Sabato 21 Ottobre 2017
ACCADDE A GENNAIO. Diritti spezzati: “morti di protesta” dal dopoguerra ad oggi E-mail
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In questo spazio ricorderemo ogni mese i nomi e brevemente le storie di uomini e donne che sono morti manifestando per difendere i loro diritti e più spesso i diritti di un intero Paese. Troverete nomi più conosciuti e nomi meno noti, tutte persone che volevano solo manifestare le proprie idee, con dignità, con forza, senza dover piegare la testa, per riconquistare un diritto distorto e calpestato. Quando scesero nelle piazze o nei campi non volevano fare o essere degli eroi, ma noi vogliamo ricordarli come tali: eroi della libertà, del lavoro, della democrazia...

 

 

 

Ennio Garagnani –  Arturo Chiappelli - Roberto Rovatti - Angelo Appiani – Arturo Malagoli – Renzo Bersani
Con la vittoria della Democrazia Cristiana alle elezioni del 18 aprile del ’49 si acuisce in Italia la repressione delle rivendicazioni dei lavoratori.
Fra gli episodi più “neri” la strage alle Fonderie Riunite di Modena.
Adolfo Orsi, il “padrone” è uno che “s’è fatto da sé”, da garzone di macellaio a imprenditore seguendo una ricetta semplice: salari da fame, fiato sul collo e nessun diritto agli operai.
Orsi non considera la Commissione Interna , non tratta con la CDL e quando gli operai provano a protestare decide la “serrata”, mandando a casa 565 lavoratori.
E’ il 5 dicembre del ’49, con gli inizi del nuovo anno comunica la riassunzione di 200/300 operai, ma solo quelli che sono graditi a lui.
La CGIL proclama sciopero e manifestazione per il 9 gennaio 1950, gli operai invadono le strade di Modena, si dirigono verso le Fonderie.
Non ci sono scontri, “provocazioni”, violenze, ma la polizia comincia a sparare, i cecchini sui tetti prendono la mira, uno centra alla nuca Ennio Garagnani , 21 anni, mentre si reca al comizio in Piazza Roma, un altro fredda Arturo Chiappelli mentre da solo sta attraversando i binari delle Fonderie. Verso Piazza Roma cade anche Roberto Rovatti, ex partigiano di 36 anni; un carabiniere spara a bruciapelo contro Angelo Appiani  che muore a trent’anni, stessa la sorte di Arturo Malagoli  e Renzo Bersani, entrambi poco più che ventenni; un centinaio di “fortunati” affollano l’ospedale con ferite gravi.
L’operazione di polizia a tutela del “padrone” si rivela un piano studiato a freddo  per intimidire i lavoratori e i loro rappresentanti (PCI, PSI e CGIL).
Nenni e Togliatti si recano subito a Modena a presiedere una riunione con i dirigenti locali.
Togliatti, d’accordo con la compagna, Nilde Iotti, decide l’adozione della piccola Marisa, sorella di Arturo Malagoli.
Il 10 gennaio, in un fondo de “L’Avanti”, Nenni sferra un duro attacco politico: “Il governo cattolico di De Gasperi e Scelba (ndr:Ministro degli Interni) con la sua politica di fame, odio e paura ha condotto al delitto permanente”.
Terracini  davanti ai deputati dell’opposizione denuncia le morti di Modena come “omicidi premeditati, eseguiti a sangue freddo”
Nello stesso giorno migliaia di persone percorrono le vie della città con un grande striscione in apertura del Corteo: “La caccia è aperta: 6 operai uccisi a Modena”


Girolamo Rosano – Antonio Fantinuoli – Damiano Lo Greco: “la caccia continua”
Tutto il paese è percorso da proteste per l’entrata dell’Italia nella NATO. Con l’arrivo in visita dei generali americani, il popolo scende in piazza, contro la guerra e contro la fame, per la pace e il lavoro.
Il Ministro Scelba risponde con il fuoco dei celerini.
Il 17 gennaio 1951  ad Adrano (Catanzaro) viene ucciso a fucilate nel corso di una manifestazione, Girolamo Rosano, bracciante diciannovenne: la polizia spara sulla folla e secondo “L’Unità” partono colpi anche dal balcone di un certo Filadelfo Ciancio, iscritto al M.S.I.
Il  18 restano uccisi, nel corso di cariche di carabinieri, i braccianti Antonio Fantinuoli, 61 anni, a Comacchio (Ravenna) e Damiano Lo Greco a Piana degli Albanesi (Palermo), quest’ultimo padre di quattro figli.


Roberto Franceschi

Alla “Bocconi” di Milano è stata convocata per il 23 gennaio 1973 una “assemblea aperta”, come ormai è consuetudine, con all’o.d.g. l’accordo U.S.A./ Vietnam sul “cessate il fuoco”.
Le autorità accademiche, su “disposizioni di ordine superiore” impediscono l’accesso ai non bocconiani, sotto il controllo di un centinaio di poliziotti.
Nascono tafferugli, partono i colpi di pistola, un proiettile “7,65” colpisce alla nuca Roberto Franceschi, iscritto a Scienze Politiche, studente modello, a detta dei compagni e dei professori.
Roberto respira, senza riprendere conoscenza, fino al 30 gennaio 1973, quando cessa di vivere all’età di 20 anni.
Sei anni passano per istruire il processo che si protrae fino a concludersi in Apello nel 1985: non ci sono condanne!


5-1-10