Giovedì 21 Giugno 2018
Il blog di Amina, gay girl in Damascus. Quando la bufala corre su rete PDF Stampa E-mail
Scritto da Alessandra Valentini   
Martedì 14 Giugno 2011 11:42

 Di Alessandra Valentini - La storia di Amina Arraf, giovane e bella blogger siriana, lesbica, perseguitata a Damasco e oggetto di violenze, è terminata domenica, quando Tom MacMaster, attempato studente americano (40 annni), che vive ad Edimburgo, ha dichiarato di essere lui «A Gay Girl in Damascus».

Tom è stato costretto a confessare l’imbroglio, dopo che altri blogger e giornalisti erano giunti a lui e il Guardian aveva rimosso dal proprio sito la storia della giovane siriana perseguitata, dopo che un’altra giovane, l’inconsapevole Jelena Lecic aveva dichiarato di riconoscersi nella foto di Amina e aveva denunciato un furto di identità.
Ma intanto il sito di Amina ha imperversato nella rete da febbraio, raccontando le rivolte in Siria e divenendo per molti fonte di reali informazioni, peccato però generate da una enorme bufala. Ora Tom si scusa: «Mentre la voce narrante può essere stata una finzione, i fatti su questo blog sono veri, non credo di aver danneggiato nessuno».

Ma diffondere notizie creando un falso protagonista non è cosa da poco, come hanno anche evidenziato gli oppositori siriani, loro sì reali protagonisti di quanto sta accadendo in questi mesi. «Noi dobbiamo affrontare così tante difficoltà che tu non puoi neanche immaginare - ha detto il direttore di GayMiddleEast.com, Sami Hamwi, rivolgendosi a Tom -. Quello che tu hai fatto ha danneggiato molti, ci ha messi tutti in pericolo. Questo può aver suscitato dubbi sull'autenticità dei nostri blog, delle nostre storie, di noi stessi». Parole che è davvero difficile non condividere. Secondo  Bahrein Amira Al Hussaini, redattrice per il Medio Oriente e Nord Africa di Global Voices on line in lingua araba, è necessario «mostrare al resto del mondo che questa beffa è stata compiuta da un uomo e sua moglie, che non erano nemmeno siriani né arabi, e quindi non creano alcun discredito per noi e il nostro lavoro».
La storia del blog di Amina riporta alla ribalta non solo il tema delle false notizie, che sempre sono circolate, ma anche il ruolo e l’importanza della rete e quindi del mezzo con cui un messaggio viene diffuso. Ci sono voluti quattro mesi per capire la natura della bufala e questo perché troppo spesso quello che passa su blog, facebook e simili viene percepito come “notizia”, mentre notizia non è o non sempre lo è. La notizia, infatti, non è solo una cosa che viene detta e raccontata attraverso un foglio di carta o una pagina web ma è qualcosa fatto di verifiche, accertamenti, lavoro, ascolto di testimoni diretti, verificando che siano tali. Aprire un blog e parlare su facebook non significa, spesso, produrre notizie, anzi e la rete è un mezzo non una fonte indiscussa di notizie accreditate.
Gli stessi giornalisti, magari pressati dalle redazioni, cercano di mettere online il prima possibile una notizia, a volte, a discapito del lavoro di verifica e approfondimento.
Così nel caso del blog di Amina la beffa è andata avanti a lungo, moltiplicandosi in rete, coinvolgendo giornalisti di tutto il mondo e  creando un vero caso intorno ad una “povera” e bella giovane che le pativa davvero tutte.

 

 

14-6-11