'articolo 41 della Costituzione quello sulla responsabilità sociale dell’imprese. L’articolo per come è stato scritto dai legislatori recita: “L'iniziativa economica privata è libera. Non può svolgersi in contrasto con l'utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana”.
Secondo la nuova versione che verrà proposta dal governo, “sarà permesso tutto ciò che non è espressamente vietato dalla legge” (parole del premier) e le autorizzazioni preventive saranno sostituite da un solo controllo amministrativo a posteriori. Sicuramente i corifei governativi sostenuti da stampa e TV saranno pronti ad applaudire l’ennesima svolta liberale che, a loro dire, darà spinta all’impresa e alla produttività. Peccato che questo discorso sulla libertà d’impresa sia stato già sentito più volte, per esempio con la riforma dei contratti dei lavoro e che se ne abbiano purtroppo sotto gli occhi i risultati: la precarietà è diventata una regola per un’intera generazione che passa da una collaborazione all’altra senza nessuna possibilità di una stabilizzazione o di una dignità economica. Non è stato ancora ben definito in cosa si tradurrà questa riforma, che è stata annunciata ma non ancora specificata e che comunque dovrà passare tutto l’iter parlamentare, certo è che visti i precedenti (Collegato lavoro e altre leggi a danno di chi lavora) c’è sicuramente bisogno della massima vigilanza da parte di tutte le forze sociali di opposizione. La stretta effettuata sui diritti è stata molto forte in questi ultimi anni e la sottomissione del lavoro al profitto è stata quasi totale. Nel nostro paese la sicurezza sul lavoro è considerata “un lusso che non possiamo permetterci” (parole del Ministro Sacconi) e sentir dire che “tutto ciò che non è vietato sarà permesso” non suona come un buon segnale per il futuro. Al governo, se proprio vuole impegnarsi sul fronte del lavoro basterebbe riflettere su alcuni dati come quelli forniti dal rapporto 2010 Eurispes  sul livello salariale in Europa. Nel documento risulta che nell'area Ocse, a parità di potere d'acquisto, il nostro paese occupa il 23esimo posto sui trenta paesi, con un salario medio netto annuo che in Italia ammonta a 21.374 dollari, pari a poco più di 14.700 euro. Siamo ben di sotto a  paesi europei con retribuzioni nette annue che si aggirano in media intorno ai 25.000 dollari, tra i quali: Germania (29.570), Francia (26.010), Spagna (24.632), e superiamo come reddito medio solo Portogallo (19.150), Repubblica Ceca (14.540), Turchia (13.849), Polonia (13.010), Slovacchia (11.716) e  Ungheria (10.332).

Di fronte a questi numeri non sembra proprio che la libertà d’impresa sia la principale emergenza nel nostro paese ma che altre e ben più gravi siano le priorità su cui si aspettano risposte concrete.

 

10-2-11

 

Stefano Giusti, Sociologo,  Operatore di Placement e Orientamento per l’Università  Roma Tre. Consigliere Nazionale dell’Ass.ne Atdal Over 40, che si occupa della disoccupazione in età matura.