Mercoledì 18 Luglio 2018
Carceri. A Velletri il primo suicidio del 2011. Garante, colpa del sovraffollamento PDF Stampa E-mail
Scritto da Alessandra Valentini   
Martedì 15 Febbraio 2011 21:05

Il primo suicidio del 2011 in carcere è avvenuto ieri a Velletri, dove il sovraffollamento è stato denunciato da tempo dal Garante e dai sindacati. «Ha tagliato le lenzuola e, dopo averle annodate, ne ha fatto un cappio con cui si impiccato alle sbarre della sua cella del carcere di Velletri. Ha deciso di togliersi la vita così Gianluca Corsi, 37 anni, da oltre sette mesi detenuto in attesa di giudizio». ....

La notizia è stata resa nota dal Garante dei detenuti del Lazio Angiolo Marroni: «A quanto appreso dai collaboratori del Garante l'uomo - originario della provincia di Roma, che lascia anche una bambina piccola - era stato arrestato lo scorso luglio per ricettazione ed era in attesa di giudizio. Per sua espressa volontà aveva scelto di passare questo periodo di detenzione in una cella di isolamento, per evitare contatti con gli altri detenuti. Ieri mattina a trovarlo senza vita all'interno della sua cella sono stati gli agenti di polizia penitenziaria durante un normale controllo». Il carcere di Velletri, realizzato per ospitare 208 detenuti ne conteneva, alla fine di gennaio, quasi 166 in più. «Una situazione, questa, resa ancor più grave dal fatto un nuovo padiglione pronto ad ospitare oltre 200 detenuti, da tempo ultimato, è chiuso anche per le gravi carenze di organico fra gli agenti di polizia penitenziaria (70 in meno rispetto a quanto previsto). Una carenza che, di fatto, riduce anche la possibilità di osservare i comportamenti de detenuti ed eventualmente di prevenire gesti come questo». «Quello di ieri è un suicidio figlio del sovraffollamento e delle difficilissime condizioni di vita che si è costretti ad affrontare nelle carceri - ha detto il Garante dei detenuti del Lazio Angiolo Marroni - E gli annunciati tagli di risorse agli istituti penitenziari non faranno altro che aggravare la situazione, con conseguenze terribili per le attività di trattamento e, soprattutto, per quelle di assistenza e di tutela psichica per moltissime persone recluse. Tutti soggetti psichicamente deboli che, senza un adeguato sostegno, corrono il rischio concreto di commettere gesti estremi».

 

A. V.

 

15-2-11