Martedì 17 Ottobre 2017
In ricordo di Luigi Tenco PDF Stampa E-mail
Scritto da Alessandra Valentini   
Sabato 14 Gennaio 2017 13:38

Il 27 gennaio 2017 saranno 50 anni dalla scomparsa di Luigi Tenco, che morì a soli 29 anni in una stanza dell’Hotel Savoy di Sanremo durante l’edizione dell’omonimo Festival del 1967.

 

Suicidio? Come nel 2006 definì il tribunale, dopo un percorso controverso di indagini. Omicidio? Come ancora oggi si sostiene da più parti con siti dedicati e controinchieste come quella del criminologo Pasquale Rangone.

Certo è che le circostanze della morte e del ritrovamento del cadavere di Tenco furono e rimangono caratterizzate da poca chiarezza, da una “scena del crimine” – si direbbe oggi – pasticciata, contaminata, non si sa se per negligenza, malafede, inaccortezza. Tanto pasticciata da far pensare ad alcuni che non fosse nemmeno quella stanza il luogo della morte. Luigi muore per un colpo di pistola alla tempia, egli che si era procurato una pistola perché da qualche tempo si sentiva seguito e minacciato, fino a subire pochi giorni prima della morte uno speronamento mentre era in auto.

Comunque dal 2006, dopo la riapertura delle indagini e riesumazione del corpo, la verità giudiziaria ufficiale parla di suicidio. Una verità che non convince tutti, se ancora nel 2016 è stato chiesto un supplemento di indagine dall’associazione Luigi Tenco 60's - La verde isola e da altre persone, tra cui la cantante Orietta Berti (che partecipò a quel Festival con Io, tu e le rose, canzone citata nel presunto biglietto d’addio di Tenco) e la criminologa Roberta Bruzzone. Questa richiesta, sostenuta da una copiosa raccolta di firme tramite web, fu archiviata.

Su tutta la triste vicenda pesò in maniera enorme il Festival di Sanremo, evento da proteggere, da far andare avanti, appuntamento di spensieratezza e business, nel quale non c'era e non c’è spazio per la morte o per un omicidio. Appuntamento nel quale non c'era posto per chi volesse soffermarsi a pensare sul perché di un gesto estremo o di un atto criminale.

Al Festival Tenco si presentò con una versione rivisitata di Ciao amore ciao, da canzone che parlava di soldati che andavano al fronte, una canzone che parlava di desiderio di pace, con una citazione tra le righe della poesia La spigolatrice di Sapri, a canzone d’amore e di migranti. Fu una scelta fatta forse per aggirare la censura e conquistare il pubblico sanremese; una scelta che comunque Tenco non sentiva sua. Cantò in coppia con Dalida: per lei una esecuzione a marcetta, bella e piena di fascino, Luigi lento, lentissimo, secondo alcuni titubante sulle prime note. La canzone andò male, poi la morte di Luigi.

Questi sono gli episodi finali di una vita breve ed intensa di un artista, un cantautore, che insieme ad altri in quegli anni ’60 segnò un cambiamento epocale nella musica italiana.

L’amore diventa poesia, la canzone impegno sociale, denuncia, così abbiamo gli esordi musicali di Tenco con canzoni quali Mi sono innamorato di te e Angela, ma anche Cara maestra.

Tenco è capace di tenere insieme delicatezza, ironia, immagini che ti rimangono impresse nella mente, come la canzone Passaggio a livello, che mi piace ricordare perché meno citata e che fa così: “Fermi a un passaggio a livello mi hai parlato di te in un modo che io non conoscevo, piano mi hai sfiorato una mano sussurrando parole dimenticate. Ma in un baleno è schizzato via il treno abbiam smesso di guardarci poi mi hai chiesto se era un merci. Torna a parlarmi di te a parlare del cuore, delle cose dimenticate. No: mi hai guardato ridendo sei rimasta lì muta muta come ti ho conosciuta”.

Ed ancora come non ricordare successi intramontabili quali Io sì, sempre del 1963, o Lontano lontano, Più m’innamoro di te, Vedrai vedrai, ed ancora le ballate.

Quello che Tenco faceva era un successo, al quale contribuiva anche quella sua aria un po’ così, lo sguardo penetrante, buono e cupo al tempo stesso. E se la censura lo colpiva per Io sì e Una brava ragazza, nel 1965 Un giorno dopo l’altro è la sigla di uno dei sceneggiati Rai di maggior successo della storia della tv, Il Commissario Maigret.

Senza quel momento di tragedia, sul quale comunque rimane un’ombra di giallo, la partecipazione a Sanremo sarebbe rimasta solo una parentesi in una carriera di successi, per un autore giovanissimo con tanta strada davanti.

Per ricordare Tenco 50 anni dopo la morte riportiamo il testo originario di Ciao amore ciao, dal titolo Li vidi passare.

Una breve strofa di questa versione, “Li vidi passare eran giovani e forti andavano al fronte col sole negli occhi” è stata recentemente ripresa da Gianna Nannini, che, nell’album HitStory, reinterpreta in maniera egregia Ciao amore ciao, un testo che anche nella sua versione sanremese rimane un capolavoro della canzone d’autore d’amore, sempre attuale ed emozionante.

 

Di seguito il testo di Li vidi passare:

 

Li vidi passare

vicino al mio campo

ero un ragazzino

stavo lì a giocare

Erano trecento

erano giovani e forti

andavano al fronte

col sole negli occhi

E cantavano cantavano

tutti in coro

ciao amore ciao amore

ciao amore ciao

Ciao amore ciao amore

ciao amore ciao

ciao amore ciao amore

ciao amore ciao

Avrei dato la vita

per essere con loro

dicevano domani

domani torneremo

Aspettai domani

per giorni e per giorni

col sole nei campi

e poi con la neve

Chiedevo alla gente

quando torneranno

la gente piangeva

senza dirmi niente

E da solo io cantavo

in mezzo ai prati

ciao amore ciao amore

ciao amore ciao

Ma una sera ad un tratto

chiusi gli occhi e capii

e quella notte in sogno

io li vidi tornare

Ciao amore ciao amore

ciao amore ciao

ciao amore ciao amore

ciao amore ciao

ciao amore ciao amore

ciao amore ciao

 

Alessandra Valentini