Venerdì 18 Agosto 2017
A Velletri le Giornate della Legalità nel nome di Peppino Impastato PDF Stampa E-mail
Scritto da Alessandra Valentini   
Venerdì 18 Marzo 2011 17:51

Di Alessandra Valentini - Giovanni Impastato e il Procuratore aggiunto antimafia di Palermo Antonio Ingroia sono intervenuti alle Giornate della Legalità del 18 e 19 marzo, organizzate nella città di Velletri dall’Istituto Vallauri e dal Liceo Scientifico Landi, e nel corso delle quali l’amministrazione di Velletri, anche su sollecitazione di tanti semplici cittadini, ha voluto intitolare il Largo Peppino Impastato...

La mattina di venerdì un pubblico attento, fatto di studenti, ha accolto Giovanni Impastato, che, in un intervento appassionato, ha ricordato la figura di Peppino, ucciso il 9 maggio del 1978, e ha invitato tutti a ragionare sul senso vero e profondo della parola legalità, una parola troppo spesso abusata e non sempre praticata.
“Mio padre era un mafioso”, così Giovanni, un fratello ucciso, una mamma che ha combattuto fino alla fine per sapere e far conoscere la verità, una storia fatta di tanti amici e compagni che a caro prezzo hanno detto no alla mafia, così Giovanni si è rivolto senza retorica alla platea. Ha ricordato le tappe più importanti della vita di Peppino: il suo impegno per il lavoro anche come erede del movimento contadino siciliano, le battaglie modernissime in difesa dell’ambiente e del territorio, la sua militanza in Democrazia Proletaria, il circolo “musica e cultura”, il giornale e poi Radio Aut, che, ha ricordato Giovanni, “faceva sentire liberi noi che trasmettevamo e liberi chi ci ascoltava”. Una radio la cui scaletta di notizie fatta da Peppino “metteva al primo posto le morti sul lavoro e le proteste dei giovani”, notizie che, oggi come allora, sono ignorate o relegate nella cronaca di secondo piano. E poi Giovanni ha spiegato e dimostrato come attraverso la storia di Peppino e la sua stessa storia si possa dire di no alla criminalità e si possa mostrare “che in Sicilia non tutto è mafia. Peppino lo ha fatto rompendo non solo con una certo tipo di società ma con la sua stessa famiglia”, facendo vivere quella legalità democratica e costituzionale che significa “rispetto della dignità umana e dell’uomo; significa tenere sempre gli occhi aperti e la schiena dritta, ribellandosi alle ingiustizie”. Una legalità, ha sottolineato Giovanni, che non sempre, purtroppo, coincide con la legge. E lo sanno bene Giovanni e la mamma Felicetta (morta nel 2004) che hanno dovuto assistere a depistaggi, menzogne, ingiustizie ed omissioni sulla morte di Peppino proprio da chi faceva o doveva far rispettare le leggi.
Ma la legalità è anche il contrario del silenzio, dell’omertà, è non lasciare soli coloro che si ribellano alle mafie, da Peppino e la sua famiglia a Borsellino e Falcone, al giudice Costa, ricordati anche da Antonio Ingroia. Ed Ingroia ha evidenziato che se tanto ancora c’è da fare per sconfiggere la mafia, molto è stato fatto, “perché c’è un livello di consapevolezza diffusa, c’è meno indifferenza. Non ci sono più uomini soli ma gruppi di persone, dai pool di giudici a gruppi di giovani che combattono quotidianamente ed insieme le mafie”.
Dopo gli interventi di Impastato ed Ingroia sono state molte le domande e le sollecitazioni degli studenti, che di certo non hanno mostrato indifferenza ma voglia di capire e partecipare, nella migliore tradizione della scuola pubblica, capace ancora di promuove giornate ed eventi come questi.
La giornata di venerdì è proseguita con la presentazione del libro di Giovanni Impastato “Resistere a Mafiopoli” e la cerimonia di intitolazione del Largo Peppino Impastato alla presenza di Giovanni, del professor Michele Vallone, che ha coordinato tutti i lavori, del Sindaco di Velletri Fausto Servadio, degli assessori Alessandra Modio e Daniele Ognibene, del consigliere Fabio Taddei, e soprattutto dei cittadini.

Cittadini che hanno voluto condividere i valori e gli ideali per i quali Peppino Impastato è vissuto, si è battuto, incontrando la morte, ma lasciando anche il testimone a tanti giovani e meno giovani, ad insegnati, ad amministratori, a donne ed uomini che credono nei diritti, nella libertà, nell’onestà, nella conoscenza, nella consapevolezza di essere cittadini.
Nel suo nome e nel suo ricordo scriviamo oggi di legalità, libertà, solidarietà.

 

LE FOTO DELLA GIORNATA (clicca qui)

 

19-3-11