Martedì 17 Ottobre 2017
DirittiDistorti a Sabaudia per la tappa della Carovana antimafia PDF Stampa E-mail
Scritto da Valentina Valentini   
Venerdì 04 Marzo 2011 11:14

Di Valentina Valentini - E' partita il 1° marzo da Roma e proseguirà  fino al 4 giugno, con la grande chiusura a Corleone, la sedicesima Carovana antimafia promossa da Libera, Arci ed Avviso Pubblico, con la collaborazione di Cgil, Cisl e Uil e che toccherà città italiane ed europee, per un totale di 123 tappe e 17.440 km. L’intento della carovana è di coinvolgere e sensibilizzare le istituzioni e le popolazioni locali sui temi della legalità e della lotta alle mafie e, ad ogni tappa, un pezzo di stoffa con il nome della città protagonista sarà aggiunto alla bandiera della legalità democratica, simbolo della Carovana.....

Fra le prime tappe quella che si è svolta ieri a Sabaudia (provincia di Latina), presso il Teatro Parrocchiale della Santissima Annunziata. Davanti ad una sala gremita e piena di giovani e giovanissimi (in prima fila i ragazzi dell’Agesci), la giornalista Maria Sole Galeazzi, che da anni lavora sul territorio ed ha seguito da vicino il caso Fondi, ha introdotto l’iniziativa promossa dal presidio di Libera di Sabaudia “Giancarlo Siani” (giornalista ucciso a Napoli per il suo lavoro di inchiesta sulla camorra) che ha portato la Carovana nella cittadina pontina che, negli ultimi anni è stata al centro della cronaca per vicende legate alla criminalità organizzata e che ha anche ospitato, in segreto, il giornalista sotto scorta Roberto Saviano.
Al centro dell’incontro svoltosi ieri la proiezioni del documentario “La quinta mafia” di Antimo Lello Turri, coordinatore provinciale di Libera, con musiche di Ambrogio Sparagna. Il filmato, autoprodotto dai ragazzi di Libera, ci accompagna in un percorso sulle tracce delle mafie che sono insediate sul territorio laziale, ai primi posti per la penetrazione mafiosa subito dopo le regioni del Meridione. La Quinta Mafia è appunto la mafia tipicamente laziale che si caratterizza per l’uso e l’intreccio con la piccola criminalità organizzata locale e per la collusione con la politica ed alcuni amministratori. Si parte da Gaeta, passando per Formia, dove è forte l’influenza dei Casalesi e della ‘ndrangheta calabrese, e Fondi dove negli ultimi anni il Prefetto ha chiesto per ben due volte lo scioglimento del Consiglio Comunale (sempre negato dal Governo) per infiltrazioni mafiose. Questo ideale viaggio nella criminalità tocca poi Terracina e la stessa Sabaudia dove la presenza della malavita è sempre più radicata e punta, spesso con successo, a violare i vincoli di tutela del Parco per attività di speculazione edilizia. Interessante poi la vicenda della discarica di Borgo Montello dove sono stati interrati illegalmente fusti di rifiuti tossici, la cui presenza è stata testimoniata anche dal pentito Carmine Schiavone. I cittadini di Borgo Montello non hanno voluto chiudere gli occhi davanti all’uso illecito e pericoloso che veniva fatto della discarica e dagli anni ’90 si sono costituiti in un Comitato per la tutela ambientale che si riuniva nei locali della parrocchia. Negli anni sono state tante le minacce e le intimidazioni nei confronti dei membri del comitato fino ad arrivare al tragico culmine dell’uccisione del parroco Don Cesare Boschin. Un macabro e crudele monito che però non ha messo a tacere i cittadini di Borgo Montello. Il documentario prosegue poi tracciando la realtà delle cittadine di Cisterna, Aprilia, Nettuno per concludersi quindi a Roma con la nota storia della banda della Magliana. Il documentario di Turri ci fornisce un quadro delle ingiustizie, dei reati, degli scempi che vengono perpetrati a pochi passi da noi, ma è anche un stimolo ad agire, a non farsi tappare la bocca, a combattere le mafie con la parola, la denuncia, la ricerca di verità, perché, citando Don Ciotti, “la giustizia ha bisogno della verità”. A dare il senso dell’agire di Libera e di tanta gente per bene che non sottostà al ricatto della mafia, la frase che chiude il filmato: “L’unico modo per non subire la storia è raccontare storie alternative” .
La manifestazione è proseguita poi con la musica dei Malerva e la degustazione del vino Placido Rizzotto, prodotto sulle terre confiscate a Provenzano. E’ uno dei tanti prodotti delle cooperative che gestiscono i terreni confiscati alla mafia, un ulteriore messaggio di speranza da parte di Libera, perché da quelle terre comprate coi soldi del malaffare e della criminalità oggi nasce lavoro pulito, occupazione, riscoperta della terra.
E da oggi si riparte, ancora nuove tappe per la Carovana, nuovi volti da incontrare per dire che un altro mondo è possibile, che la legalità è un valore ed un diritto, che le mafie si possono combattere, ma per farlo ci vuole l’impegno di tutti, perché in tanti si è più forti, in tanti possiamo dire No alla mafia.

 


4-3-2011