Lunedì 11 Dicembre 2017
ACCADDE A MARZO. Diritti spezzati: “morti di protesta” dal dopoguerra ad oggi E-mail
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In questo spazio ricorderemo ogni mese i nomi e brevemente le storie di uomini e donne che sono morti manifestando per difendere i loro diritti e più spesso i diritti di un intero Paese Troverete nomi più conosciuti e nomi meno noti, tutte persone che volevano solo manifestare le proprie idee, con dignità, con forza, senza dover piegare la testa, per riconquistare un diritto distorto e calpestato. Quando scesero nelle piazze o nei campi non volevano fare o essere degli eroi, ma noi vogliamo ricordarli come tali: eroi della libertà, del lavoro, della democrazia...

 17 marzo 1949 – Terni: Luigi Trastulli.
Dal 1887, benedetta dal re, la “Manchester italiana”, Terni, dove gli operai sembrano forgiati nello stesso acciaio fuso negli infernali altiforni, i lavoratori sudano, consumano la loro vita ed imparano la lotta di classe.
L’8 settembre del ’43, mentre la monarchia, che aveva benedetto le acciaierie in pompa magna, si dà penosamente alla fuga, gli operai ternani entrano in massa nelle bande partigiane.
Alle elezioni politiche postguerra il PCI ottiene l’80% dei voti, Terni è battezzata la “Seconda Stalingrado”, una città che lotta per la giustizia sociale e ripudia la guerra.
Il 17 marzo l’Italia entra nella NATO, un patto di guerra che, denuncia Pietro Nenni, “distrugge il sistema della sicurezza collettiva”.
Intorno alle 14,30 il voto che sancisce l’impegno italiano, poche ore dopo Terni è in piazza per la pace e il lavoro, contro la guerra.
Ci sono anche i celerini di Scelba: parte la carica con le jeeps, partono colpi d’arma da fuoco, sul selciato di viale Brin, nella città rossa di Terni muore un comunista, dissanguato da un colpo all’aorta, Luigi Trastulli, lascia la moglie e un bambino piccolo, ancora stringe il pugno contro il Patto Atlantico.
14 marzo 1950 – Porto Marghera ( VE ): Nerone Piccolo e Virgilio Scala.
Gli operai del cantiere navale Breda sono in sciopero perché da mesi non ricevono il salario e per molti sono partiti i licenziamenti.
Con loro il sindaco comunista Giobatta Gianquinto e Gianni Rodari allora giornalista de l’Unità che racconta le cronache di quella lotta.
L’intervento delle istituzioni e della stampa di sinistra nulla può contro l’arroganza padronale e gli animi degli operai sono esacerbati, ma non esprimono intenzioni violente fronteggiando la polizia per chiedere solo lavoro.
Alla loro testa il “loro” sindaco che accorre sul posto alla notizia che all’ospedale di Mestre arrivano feriti dalla Breda, cinque i feriti e i poliziotti continuano a sparare: Nerone Piccolo, 25 anni, e Virgilio Scala, 33 anni, non riescono a cavarsela e restano esanimi sulla strada insieme ad 1 Kg. di bossoli di armi automatiche, inequivocabilmente in dotazione alle forze di polizia.
Nel loro ricordo il cantautore Gualtiero Bertelli ha composto questa canzone:

La Breda
Sul muro di casa mia
una pece nera non vuole sparir
scrive la traccia sicura
di un grido strozzato che non sa morire.

Con mano ferma e decisa
è scolpito da anni "Padrone assassino"
la tua forza è l'inganno
la Breda ci insegna che deve finir.

Ha resistito agli anni
al vento, alla pioggia la forza che tu
compagno hai segnato sul muro
hai gridato sul viso solo contro un fucile.

E tre colpi, quattro, dieci
cade un compagno, un altro e anche tu
hai sentito la morte
a due dita dal collo, sei corso al riparo  finché

una pallottola sola
sparata decisa, ha colpito anche te,
"padrone sporco assassino"
c'è scritto sul muro ed è dentro di me.

 

17 marzo 1950 – Torino: Camillo Corino.
Nel corso degli anni ’50 i fascisti camuffati, e non tanto, nel M.S.I. riprendono la ribalta con la compiacenza del Governo e delle forze dell’ordine.
“Lotta politica” organo del MSI apre una campagna di “intensificata propaganda in tutti i centri operai” intervenendo con le proprie bande in varie città italiane: a Torino, nei primi giorni di marzo, nel corso della notte attivisti del Msi aggrediscono, in via S.Francesco d’Assisi, alcuni passanti che li avevano rimproverati per le scritte nostalgiche che stavano facendo sui muri, i carabinieri intervenuti arrestano alcuni di quei passanti. A Como, a Treviso il partito di Almirante torna ad aprire sedi al suono di inni fascisti, tollerati dalla polizia che carica invece i cittadini che protestano contro la palese esaltazione del fascismo.
Fino che a Torino ci scappa il morto: il 17 marzo militanti di sinistra protestano contro il MSI per gli atti di intimidazione e i soprusi registrati in città nei giorni precedenti, la polizia carica i partecipanti alla manifestazione che si sta svolgendo pacificamente sotto la sede del Msi. In conseguenza delle cariche resta ucciso il pensionato Camillo Corino, 51 anni. Vengono tradotte i questura 39 persone, 27 delle quali finiscono agli arresti.
21 marzo 1950 – Lentella ( Chieti ): Nicola Mattia e Cosimo Maciocco
Le bande fasciste continuano a imperversare nel paese imbaldanzite dalla impunità che godono presso polizia e tribunali e dalla compiacenza della D.C. che a Torino fa affiggere un manifesto nel quale afferma che la città è stata "teatro di disordini dolorosi …… con i comunisti che tentano di scavalcare gli organi legali preposti alla custodia della Costituzione", e conclude invitando la popolazione a " plaudire alle forze dell’ordine che sono le uniche tutrici della legalità democratica".
Provocazioni si hanno a Terni, Forlì, Pisa, Genova, La Spezia e Piacenza: il 20 a Terni i lavoratori rispondono con uno sciopero spontaneo negli stabilimenti industriali
Nello stesso giorno a  San Benedetto dei Marsi (L’Aquila), il militante di destra Ernesto Silvestri riduce in fin di vita, a coltellate, il comunista Mario Liberale.
I poliziotti salvano dal linciaggio il Silvestri che viene rifugiato in questura.
Stesse cortesie non usano a Lentella dove ad una pacifica manifestazione viene risposto con le armi: sul terreno rimangono Nicola Mattia e Cosimo Maciocco
22 marzo 1950 – Parma: Attila Alberti
La CGIL organizza uno sciopero generale per i fatti di Lentella, segue una grande manifestazione nel corso della quale le forze di polizia ricorrono ancora alle armi uccidendo Attila Alberti, disoccupato di 32 anni.
Centinaia sono i manifestanti feriti.
22 marzo 1950 – Avezzano: Francesco Laboni
Sempre per i fatti di Lentella: lavoratori in piazza, gli agenti aprono il fuoco colpendo a morte Francesco Laboni.
23 marzo 1950 – S. Severo ( FG ): Michel di Nunzio
Il 22 marzo anche la Camera del Lavoro di San Severo aderisce allo sciopero generale, con comizio nella mattinata.
Nel pomeriggio si ha notizia dei fatti di Parma e dell’uccisione di Attila Alberti e si decide di proseguire l'azione di protesta per il 23, organizzando i “picchetti” fin dalla sera, con volantinaggi organizzati da decine di ragazzi, molti dei quali vengono arrestati, con ciò innalzando sempre più la tensione, fino all’assalto alla sede del MSI e ai blocchi di accesso alla città .
Su S. Severo vengono fatti confluire da altri Comuni agenti, blindati e addirittura quattro carri armati che si dirigono verso le sedi del PCI e della CGIL dove arrestano una settantina di persone trasferite al carcere di Lucera.
Per sciogliere la manifestazione i poliziotti sparano sui manifestanti.
Il bilancio della giornata si chiude con un morto (Michele Di Nunzio, di 33 anni, padre di 4 bambini) e 40 feriti (tra i quali un ragazzino di 10 anni).
Testimoni oculari riferiscono di colpi d’arma da fuoco partiti dalle sedi del MSI e di provocazioni messe in atto da attivisti missini, subito prosciolti, mentre finiscono in carcere con l’accusa di insurrezione armata il segretario della sez. del PCI e altri  dirigenti locali, lavoratori e semplici cittadini (110 imputati di cui 98 detenuti ).
Solo nel 1952 gli imputati ottengono il proscioglimento.
19 marzo 1952 – Villa Literno ( CE ): Luigi Noviello
I contadini, esasperati per le misere condizioni economiche in cui sono costretti a vivere, scendono in piazza per manifestare contro le assegnazioni clientelari delle terre appartenute all’Opera Nazionale Combattenti.
Le cariche della polizia provocano la morte di Luigi Noviello, bracciante e padre di 8 figli.
30 marzo 1953 – Bitonto: Francesco Ricci
Manifestazione nazionale contro la “legge truffa”: colpito a morte dalla polizia Francesco Ricci di 57 anni.
14 marzo 1956 – Barletta ( BA ): Giuseppe Di Corato, Giuseppe Spadaro e Giuseppe Lojodice
4.000 braccianti disoccupati, uomini e donne, manifestano per ottenere i “pacchi” della Pontificia Opera assistenza e si dirigono verso i depositi dove giacciono viveri e vestiario non distribuiti.
Manifestano “per fame”, la polizia risponde con il fuoco: muoiono i braccianti Giuseppe Di Corato e Giuseppe  Spadaro e l’operaio Giuseppe Lojodice, tutti e tre disoccupati. Sei i feriti.
11 marzo 1972 – Milano: Giuseppe Tavecchio
La piazza è gremita da manifestanti che chiedono la verità sui fatti di Piazza Fontana e l’assoluzione di Pietro Valpreda, l’anarchico ingiustamente accusato della “Strage di Stato”.
Dai celerini schierati contro i dimostranti parte un candelotto lacrimogeno, sparato ad altezza d’uomo, che colpisce il pensionato Giuseppe Tavecchio uccidendolo.
Le prime dichiarazioni parlano di morte per collasso da vecchiaia o per paura, l’autopsia poi conferma la verità: la morte è causata dal candelotto sparato su un ordine arbitrario del capitano di p. s. Dario Del Medico, incriminato per “omicidio colposo”.
La condanna al processo di primo grado viene cassata in appello con l’assoluzione del capitano perché “il fatto non costituisce reato”.
14 marzo 1976 – Roma: Mario Marotta
Su piazza di Spagna sono appena calate le tenebre di prima serata, manca un quarto d’ora alle 19.00 e c’è ancora la folla dello shopping alla quale si mischiano qualche decina di giovani che lanciano alcune bottiglie molotov verso l’ambasciata spagnola per protesta contro il perdurare della politica franchista dopo la recente morte del dittatore.
Le forze dell’ordine, di presidio alla sede diplomatica, reagiscono sparando contro i giovani che, guadagnata la scala di Trinità dei Monti, fuggono per la salita di San Sebastianello.
Una jeep partita da Via Sistina raggiunge il gruppetto in fuga con i poliziotti che aprono il fuoco alla cieca: vengono feriti due dimostranti, ma chi ha la peggio è un ignaro passante, Mario Marotta, ingegnere di 52 anni, a passeggio con la fidanzata verso il Pincio.
L’ingegnere, fratello di un tenente dei carabinieri, muore sul colpo
11 marzo 1977 - Bologna: Francesco Lo Russo
All’Università è in corso uno scontro fra gli studenti del “Movimento” e quelli di “Comunione e Liberazione”che chiamano le forze dell’ordine, al cui arrivo gli studenti di sinistra stanno solo lanciando innocui slogan, il che non evita che vengano caricati, cosa che fa salire la tensione, con scontri che si spostano in tutta la zona dell’Università.
Il giovane Francesco Lo Russo, 25 anni, di Lotta Continua, cerca di uscire dal centro degli scontri e cercare riparo, ma un proiettile lo centra in pieno.
Muore durante la corsa dell’ambulanza verso l’ospedale..
Viene arrestato, ai primi di settembre, e accusato il carabiniere Massimo Tramontani, che secondo vari testimoni è stato visto sparare più colpi d’arma da fuoco prendendo la mira.
Scarcerato dopo poco più di un mese, l’agente viene poi prosciolto per aver fatto uso legittimo delle armi.

 

 

marzo 2010