Sabato 21 Ottobre 2017
Da Gaza all’Italia il lungo addio a Vittorio PDF Stampa E-mail
Scritto da Alessandra Valentini   
Martedì 19 Aprile 2011 07:48

Di Alessandra Valentini - L’addio a Gaza tra bandiere palestinesi ed italiane, il lungo e commosso abbraccio del popolo palestinese, le lacrime, il dolore, il grido ripetuto: «Vittorio, martire della solidarietà, la Palestina non ti dimentica». Così Vittorio per l’ultima volta ha salutato la sua Palestina, la terra in cerca di quella pace giusta che è costata la vita a Vik, Utopia.

La bara coperta dalle bandiere palestinese ed italiana e cosparsa di petali è uscita dall’ospedale portata in spalla da due file di poliziotti e trasportata su una autoambulanza fino al valico di Rafah, al confine con l’Egitto. Qui a Rafah, è stato il momento della commemorazione ufficiale, con alcuni brevi elogi funebri alla presenza di giovani palestinesi, di volontari stranieri di organizzazioni non governative presenti nella Striscia, di alcuni amici giunti dall'Italia o da altri paesi, da tutto il mondo. Per Hamas sono intervenuti invece il viceministro degli Esteri del governo di fatto di Gaza, Ghazi Hammad, e Hassan al-Saifi, un funzionario del ministero dell'Interno. Poi da Rafah in cammino verso il Cairo, senza transitare sulla terra di Israele, rispettando il volere della mamma di Vittorio (e di egli stesso), quella terra, quel governo, che lo aveva arrestato e scacciato da vivo e non meritava di vederlo morto. Oggi al Cairo nell'ospedale italiano è allestita una camera ardente, e già sono tantissimi coloro che si sono dati appuntamento per la veglia. Mercoledì è il giorno del viaggio verso l’Italia con un volo in partenza dalla capitale egiziana alle 16, il cui arrivo è previsto intorno alle 19,30 a Fiumicino. Su facebook è partita la mobilitazione tra attivisti e ammiratori del lavoro di Arrigoni per accoglierne la salma all'arrivo in Italia. Un saluto lungo e intenso è quello che ha meritato Vittorio, come intensa ma senza clamori è stata ogni giorno la sua attività, il suo impegno per il popolo palestinese, per le vittime, con il coraggio di indicare senza ipocrisie i carnefici, le colpe ed i colpevoli.
Dalle sue testimonianze, dal suo blog, dai sui racconti si poteva capire quello che succedeva, senza filtri, senza retorica, perché Vittorio non raccontava di un popolo ma era quel popolo, non descriveva il dolore ma era in quel dolore, era il sorriso e il pianto dei bambini palestinesi suoi amici, era la rabbia dei pescatori cui viene impedito di pescare, la rabbia dell’agricoltore cui non è permesso di raggiungere il suo campo.
Grazie Vittorio, nato in Italia per essere cittadino del mondo, amico degli ultimi.

 

 

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