Mercoledì 13 Dicembre 2017
Trema il gigante libico. Domani è il giorno della collera PDF Stampa E-mail
Scritto da DirittiDistorti   
Mercoledì 16 Febbraio 2011 10:36

Di Antonella De Biasi - Domani 17 febbraio sarà la “Giornata della collera libica”. Proclamata da attivisti attraverso la rete nella forma di un appello a cui hanno aderito numerose persone. Intanto nelle prime ore di questa mattina a Bengasi, città della Libia nord-orientale, ci sono stati scontri tra la polizia libica e un gruppo di manifestanti. Gli agenti hanno usato gas lacrimogeni e hanno caricato il corteo. ....

Secondo quanto riferisce la tv qatarense al-Jazeera la violenza si è scatenata a seguito di una manifestazione di protesta. La folla protestava per l'arresto di un attivista, noto avvocato poi subito rilasciato. Per ora il bilancio degli scontri è di 14 feriti, secondo il quotidiano Quryna.
Oggi il colonnello Gheddafi rilascerà 110 prigionieri attualmente in carcere nella prigione Abu Salim di Tripoli con l'accusa di appartenenza al “Gruppo combattente islamico libico”, probabilmente per sedare le rivolte e dare un segnale anche al di qua del Mediterraneo.
Organizzati dal regime si stanno svolgendo contro-manifestazioni a favore del Colonnello in tutto il Paese.
Roma guarda con attenzione a quello che accade nel Paese amico a causa di possibili immediati coinvolgimenti. Sulle coste italiane è già emergenza, come ha affermato poche ore fa il ministro Maroni. Ulteriore instabilità nel gigante libico desta preoccupazione, dopo il gioco del domino partito dal Maghreb nel  dicembre scorso che ha scalzato dal potere Ben Alì e Mubarak.
Solo due anni fa (il 30 agosto 2008) furono siglati gli accordi Italia-Libia per mantenere la calma nel Mediterraneo ed è di nuovo emergenza. Velocemente ratificato a larghissima maggioranza dal parlamento italiano, l'accordo firmato a Bengasi ha permesso all'Italia di rispedire in Libia i migranti intercettati in mare, violando le leggi internazionali che tutelano chi richiede asilo politico. Secondo Amnesty International questo trattato non dedica spazio alla tutela concreta dei diritti umani.
Come scrive Carlo Bonini su Repubblica, Tripoli avrebbe lasciato passare alla frontiera migliaia di disperati in fuga da Tunisia ed Egitto per evitare il contagio delle proteste. Lo rivela l'Aisi (ex Sisde), cioè il nostro servizio di controspionaggio. La finestra tunisina, sempre secondo le rivelazioni dei servizi, sarebbe servita al Colonnello anche per buttare fuori dal Paese personaggi indesiderati come per esempio gli oppositori politici. Così Gheddafi non avrebbe rispettato gli accordi e ci sarebbe lo spettro del contrabbando di carne umana. Tutto da verificare certo, tutto plausibile però. L'uomo che Reagan definì “cane pazzo”, che però fa il bello e il cattivo tempo nel Mediterraneo, potrebbe essere sul viale del tramonto.

 

16-02-2011