Venerdì 18 Agosto 2017
Giornata Mondiale contro l’Aids. Perché cure e prevenzione sono un diritto di tutti PDF Stampa E-mail
Scritto da Valentina Valentini   
Lunedì 30 Novembre 2009 17:02

Negli anni ottanta se ne è iniziato a parlare in modo diffuso, è stato chiamato la peste dell’era moderna, si è pensato dapprima che riguardasse solo alcuni individui poi si è scoperto che poteva toccare tutti. Si tratta dell’Aids, Sindrome da ImmunoDeficienza Acquisita, che a trent’anni dalla sua scoperta non è stata ancora sconfitta. ...

Per questo ci troviamo a celebrare il 1° dicembre la Giornata Mondiale contro l’Aids, una data simbolica per non dimenticare, per non sottovalutare l’importanza della prevenzione, dell’educazione a comportamenti non a rischio, della ricerca medica. Infatti, nonostante risulti una diminuzione dei contagi, secondo i dati riguardanti il 2008 presentati da UNAIDS, il programma delle Nazioni Unite per l’AIDS/HIV e dall’OMS, nel mondo circa 33,2 milioni di persone sono affette da Hiv, 2.700 milioni hanno contratto il virus, 2 milioni sono morte per Aids. In meno di trent’anni si sono registrati 25 milioni di decessi legati all’Aids e 60 milioni di infezioni da virus Hiv. Negli ultimi anni la medicina ha fatto molto e grazie alla terapia antiretrovirale combinata i decessi dovuti a malattie correlate all’Aids sono diminuiti, ma la strada verso la sconfitta di questa terribile malattia è ancora lunga, come sembra lunga la strada che porti finalmente ad un vaccino.
L’arma più efficace resta quindi quella della comunicazione, parlare di Aids, soprattutto alle nuove generazioni che rischiano di sentirsi immuni da una malattia che l’ignoranza spesso relega nelle parti più povere del mondo o fra determinate fasce sociali. L’ignoranza è solo uno degli effetti collaterali di questa malattia, che spesso porta con sé timore e discriminazione nei confronti delle persone sieropositive. Per i malati di Aids è difficile parlare della propria condizione poiché in una società che si dice “moderna” e “civile” troppo spesso chi contrae il virus dell’Hiv viene scansato con paura, quasi fosse un moderno untore, o additato, come se aver contratto il virus fosse una colpa, la conseguenza di una vita dissoluta. Per questo l’Aids va combattuto da un punto di vista medico ma anche sociale, non stancandosi mai di ripetere che il contagio non avviene con il contatto o lo scambio di saliva e la vicinanza con una persona sieropositiva, quando si rispettano le comuni norme igieniche, non è rischiosa.
Un alto tasso di rischio è rappresentato invece dai rapporti sessuali non protetti e da una certa “morale” religiosa che non accetta l’uso del preservativo. Tanto che Benedetto XVI, nel suo primo viaggio in Africa, nel marzo di quest’anno, a Yaoundé, capitale del Camerun, davanti ad una folla di fedeli e ai media internazionali ha dichiarato che l’Aids non si vince con i preservativi, “che anzi, peggiorano la situazione”. E con cosa si dovrebbe vincere, allora? Affidandosi alla fede? Chissà se lo hanno fatto i 22,4 milioni di persone con Hiv che vivono nei Paesi dell’Africa sud-sahariana, la regione del continente dove si registrano più contagi. Qui ben il 67% della popolazione attiva è affetta dal virus dell’Hiv e il 60% sono donne. Ma il “problema Aids” non è solo in Africa o Asia, in Europa le persone contagiate sono 740 mila, in Italia dal 1982 al dicembre 2008 si sono registrati circa 60.500 casi di Aids e 39 mila decessi.  Siamo di fronte ad un problema di salute pubblica a cui si deve rispondere a livello globale, promuovendo l’importanza della prevenzione e garantendo a tutti l’accesso alle cure mediche quando i dati ci mostrano che per ogni 5 nuovi casi di infezione solo 2 persone hanno accesso ai trattamenti necessari. Il legame tra i diritti umani ed accesso alla prevenzione, al trattamento e alla cura di Hiv e Aids è imprescindibile. “Il nostro impegno è raggiungere un accesso universale alla prevenzione dell'infezione da hiv, al suo trattamento, cura e supporto entro il 2010", ha dichiarato il segretario generale delle Nazioni Unite Ban Ki Moon, sottolineando che “Questi obiettivi possono essere raggiunti solo se poniamo la nostra attenzione sui diritti umani in materia di Hiv. Ciò significa reagire ad ogni forma di discriminazione o stigma relativa all'hiv, eliminare la violenza contro donne e ragazze ed assicurare l'accesso ad informazioni e servizi sull'Hiv”.
Un impegno che continua nelle molte campagne di sensibilizzazione come quella lanciata dall’Arcigay, Il preservativo sì, che attraverso tre locandine spiega le regole del sesso sicuro e ribalta alcuni dei maggiori pregiudizi legati alla diffusione dell’Aids.
Ma la comunicazione circa la malattia viaggia anche sul web, dove l’Unaids ha lanciato AIDSpace.org, un social network dedicato alle persone che convivono con l’Hiv, un modo per non sentirsi soli e scambiarsi informazioni ed esperienze.

Valentina Valentini
30-11-2009