Mercoledì 13 Dicembre 2017
Non c'è mai silenzio. Il 12 giugno al teatro Artemisio E-mail
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Va in scena il 12 giugno, ore 21, al Teatro Artemisio di Velletri "Non c'é mai silenzio", la strage della stazione di Viareggio uno spettacolo di e con Elisabetta Salvatori e con Matteo Ceramelli al violino e chitarra.

 

Il 29 giugno 2009, poco prima di mezzanotte, nella stazione di Viareggio un treno merci deraglia. Dalla prima cisterna, escono 35mila litri di gas, che si espande nella strada a fianco alla ferrovia. Tre minuti dopo il gas prende fuoco e il fuoco prende tutto. Via Ponchielli, una stradina piccola, stretta, piena di odori e di voci viene cancellata. Muoiono 32 persone.

E' il racconto della strada prima dell'incendio, delle sua storia, e la storia delle persone che ci vivevano: le bandiere di Burlamacco a Carnevale e quelle dell'Italia quando c'era una partita. E' il ricordo di quella notte illuminata dal fuoco. E' una denuncia alla mancanza di sicurezza. E un canto che chiede giustizia. L'ho chiamato "Non c'è mai silenzio", pensando che le nostre giornate sono piene di voci e rumori, a tanti dei quali non ci facciamo neanche caso, ma se uno, è legato a un ricordo, sentirlo lo rievoca.

Il fischio di un treno, per tutta la città di Viareggio, a cinque anni dalla strage, è una lama, che ogni volta riapre il cuore, porta ricordi e chiede giustizia. Raccontare questa storia, è stato come entrare nella case di via Ponchielli, poco prima delle 23.50 del 29 gugno 2009. Conoscerli. Vedere due amiche che giocavano a carte sul letto, cinque ragazzi a tavola, con le birre davanti, due sposi sul divano, i bimbi a letto, sentire un lavandino che gocciola e l'odore delle lavatrici stese. Ho cercato di raccontare la poesia che c'è nella vita di tutti i giorni, e forse per questo, nonostante l'argomento, non è una storia triste. Mi pareva che la tristezza non onorasse la memoria di quelle 32 vittime. Di loro racconto la vita, e dopo di loro la storia di un treno che correva troppo forte, che trasportava gas e che non era stato revisionato correttamente, e unisco la mia voce, a quella di tutta Viareggio, perchè anche il palco di un teatro serva a chiedere giustizia.

Viareggio non è solo una terra di vacanze e carnevale: sono figli di calafati, conoscono il pericolo: hanno domato il mare quando non c'erano le previsioni del tempo, quando si guardava il cielo per partire. Hanno principi solidi, perchè sono abituati alla precarietà della sabbia che scivola sotto i piedi. Anche le onde, come un treno, parlano. "Non c'è silenzio", racconta un pò anche questo spirito di Viareggio. Città ferita, ma che ha saputo trasfomare il dolore in forza, non è ferma ad aspettare i tempi della giustizia: si muove, si unisce ad altre realtà, denuncia e non permette che su questa vicenda cali il silenzio.

 

Elisabetta Salvatori

 

4-6-14