Lunedì 16 Luglio 2018
SPECIALE LIBRI - Mal d'Africa PDF Stampa E-mail
Scritto da DirittiDistorti   
Giovedì 02 Agosto 2012 10:23

Un libro fotografico edito da Compagnia delle Lettere, che raccoglie gli scatti di José Carlos Alexandre e vanta la pefazione di Giobbe Covatta e la postfazione di Gilberto Gil.

 

Questi scatti, frammenti di Africa, mettono a fuoco l’infanzia nel grande continente. Soprattutto emergono la gioia e le serenità con cui tanti bambini vivono la non facile quotidianità. Il loro sguardo non lascia spazio all’incertezza; nella spontaneità del sorriso c’è il senso di un’appartenenza, la convinzione di trovarsi nel posto giusto, di voler prendere per mano il proprio avvenire. E allora la distanza tra il gioco, il lavoro pesante, la malattia, è così sottile da far sembrare che tutto faccia parte di una cosa sola. Le immagini colgono il domani di questo continente ma, soprattutto, mostrano la parte migliore del suo presente. In allegato assieme al libro il CD “Mal d’Africa” dell’ensemble multietnico IYI Orchestra diretta dal M° Pino Cangialosi e formata da musicisti italiani, turchi, tunisini, senegalesi, brasiliani. Per far sentire e vibrare i suoni del mondo!
Ma "Mal d'Africa" è più di un libro, non solo foto e cd, ma un bel progetto che vede parte del ricavato destinato alla costruzione del reparto maternità per i villaggi del Monte Chaone in Malawi, a cura di Piergiorgio Gamba dei Missionari Monfortiani.

Dalla prefazione di Giobbe Covatta:

Il mal d’Africa viene generalmente definito come una sindrome, ma in realtà io conosco diverse patologie che possono essere classificate sotto questo nome.
1. Personalmente ho sperimentato il “Mal d’Africa idrico”, il giorno in cui ho bevuto l’acqua di una pozza in un villaggio Camba. I primi sintomi sono stati una serie di boati tipo raduno moto Guzzi 750. Subito dopo ho provato la forte esigenza di inforcare una motocicletta e correre alla ricerca di un cesso. Purtroppo non avevo la motocicletta! Ho rifatto tutto l’intonaco della capanna che mi ospitava. Sul colore si poteva discutere ma la consistenza del Beton era perfetta!
2. “Mal d’Africa da pensionato”. Colpisce individui dalla pelle bianca i quali, dopo un soggiorno in Africa, al rientro in Italia si rendono conto che con la loro pensione con la quale nel continente nero erano in grado di permettersi 1 villa, 4 persone di servizio, 2 ragazze compiacenti, 3 aragoste al giorno, a Roma sono costrette in 2 vani e servizi, si devono cucinare da soli e sempre da soli assolvere al lavoro delle 2 ragazze compiacenti.
3. “Mal d’Africa traumatico” - traumi derivanti da mancanza quasi totale di infrastrutture: per esempio non essendoci strade né marciapiedi, le macchine e i pedoni transitano nello stesso spazio contemporaneamente, in barba alla 2° legge della fisica sull’incompenetrabilità dei corpi.
4. “Mal d’Africa romantico”. Una sana nostalgia per quello che è il caso di definire il “Bene d’Africa” che al contrario del Mal d’Africa ci sfugge e non siamo in grado di riconoscere. È la normalità di questo grande continente. La gioia che gli africani sono in grado di esprimere quando il fragile equilibrio che li tiene in vita non è messo in discussione. La rumorosa presenza di miliardi di bambini, l’accettazione serena di una povertà a volte devastante. In un villaggio in Somalia, mentre giocavo con moltissimi bambini, sono stato “rimproverato” dalle mamme che mi hanno rimbrottato con un sorriso comunque affettuoso e grato. «Non li fare correre che poi gli viene fame». Bisognerebbe che gli africani fondassero un’ONLUS “Africa for Italy” in grado di accogliere profughi occidentali ricchi e ringhiosi, satolli e infelici. Acquirenti insoddisfatti di prodotti inutili per disintossicarli dalla sfrenata brama di tutto e restituirgli la voglia di vivere una vita umana. Nell’attesa di quel momento ci si potrebbe semplicemente avvicinare gli uni gli altri con un po’ di curiosità in più e di timore e sospetto in meno. Con speranza. Giobbe