Giovedì 25 Maggio 2017
Con Don Ciotti e la Nazionale, un calcio a tutte le mafie PDF Stampa E-mail
Scritto da Valentina Valentini   
Lunedì 14 Novembre 2011 11:38

Per una volta non si parla di ingaggi miliardari, scudetti e champions league, gossip e mercato. Il calcio ridiventa gioco e diventa impegno, quello di stare insieme su un campo sequestrato alla 'ndrangheta, per dare un calcio a tutte le mafie.
Questo evento eccezionale, nato dalla mente dell’inesauribile Don Ciotti si è svolto ieri a Rizziconi, in Calabria.

 Ad andare sul dischetto è stato proprio lui, il fondatore di Libera, sul campo i ragazzi di Prandelli ed anche Rino Gattuso, calabrese doc che in Nazionale non gioca più ma ha voluto fortemente partecipare alla giornata.
Don Ciotti si è rivolto ai ragazzi sugli spalti, ai giocatori, ai genitori di Dodo Gabriele, il bambino di 11 anni ucciso mentre giocava sul campo del Crotone nel 2009 e altri familiari di vittime della 'ndrangheta: “State attenti, è la terza volta che inauguriamo questo campo. O ci impegniamo tutti, ma proprio tutti, a fare qualcosa o questa giornata non servirà. Il cambiamento ha bisogno di ciascuno di voi. Il giorno dopo l'annuncio dell'arrivo della nazionale qui, sono stati bruciati sette ettari di uliveti, in questa terra. Questa giornata è uno schiaffo, per loro: non lo accettano, è sicuro che risponderanno”. Le risposte dell'antimafia, invece, devono venire da Roma, perché “la mafia non è solo Calabria, i grandi capitali vanno al Nord: lo sapete che il comune di Bordighera è stato commissariato per infiltrazioni? La lotta alla mafia, alle mafie si fa a Roma, in Parlamento. Con leggi giuste, con la cultura che è consapevolezza, con la difesa del lavoro e della dignità. Sono i valori della democrazia. E senza di loro, le mafie non moriranno mai”.
Dopo i discorsi arriva il momento del gioco e i ragazzi della Nazionale si sono allenati con un minitorneo di calcetto, concluso con Don Ciotti lanciato in aria come Cannavaro ai mondiali del 2006.
“Il calcio può essere malaffare – conclude Don Ciotti - a pochi chilometri da qui Rosarnese e Interpiana, due società dilettanti, sono state confiscate perchè in mano alla 'ndrangheta. Ma può essere anche speranza, come quella di oggi: e la speranza è una opportunità. Se non cominciamo a giocare - conclude - non metteremo mai la mafia in fuorigioco”.

 

V.V.

 

14-11-2011