Lunedì 11 Dicembre 2017
Donne troppo spesso vittime di soprusi vicini e lontani PDF Stampa E-mail
Scritto da Valentina Valentini   
Venerdì 09 Marzo 2012 15:27

All’indomani dell’8 marzo vogliamo parlare di donne, ma senza retorica né moralismi. Sono passati gli anni del femminismo urlato, dei cartelli che dicevano “tremate, tremate le streghe sono tornate”, dei reggiseni bruciati e della “battaglia” contro gli uomini.

Molte cose sono cambiate, è cambiato il ruolo della donna, i suoi diritti, il concetto stesso di femminilità. Eppure rimangono ancora molte le ingiustizie, i diritti negati, i soprusi, le discriminazioni. E non stiamo parlando solo di fenomeni drammatici quanto lontani, non pensiamo solo a donne afgane chiuse nei burqa, a giovani africane che ancora subiscono le mutilazioni genitali, a bambine indiane obbligate a matrimoni combinati, a donne di colori e lingue diverse dalla nostra senza diritti e senza sicurezza.
Basta guardare i giornali italiani per rendersi conto che anche qui le donne sono ancora vittime di discriminazione e di violenza, sono moltissimi, troppi ormai, i casi di cronaca nera che vedono vittime le donne. Secondo i dati Istat, in Italia sono 6milioni 743 mila le donne che hanno subito violenza fisica sessuale, e ogni anno vengono uccise in media 100 donne dal marito, dal fidanzato o da un ex. Proprio i partner sono responsabili della quota più elevata di tutte le forme di violenza fisica rilevate, e sono responsabili in misura maggiore anche di alcuni tipi di violenza sessuale come lo stupro nonché‚ i rapporti sessuali non desiderati, ma subiti per paura delle conseguenze. Il 69,7% degli stupri, infatti, è opera di partner, il 17,4% di un conoscente e solo il 6,2% è stato opera di estranei. Inoltre questi dati sono probabilmente più bassi del reale, infatti è altissima la percentuale di casi di violenza non denunciati, per paura o per vergogna.
Spesso è difficile per le vittime trovare aiuto e sostegno, per questo è nata D.i.Re., Donne in rete contro la violenza, la prima associazione italiana che riunisce le Case delle donne e 58 centri antiviolenza, affrontando il tema della violenza contro le donne collocandone le radici nella disparità di potere tra i generi e cercando di innescare un cambiamento nella nostra società. Non solo, l’associazione offre assistenza, rifugio, sostegno legale alle donne che hanno il coraggio di denunciare i soprusi subiti.
Ovviamente, come abbiamo detto, il problema è globalmente diffuso e va affrontato agendo ad un livello culturale profondo,  ponendo l’ineguaglianza e la discriminazione contro le donne all’interno del contesto relativo alla povertà, alla razza, alla salute e alla rappresentazione politica, alla discriminazione che avviene all’interno delle mura domestiche.
Cedaw, la Convenzione Onu per l’eliminazione di tutte le forme di discriminazione contro le donne (Convention on the Elimination of All Forms of Discrimination Against Women) comprende tutte le forme di discriminazione e promuove misure speciali per realizzare una società non discriminante. Afferma che: “…è necessario un cambiamento nei ruoli tradizionali sia degli uomini sia delle donne, nella società e nella famiglia, per ottenere una perfetta uguaglianza fra uomini e donne.”

 

9-3-2012