Mercoledì 13 Dicembre 2017
Migranti nell'inferno del mare "nostrum" PDF Stampa E-mail
Scritto da Alessandra Valentini   
Mercoledì 02 Settembre 2009 20:02

migrantiUna storia che ne contiene tante, uguali e diverse: diversi i volti, i nomi, i cuori, uguale la sofferenza, uguale la speranza, uguale il diritto negato, calpestato.
“Verrà, verrà l’aurora…”, è

l’Italia nelle speranze di tanti, nelle note di una canzone rubata da qualche parte, poi l’Italia è l’iscrizione nel registro degli indagati per il reato di immigrazione clandestina. In questa storia gli iscritti sono cinque persone, anzi cinque fantasmi, che in mare si sono separati dai 73 morti. Tutti eritrei, tutti in fuga dalla fame e dalla guerra perenne, da una dittatura sanguinaria: vogliono qualcosa di diverso, un sogno, no forse molto meno, solo una possibilità, e quella possibilità è l’Italia, una cartolina con le immagini di Roma, con i suoi ponti, il cupolone, il grande cuore di Roma che può accogliere tutti, dare quella speranza. C’è il racconto lontano di chi ce l’ha fatta, ci sono le canzoni di Eros Ramazzotti, c’è l’aurora che è solo il risveglio da un posto che non sia l’inferno. E per provare a raggiungere tutto ciò si va dai “mercanti di uomini”, li si supplica, si raccolgono i soldi per un intero anno e poi si affronta un lungo viaggio che può durare mesi, si attraversano Stati, deserti, paure. Dalla Libia il tratto più difficile – il mare – ma anche il più bello, perché ci sei quasi, è fatta. In fondo è un braccio di mare, è il mare nostrum, un mare amico, invece diventa una tomba. La barca si ferma in mare aperto, manca il carburante, manca l’acqua, manca tutto. E quel mare non lo riconosciamo più nei racconti dei cinque superstiti del 20 agosto scorso; non lo riconosciamo più nelle odissee dei gommoni che né Malta né l’Italia vogliono soccorrere e far sbarcare.
In quel mare le imbarcazioni non si fermano, non soccorrono più, non danno acqua e cibo, non lanciano l’allarme. Nemmeno le regole del mare valgono più, le regole di un codice non scritto ma più antico e forte di ogni legge, un codice scolpito nella mente di ogni marinaio.
Questo mare non sembra più il mare “nostro”. Sembra il fiume infernale, uno Stige di un inferno al quale alcuni uomini sono stati condannati non da un dio ma dalla legge di altri uomini.
Così si susseguono le storie, spesso cronache di tragedie quotidiane. Tute storie di vergogna per chi dal mare nostrum rimane impotente a guardare.


A.V.
22-9-09