Martedì 17 Ottobre 2017
Migranti di ieri e di oggi. Venti anni fa l'arrivo della nave Vlora, oggi la reclusione nei Cie PDF Stampa E-mail
Scritto da DirittiDistorti   
Lunedì 08 Agosto 2011 17:59

 Di Antonella De Biasi – (Bari) - Nella canicola agostana ci si abbandona con facilità allo sconforto dato dal cantilenante susseguirsi delle notizie economiche. Piazze asiatiche in ribasso, Milano sulle montagne russe, America declassata dalle agenzie di rating e via dicendo...

Così, in questa apatica Italia, passa quasi sotto silenzio il decreto rimpatri che porta da 6 a 18 mesi il tempo di permanenza nei Cie (Centri di identificazione ed espulsione) per i cittadini comunitari ed extracomunitari trovati sprovvisti di documenti. Convertito in legge dal Senato lo scorso 2 agosto, già passato alla Camera a metà luglio, il Decreto 89 del 23 giugno 2011 conferma la “linea leghista” del Governo.

Sono stati respinti tutti i più significativi emendamenti presentati dai gruppi delle opposizioni. Approvati però alcuni ordini del giorno, col solo valore di raccomandazione, che invitano il Governo a consentire l’accesso dei giornalisti all’interno dei Centri di identificazione ed espulsione e altri che lo invitano ad approfondire le norme sul recepimento della direttiva UE sul rimpatrio del soggiorno irregolare dei migranti, con particolare riguardo al rimpatrio assistito e alla progressività delle misure non coercitive prima del trattenimento.

E' stata inserita la parola "necessaria" - si legge in una nota dell'Asgi - con riferimento alla condizione, in relazione al fatto che il possesso del documento di attestazione di iscrizione anagrafica o del documento di soggiorno del cittadino comunitario non costituisce condizione per l’esercizio di un diritto.

Più di un anno di detenzione se ti beccano senza documenti o se il tuo permesso è scaduto. Non importa se assisti un anziano, se fai le pulizie o la baby sitter, se sei laureato, se fai il muratore e ristrutturi ville costose magari di cittadini che non pagano le tasse oppure se studi. Può capitare che tu stia cercando lavoro, approdato qui in fuga da un Paese che non dà certezze né diritti. Se non hai i documenti vai dietro le sbarre.

E' difficile essere comprensivi, aperti al cambiamento e propositivi quando un Paese (l'Italia del 2011) va a rotoli. La comprensione finisce, la solidarietà scarseggia perché anche i diritti degli italiani sono erosi ogni giorno di più. Così capita che l'indignazione si esaurisca o diventi solo uno stanco sport per farci più belli ogni tanto, nelle conversazioni, lanciando una frase per abitudine, null'altro.

Eppure solo vent'anni fa - nel placido agosto in cui ancora le famiglie del ceto medio andavano in ferie e sulle autostrade c'era davvero il bollino nero – arrivava sulle coste pugliesi la meglio gioventù albanese. Era la fine del regime di Enver Hoxha. E l'8 agosto del 1991 circa 20mila albanesi toccarono terra nel porto di Bari. Era la loro America (Lamerica nel bellissimo film di Gianni Amelio che racconta quei giorni), il futuro, il sogno, la speranza.

«Non dimenticheremo mai quello che avete fatto per noi», ha detto con emozione il presidente albanese Bamir Topi in visita a Bari in questi giorni per consegnare alla città la Medaglia della gratitudine.

Il sindaco del capoluogo pugliese Michele Emiliano ha dedicato il riconoscimento a Enrico Dalfino, il primo cittadino di Bari in quei giorni concitati e che hanno fatto la storia. Quel sindaco che, nonostante la disapprovazione del presidente della Repubblica Francesco Cossiga, seguì la volontà e i sentimenti di tutti i baresi e poi nei giorni a seguire del resto della Puglia. Tante famiglie pugliesi hanno dato ospitalità e aiuto agli albanesi. Un mare Adriatico mai così stretto tra due realtà. Certo restano anche le immagini di tutte quelle persone ammassate nel campo di calcio, i volti segnati dal sole.

Questa però era l'Italia di venti anni fa, ancora tutto sommato memore del proprio passato e pronta e generosa verso un futuro che comprende anche l'altro. Questa era l'Italia alla vigilia della prima Tangentopoli. Una Italia che in passato - e forse anche oggi - si rivela migliore di chi impunemente e immeritatamente la governa.

 

 

8-7-11