Lunedì 21 Agosto 2017
USA. Troy Davis ucciso con iniezione letale. Con lui muore un po’ della nostra umanità PDF Stampa E-mail
Scritto da Valentina Valentini   
Giovedì 22 Settembre 2011 12:51

Questa notte un altro pezzettino di umanità, di civiltà, di giustizia se ne è andato, è morto insieme a Troy Davis per un’iniezione letale nel carcere di Jackson in Georgia. Troy Davis, afroamericano, è stato condannato per l'omicidio dell'agente di polizia MarkMacPhail, bianco, avvenuto nel 1989 a Savannah. Ma sul verdetto ci sono molti dubbi: inizialmente nove testimoni l'hanno accusato, poi sette hanno cambiato versione, dichiarando di aver testimoniato sotto le pressioni della polizia. Degli altri due teste, uno era il secondo sospettato e l'altro si è detto sicuro solo del colore della maglietta dell’assassino. Non esiste un corpo del reato nè l'arma usata per l'omicidio.


Per più di 20 Davis è stato un “uomo morto che cammina”, un detenuto nel braccio della morte, 20 anni ad aspettare  la propria esecuzione, continuando a proclamare la propria innocenza. 20 anni in cui Davis, suo malgrado, è diventato simbolo della lotta contro la pena di morte. In questi giorni sono arrivati molti appelli, anche quello del Papa, si è mobilitata Amnesty International, il New York Times ha lanciato una campagna in favore di Troy, moltissimi attivisti hanno protestato davanti al carcere di Jackson, sono state raccolte 630.000 lettere di clemenza e l’appello di 51 membri del Congresso. Ma la mano del boia non si è fermata, è stata compiuta un’altra uccisione in nome della legge, un’uccisione che, in quanto membri della società civile (si fa per dire), ci rende tutti in qualche modo complici e colpevoli.
Purtroppo quella di Troy non è stata la sola esecuzione nella giornata di ieri. In Iran è stato impiccato in pubblico un ragazzo di 17 anni, condannato per l'omicidio di un noto atleta, nonostante il divieto internazionale di mettere a morte minorenni al momento del reato.
In Cina è stato messo a morte un cittadino pachistano giudicato colpevole di spaccio di stupefacenti, sebbene i reati di droga non ricadano nella categoria dei "crimini più gravi" di diritto internazionale. "È stato un giorno terribile per i diritti umani nel mondo - ha dichiarato Guadalupe Marengo, vicedirettrice per le Americhe di Amnesty Internationa - Questi tre paesi si sono sfilati dalla tendenza globale verso l'abolizione della pena di morte". Un cammino verso l’abolizione che sembra ancora molto lungo: nel rapporto presentato dall’Associazione Nessuno tocchi Caino si legge che nel 2010 ci sono state almeno 5.837 esecuzioni, in aumento rispetto alle 5.741 del 2009 e delle 5.735 del 2008. Bisogna sottolineare che il report ha esaminato i dati messi a disposizione dai governi, che  in molti casi, però, non forniscono statistiche ufficiali. I numeri, quindi, potrebbero essere molto più alti.
Numeri che fanno orrore, perché dietro questi numeri ci sono persone come Troy Davis che, prima di morire, ha chiesto ai parenti delle vittime di continuare a cercare la verità perché “quella notte non ho ucciso nessuno”.

 

Valentina Valentini

 

22-09-2011