Mercoledì 18 Ottobre 2017
ACCADDE AD APRILE. Diritti spezzati: “morti di protesta” dal dopoguerra ad oggi E-mail
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In questo spazio ricorderemo ogni mese i nomi e brevemente le storie di uomini e donne che sono morti manifestando per difendere i loro diritti e più spesso i diritti di un intero Paese Troverete nomi più conosciuti e nomi meno noti, tutte persone che volevano solo manifestare le proprie idee, con dignità, con forza, senza dover piegare la testa, per riconquistare un diritto distorto e calpestato. Quando scesero nelle piazze o nei campi non volevano fare o essere degli eroi, ma noi vogliamo ricordarli come tali: eroi della libertà, del lavoro, della democrazia...

 

 

 

 

13 Aprile 1947 – Petilia Policastro (Catanzaro): Isabella Carvelli e Francesco Mascaro
Il movimento contadino cresce e si rafforza in tutta Italia con l’obbiettivo dell’occupazione delle terre dei feudi.
I decreti del comunista Gullo, allora Ministro dell’Agricoltura, dovrebbero tutelare le rivendicazioni dei lavoratori, ma per le forze di polizia sembra che l’occupazione della terra sia un reato da reprimere ed ogni assembramento di braccianti un atto eversivo da stroncare, anche quando è un pacifico gruppo di lavoratori al ritorno dai campi.
Così è a Petilia il 13 aprile del ’47: tornano alle loro case e i carabinieri li caricano e sette li arrestano, senza alcun motivo.
I paesani non ci stanno, rivogliono gli arrestati, avanzano verso i gendarmi che sparano sulla folla provocando il ferimento di decine di popolani, due ci lasciano la pelle: Francesco Mascaro, spazzino e Isabella Carvelli, contadina di 25 anni, per le forze dell’ordine “banditi” e nessuno ha pagato.
13 aprile 1948 –Andria (Bari): Riccardo Suriano.
Ad Andria, come in tutto il meridione, il secondo dopoguerra è fame per i contadini ed i lavoratori salariati, mentre prosperano le famiglie dei feudatari che fanno affari grazie ai bassi salari ed ai commerci.
La divisione ed assegnazione delle terre ai braccianti procede lenta nonostante le leggi e le resistenze dei grandi proprietari sono assecondate dallo Stato.
Il movimento bracciantile non demorde dalla lotta, sostenuto dalla CGIL ed in prima persona da Di Vittorio che nel mese di marzo si vede spesso ai comizi sulle piazze della città.
Il 13 si torna in piazza per l’ennesima volta: sciopero e manifestazione.
Per l’ennesima volta le forze di polizia sono inviate per reprimere, oggi fanno uso dei gas lacrimogeni, i manifestanti si disorientano, si disperdono, non si vede nulla in mezzo al fumo, non trovi più il compagno vicino….Riccardo Suriano, bracciante, è stordito, si trova isolato dai suoi compagni, senza difese, e lo uccidono colpendolo più volte con il calcio del moschetto.
Aprile 1949 -  A Mazzara del Vallo (TP)  ancora braccianti ammazzati:
il giorno 4 tocca a Francesco La Rosa : portato in caserma dai carabinieri, nel corso di un interrogatorio viene strangolato
il 19 un manifestante è ucciso dalla polizia che apre il fuoco contro braccianti in lotta.
30 Aprile 1950 – Celano ( AQ ): Antonio Berardicuti;Agostino Parvis; Antonio D’Alessandro.
Con la presenza di Giuseppe Di Vittorio nella piazza di Avezzano i contadini del Fucino avevano festeggiato pochi giorni prima una grande vittoria contro il principe feudatario Torlonia, la sera del 30 la vendetta della reazione agraria: fascisti e carabinieri, senza un perché, se non quello di “fargliela pagare ai cafoni”, tendono una imboscata ai lavoratori in attesa delle liste di quelli che la mattina dopo sarebbero andati a lavorare e sparano ad altezza d’uomo provocando numerosi feriti e la morte dei braccianti Antonio Berardicuti  ed Agostino Parvis, barbaramente trucidati dai fucilieri a difesa dei Torlonia.
Cade morto, insieme ai contadini in lotta, anche il comunista Antonio D’Alesasandro, ucciso da fiancheggiatori della polizia al soldo degli agrari.
27 Aprile 1966 – Roma: Paolo Rossi.
Lo ammazzano i fascisti del raggruppamento universitario Caravella facendolo cadere dall’alto del muretto che delimita la scalinata che porta all’ingresso della facoltà di Lettere della Sapienza.
Ai piedi della scalinata i poliziotti stanno a guardare senza intervenire per fermare l’aggressione dei neofascisti, per lo più provenienti dalla facoltà di Legge, contro la facoltà che raccoglieva in maggioranza studenti di sinistra.
Paolo Rossi  muore in nottata, il giudice istruttore dichiara di non procedere risultando ignoti gli autori delle percosse su Paolo.
La polizia infatti, lì presente in forze, non ha identificato nessuno degli aggressori.
9 Aprile 1969 – Battipaglia ( SA ): Carmine Citro e Teresa Ricciardi.
Tutta Battipaglia è in piazza per manifestare contro la chiusura del Tabacchificio e dello Zuccherificio, le uniche fabbriche della città, che, considerando anche l’indotto, costituiscono l’unica fonte di reddito per più della metà della popolazione locale.
Viene occupata la stazione e stabiliti posti di blocco intorno al paese, rotti però da migliaia di agenti che, non contenti di aver occupato Battipaglia, caricano manifestanti e cittadini inermi e sparano sulla folla senza riguardi uccidendo Carmine Citro, un giovane tipografo al quale il piombo dei celerini stronca la vita all’età di 19 anni, e Teresa Ricciardi, un po’ più avanti negli anni, trentenne professoressa di scuola media ad Eboli, colpita mentre si affaccia alla finestra della propria casa.
Il Rosso Aprile del ’75:
     16 –Milano: Claudio Varalli
     17 – Milano: Giannino Zibecchi 
     17 – Torino: Tonino Miccichè 
     19 – Firenze: Rodolfo Boschi
Anche Varalli  lo ammazzano i fascisti sanbabilini, che in piazza Cavour aggrediscono un gruppo di giovani che tornano da una manifestazione per la casa organizzata dal Sindacato Inquilini.
Tale Antonio Braggioni fa uso di una “7,65”: chi scappa, chi si getta a terra, ma Claudio non ce la fa. Colpito alla nuca muore all’età di 17 anni.
Il giorno appresso Giannino Zibecchi, insieme ad altre centinaia di manifestanti, nella stessa piazza Cavour, urla rabbia e giustizia per Varalli: a lui lo trucidano le ruote di una camionetta della polizia,
impegnata in una così detta “manovra sfollagente” consistente nell’invasione anche dei marciapiedi per disperdere e punire i manifestanti.
Alla guida il carabiniere Sergio Chiareri, che non ha pagato conseguenze.
Miccichè, tenta solo di placare una lite alle case popolari di Via degli Ulivi, quartiere Falchera, suscitata dalla prepotenza di un certo Paolo Fiocco che intende occupare un garage che non gli spetta.
La sfortuna di Tonino vuole che il Fiocco sia una guardia giurata,quindi ha una pistola, e sindacalista della CISNAL molto vicino al MSI.
Gli spara in faccia, con ferocia, a Tonino, che invece secondo testimoni, muore con il sorriso del paciere sulle labbra.
La guardia se la cava con pochi anni di galera.
Rodolfo Boschi  trova la morte a Firenze nel corso di una manifestazione indetta dal’A.N.P.I. per i fatti di Milano.
La manifestazione antifascista è attaccata dalla polizia che tenta di disperdere i partecipanti facendo uso di armi da fuoco e l’agente Orazio Basile colpisce il Boschi ed un altro antifascista, Francesco Panichi. Il Boschi, giovane operaio ENEL, muore, Panichi resta ferito e viene arrestato.
Al processo l’agente è condannato a 8 mesi con la condizionale per “eccesso colposo di legittima difesa”, Panichi si prende 10 anni di galera per una serie di piccoli reati connessi alla manifestazione
7 Aprile 1976- Roma: Mario Salvi.
La Cassazione è riunita per l’esame della condanna inferta all’anarchico Giovanni Marini, accusato della morte del missino Carlo Falvella avvenuta nel corso di un attacco fascista a sedi della sinistra rivoluzionaria.
Nonostante fosse stato appurato che il Marini aveva agito in reazione all’attacco e in condizioni di difesa era stato condannato a 9 anni di reclusione.
Il giorno dell’esame in Cassazione i giovani di vari comitati comunisti della capitale sono di presidio in piazza Cavour, davanti al “Palazzaccio”.
Appena giunge notizia della conferma della condanna da parte della Corte un gruppo si stacca dal presidio dirigendosi verso il Ministero di Grazia e Giustizia davanti al quale non riescono a sostare per il presidio di polizia che induce i dimostranti alla fuga per evitare arresti ed identificazioni.
Un agente di custodia, Domenico Velluto, lì di servizio, insegue i giovani e spara: Mario Salvi, 21 anni, viene ucciso da un colpo alla nuca.
Arrestato il 15 aprile. Il Velluto viene scarcerato a fine agosto per “sincero pentimento”, quindi assolto l’8 luglio dell’anno seguente “per aver fatto uso legittimo delle armi”.
27 Aprile 1976 – Milano: Gaetano Amoroso.
Gaetano, militante del Comitato Antifascista di porta Venezia, viene aggredito, insieme ad altri compagni, la sera del 27 aprile da un manipolo fascista.
Accoltellato e ridotto in fin di vita muore pochi giorni dopo in ospedale.
L’accoltellatore Gilberto Cavallini, noto terrorista dei NAR, accusato di omicidio premeditato ed altri reati, fra clandestinità e semilibertà (chissà perché concessa) gira libero per l’Italia fino ad un nuovo arresto alla fine del 2002 (la Repubblica, 19 dic. 2002). Si pone il dubbio: al momento starà ancora in galera?
19 Aprile 1979 - Roma: Ciro Principessa.
Va bene pure a Claudio Minetti, figlio di Leda Minetti, compagna di Stefano delle Chiaie.
Estremista di destra, fratello di Riccardo, suicida nel carcere di Regina Coeli dove si trova in attesa di testimoniare su Piazza Fontana, Claudio è afflitto da disturbi mentali e vive nella fede della madre per il fascismo.
Non va bene a Ciro Principessa, quando Claudio entra nella sezione del PCI di Via di Torpignattara per chiedere un libro al cui rifiuto risponde accoltellando Ciro che muore in ospedale il giorno seguente (la lapide in Via di Torpignattara ricorda Ciro, vittima del fascismo nell’Italia repubblicana, che non ha saputo rendergli giustizia).
Claudio Minetti viene dichiarato “non punibile” dalla Corte di Assise di Roma che lo ritiene incapace di intendere e di volere e lo invia per un certo tempo in manicomio giudiziario.

 








2-4-10