Martedì 17 Ottobre 2017
ACCADDE A LUGLIO. Diritti spezzati: “morti di protesta” dal dopoguerra ad oggi E-mail
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In questo spazio ricorderemo ogni mese i nomi e brevemente le storie di uomini e donne che sono morti manifestando per difendere i loro diritti e più spesso i diritti di un intero Paese Troverete nomi più conosciuti e nomi meno noti, tutte persone che volevano solo manifestare le proprie idee, con dignità, con forza, senza dover piegare la testa, per riconquistare un diritto distorto e calpestato. Quando scesero nelle piazze o nei campi non volevano fare o essere degli eroi, ma noi vogliamo ricordarli come tali: eroi della libertà, del lavoro, della democrazia...

 

 


Luglio 1945 – L’Italia è stata da poco liberata dal nazifascismo: crollata l’ultima trincea difensiva, la così detta “linea gotica” i tedeschi hanno preso la via delle Alpi, Mussolini con altri suoi gerarchi è stato giustiziato a Dongo e le truppe alleate sono entrate nelle città dell’Alta Italia, che trovano già liberate dai partigiani del C.L.N.
Il 21 giugno nasce il governo presieduto da Ferruccio Parri con la partecipazione dei rappresentanti di tutti i partiti componenti il C.L.N.
“L’alba di un mondo nuovo”, come titola il bel romanzo di Asor Rosa, apre alla speranza il futuro di tanti lavoratori italiani.
La disillusione e la conseguente rabbia arrivano presto, con l’estate e specialmente nel mondo del proletariato rurale, impaziente che venga applicata una legge nazionale, varata nel ’44,durante il governo di Ivanoe Bonomi , con la firma del comunista Fausto Gullo e che prevede l’assegnazione ai contadini poveri delle terre incolte.
Gli  agrari dicono che la legge non c’è, è una “invenzione” dei comunisti e la pensano così anche le forze dell’ordine, che, all’esplodere degli inevitabili scontri, seguenti ad un accordo-truffa, ordito  dal democristiano Aldisio, spalleggiano i padroni reprimendo le lotte dei lavoratori.
1-2 luglio – Minervino Murge ( Bari ): la tensione è alta, i lavoratori si sentono traditi nelle loro aspettative, i militanti del PCI accumulano frustrazioni nell’assistere a rigurgiti neofascisti e di fronte alla risorgente tracotanza del padronato agrario.
La rabbia esplode quando l’immagine dello Stato che appare è quella dei carabinieri schierati dalla parte dei padroni del giorno prima e la repressione si abbatte contro coloro che più avevano combattuto il regime fascista.
Al montare delle prime manifestazioni rivendicative vengono arrestati il segretario del movimento giovanile comunista ed un altro militante.
Si torna a sparare, da entrambe le parti, ma chi ci lascia la pelle sono due dimostranti.
2 luglio – Andria ( Bari ): gli scontri coinvolgono militanti di sinistra, ex fascisti e forze dell’ordine, nel conflitto a fuoco che li accompagna muoiono cinque persone fra entrambe le parti.

 

2 luglio 1948 – San Martino in Rio ( RE ): Sante Mussini.
I mezzadri emiliani avevano combattuto contro il fascismo, durante la Resistenza, per cambiare lo stato delle cose nel paese.
Fino ad allora il mezzadro era stato come uno schiavo: lavorava la terra del padrone e doveva pure aiutarlo nelle faccende di casa se questi chiamava e ordinava, spesso il padrone si portava a letto le mogli e le figlie del contadino e lo poteva cacciare via quando voleva, al primo segno di protesta.
Cacciato il fascismo anche per il mezzadro c’è la legge: il padrone non può pretendere da lui prestazioni oltre gli accordi di mezzadria, non può cacciarlo senza una motivazione valida e la ripartizione sulla produzione prevede la parte del 60 per cento al mezzadro.
Sembra che il sacrificio dei fratelli Cervi non sia stato vano….
Solo che i padroni questa nuova legge non vogliono accettarla e chi dovrebbe farla rispettare pare che non abbia alcuna intenzione di compiere il suo ufficio, così che quando i mezzadri di San Martino in Rio si recano dagli agrari per pretendere quanto loro dovuto trovano in genere ad aspettarli Carabinieri e Polizia, che non li fanno nemmeno parlare, ma “sgombrano” le delegazioni dei contadini e proteggono l’ozio del padrone.
Nessun agrario è oggetto di denuncia da parte delle forze dell’ordine e nessun magistrato raccoglie seriamente la denuncia del mezzadro.
Questo sì invece: proprio ai primi di luglio si trovano in galera tutti i sindacalisti di San Martino e i componenti della commissione che dovrebbe controllare il rispetto della legge.
Il pretesto agli arresti: le lotte per ottenere il rispetto del “lodo De Gasperi” che prevede l’assegnazione dei danni di guerra ai contadini e l’assunzione dei disoccupati da parte dei latifondisti.
Il reato: non rispetto della volontà padronale di non rispettare la legge.
È troppo e in massa i mezzadri di San Martino si portano sotto le carceri per chiedere il rilascio dei sindacalisti, i Carabinieri chiamano rinforzi da Reggio, un camion, due autoblindo ed una camionetta, San Martino è un piccolo paese, le strade sono strette, la folla che s’è radunata è grande, le autoblindo non riescono a passare, il capitano insiste, avanti, e Sante Mussini, mezzadro, finisce sotto, con la testa schiacciata e staccata dal corpo.

14 luglio 1948 – Roma: Filippo Ghionna e un altro dimostrante.
Alle 11.30 Palmiro Togliatti e Nilde Jotti escono dalla Camera dei Deputati e mentre si avviano lungo Via della Missione vengono raggiunti da tale Antonio Pallante che esplode tre colpi di rivoltella contro il Segretario del P.C.I. condotto al Policlinico romano in “prognosi riservata”.
Alla notizia del grave attentato a Togliatti si mobilita in tutta Italia il popolo comunista, che apre uno “sciopero generale” e scende in piazza senza attendere le direttive del Partito: gli operai della FIAT occupano la fabbrica, scontri armati si registrano in tante città.
A Roma una marea umana inonda Piazza Colonna e Piazza Esedra dove si svolge un comizio con Longo e D’Onofrio che dal palco invitano alla calma, mentre gli operai sotto il palco gridano: “D’Onofrio dacce er via”.
I dirigenti comunisti riescono ad impedire che Piazza Esedra arda, evitando così una carneficina, visto le imponenti forze di polizia presenti intorno alla piazza e la rabbia incontenibile dei lavoratori, che vengono invitati a sfilare in silenzio verso il Policlinico dove “Il Migliore” lotta fra la vita e la morte, ma in altre parti della città continuano gli scontri ed a fine giornata si contano due morti, uno dei quali, l’operaio edile Filippo Ghionna, di appena 19 anni.

14 luglio 1948 – Napoli: Giovanni Quinto – Angelo Fischietti.
I comunisti di Napoli si radunano un Piazza Dante per protestare contro l’attentato al loro segretario, tanti sono i manifestanti e tanti gli uomini delle forze dell’ordine schierate in piazza e lungo le vie adiacenti, tanta è la rabbia da una parte ed il nervosismo dall’altra, la tensione è al massimo, folle di militanti stringono i mezzi di polizia e carabinieri, i motori sono accesi, le dita tremano sui grilletti, i lavoratori attaccano, le forze dell’ordine caricano, feriti da entrambe le parti, decine, due le vittime: lo studente di ingegneria Giovanni Quinto e l’operaio Angelo Fischietti.

14 luglio 1948 – Taranto: Angelo la Tartara.
Scontri presso i Cantieri Navali in sciopero e davanti la sede della Camera del lavoro, alcuni feriti e un morto, l’operaio Angelo Latartara.
Muore pochi giorni dopo l’agente di polizia Giovanni Doria, a causa delle ferite riportate nei tumulti.

14 luglio 1948 – Livorno : due morti
A Livorno sembra stia per scoppiare la rivoluzione con assalto e saccheggio di alcuni negozi di armi, poliziotti disarmati, scontri che provocano oltre venti feriti e la morte di un dimostrante, Corrado Neri, e di un agente di P.S.

14/15 luglio 1948 – Genova: Biagio Stefano, Mariano d’Amori, Angiolina Alice Roba.
Si infittisce la lista dei “morti di Togliatti”, negli scontri in Piazza De Ferrari, davanti la caserma della polizia a Ponte Spinola, in via XX Settembre dove c’è la sede del M.S.I.
Si spara da una parte e dall’altra, inutilmente i dirigenti di PCI, PSI e Camera del Lavoro invitano alla calma, che, nonostante il Prefetto decreti lo stato d’assedio, fin dal primo pomeriggio del 15, torna solo il giorno seguente, con 43 feriti e tre morti, una, Angiolina, colpita mentre si trova affacciata alla finestra.

15 luglio 1948 –Bologna
Scontri violenti nel corso dei quali muore un operaio

15 luglio 1948 – Porto Marghera ( VE ) : Cesare Pietro.
Un morto e un ferito anche qui.

15 luglio 1948 – Gravina di Puglia ( BA ): Michele D’Elia
Nel meridione d’Italia la rabbia del proletariato è forse ancora maggiore, le condizioni di vita sono peggiori che nel resto del paese, ancora domina il latifondo e lo sfruttamento dei braccianti, le poche occasioni di lavoro offerte al di là dei campi insufficienti e lontane dalle garanzie che dovrebbero tutelare il lavoro operaio, più che nel Nord sottomesso al ricatto e allo sfruttamento, così che la protesta per l’attentato al Capo del Partito che agli occhi della povera gente appare la guida verso il riscatto, si salda alle rivendicazioni dei braccianti e degli operai, che invadono il pastificio Divella, simbolo del padronato e dello sfruttamento.
Ne segue lo sgombero e la resistenza degli occupanti che danno vita a scontri impari con le forze dell’ordine.
Come di consueto la conclusione è la morte di un lavoratore, il bracciante D’Elia.

15 luglio 1948 – prove di rivoluzione ad Abbadia San Salvatore ( SI )
Il Monte Amiata è terra di minatori dall’antichità: l’attività estrattiva, secondo i reperti archeologici rinvenuti, risalirebbe ad età precristiana, sviluppandosi poi nel Medio Evo e nell’Età Moderna fino alla formazione nel 1841 della prima S.p.A., lo “Stabilimento Mineralogico Modigliani” per lo “sfruttamento” delle miniere…e dei minatori.
Di converso man mano si forma una coscienza di classe e la tendenza all’associazionismo da parte dei lavoratori: nasce nel 1890 la prima società di mutuo soccorso.
Il ventennio fascista contribuisce a scavare solchi profondi nella società amiatina, le speranze nate con la “Liberazione” subiscono poi una dolorose sferzata con le elezioni del 18 aprile del ’48 che con la vittoria democristiana minacciano un ulteriore rafforzamento dei “padroni”.
In questo clima l’attentato a Togliatti appare il replay dell’attentato a Matteotti e quindi il presagio di un ritorno fascista, una provocazione grave contro chi attivamente ha contribuito alla cacciata del fascismo.
La notizia arriva lo stesso 14 col giornale radio delle ore 13.00, immediatamente si blocca ogni attività lavorativa nel paese e le piazze si riempiono di persone che discutono l’accaduto auspicando forti iniziative di protesta, che si concretizzano con l’uscita dei minatori dalle miniere che non si conclude a casa, ma sotto la Casa del Popolo, dove all’intenzione manifestata dai lavoratori di passare subito all’azione, il segretario del PCI, Domenico Cini, invita, secondo le direttive del partito, alla calma, tuttavia non riuscendovi.
Avvengono tafferugli e scontri tra operai e personaggi della DC e del MSI, le sedi della DC e delle ACLI vengono devastate, infine l’occupazione della centralina telefonica e il taglio dei cavi che permettono i collegamenti fra il Nord e il Sud del paese sembrano configurare il rischio del desbordamento verso una guerra civile.
Il 15 il paese è bloccato dallo sciopero generale dei minatori, si formano blocchi stradali e un mezzo della polizia che cerca di sfondare viene circondato dai dimostranti, si spara da entrambe le parti e ci rimette la vita un agente di polizia.
La stessa sera un altro poliziotto viene ucciso a coltellate, il paese è assediato dalle forze dell’ordine coadiuvate dai militari del 78° reggimento “Lupi di Toscana” che procedono a rastrellamenti e retate: 264 arresti con 337 rinvii a giudizio.
Le società minerarie fanno la loro parte licenziando in massa oltre un migliaio di operai fra i più politicizzati, oltre 300 solo ad Abbadia S. Salvatore.

19 luglio 1948 – Siena: Severino Meattini.
Il 19 luglio Togliatti è dichiarato fuori pericolo, la Direzione del PCI ,dopo il telegramma di Stalin che in pratica esclude sviluppi “rivoluzionari” alle sollevazioni operaie, si esprime per un ritorno alla calma, Longo e lo stesso Secchia fanno appello ai compagni di stemperare le proteste, e l’appello viene sostanzialmente raccolto.
Non cessa tuttavia la repressione e la provocazione: a Siena nel giorno dei funerali dei due poliziotti di Abbadia S. Salvatore un provocatore spara con arma da fuoco, non si capisce bene da dove e chi abbia sparato, ma subito le forze dell’ordine puntano alla sede della Lega Contadina facendo irruzione nei locali e procedendo all’arresto del segretario della Lega, seguono inevitabili gli scontri con i presenti che rivendicano la loro innocenza rispetto agli spari e il diritto a non subire la violenta incursione, come risposta giù botte, molti contadini vengono malmenati, altri menano le mani pure loro e Severino Meattini, di Torrenieri graziosa frazione di Montalcino, ci rimette la vita.
La Lega immola l’ennesimo suo dirigente, il capo dei contadini organizzati del borgo un tempo conosciuto per essere attraversato dalla Via Francigena.

24 luglio 1948 – Gravina di Puglia ( BA ): Luigi Schiavino , Bonifacio Loglisci
A Gravina si continua a manifestare, nonostante i morti nelle lotte contadine e negli stessi giorni passati, l’attentato a Togliatti acuisce la rabbia e si torna in piazza, per rivendicare migliori condizioni per i braccianti e diritti politici pieni per i “cafoni” difesi dagli uomini di Di Vittorio, che non si risparmiano nelle attività sindacali, così che proprio a dei sindacalisti tocca ‘sta volta la mala sorte e negli scontri, che divampano quando le forze dell’ordine tentano di sciogliere una manifestazione, perdono la vita Luigi Schiavino e Bonifacio Loglisci.

5 luglio 1960 – Licata: Vincenzo Napoli
Capo del Governo in Italia dal marzo ’60 è Fernando Tambroni che ottiene la fiducia solo grazie ai voti dei monarchici e dei fascisti che tornano a rialzare il capo più arroganti che mai.
A giugno del ’60 il M.S.I. annuncia che terrà il proprio congresso nazionale Genova città medaglia d’oro della resistenza, chiaramente una provocazione che fa insorgere la città: il 30 giugno scendono in piazza i “camalli” insieme ai “ragazzi dalle magliette a righe”e a decine di migliaia di persone, che, al tentativo della polizia di sciogliere la manifestazione, rovesciano le jeep, disarmano i poliziotti e in sostanza si impadroniscono della città.
Il Prefetto annulla il congresso del M.S.I., ma Tambroni, prendendo a pretesto la sollevazione di Genova, ordina la linea dura contro le manifestazioni.
A Roma Raimondo d’Inzeo, campione olimpionico di equitazione ed ufficiale dei carabinieri guida le cariche di cavalleria contro manifestanti antifascisti, ferendo a scudisciate giovani e lavoratori, senza risparmiare alcuni deputati del PSI e del PCI.
A Licata la mano della repressione si fa pesante davvero fino all’assurdo e all’insostenibile, pensa il giovane Vincenzo, venticinque anni, vedendo un ragazzino appena tenuto fermo al muro e picchiato da uomini in divisa.
Interviene pensando di salvare il ragazzo, ma provoca una reazione ancora più violenta, gli spari sui manifestanti: 24 feriti e Vincenzo Napoli ridotto a cadavere.
Dolente revanche di immagini cupe del triste e non lontano passato

ecco i poliziotti 
che piantonano il tempio, tozzi e assorti. 
Li vedo appena, coi loro cappotti 
grigiastri, contro un albero secco, 
contro i bui scorci del ghetto: 
e colgo una breve luce, negli occhi 
umiliati dal loro goffo sonno di giovinotti: 
una accecata stanchezza che vede nemici 
in ognuno, un veleno di dolori antichi, 
un odio di servi: restano indietro, 
soli come lo scirocco che vortica tra le pietre. 
Una vergogna, triste come la notte 
che regna su Roma, regna sul mondo. 
Il cuore non vi resiste: risponde 
con una lacrima, che subito ringhiotte. 
Troppe lacrime, ancora non piante, lottano, 
oltre questi umilianti quindici anni, 
dentro le nostre dimentiche anime: 
il dolore è ormai troppo simile al rancore, 
neanche la sua purezza ci consola. 
Troppe lacrime: a coloro che verranno 
al mondo, per molto tempo ancora 
questa vergogna farà arido il cuore.
(P.P. Pasolini:”la croce uncinata”

7 luglio 1960 – I morti di Reggio Emilia
A Reggio Emilia il 6 giugno la CGIL proclama lo sciopero per il giorno seguente, la polizia  vieta gli assembramenti così che per il 7 l’unico posto possibile per una assemblea è il teatro Verdi che però dispone solo di 600 posti, troppo pochi per le oltre 20.000 persone che hanno lasciato scuole, fabbriche ed uffici.
300 operai delle Officine Meccaniche Reggiane decidono allora di recarsi al monumento dei Caduti, seguiti dal resto dei manifestanti che danno vita ad una pacifica manifestazione, intonando canti di protesta.
Alle 16,45 avviene la carica contro la folla inerme, poi gli scontri egli spari….tanti conoscono la storia, Reggio non dimenticherà mai i suoi morti, in questa pagina piace ricordarli con le parole del cantautore Fausto Amodei:

Compagno cittadino, fratello partigiano
teniamoci per mano in questi giorni tristi.
Di nuovo a Reggio Emilia, di nuovo la` in Sicilia
son morti dei compagni per mano dei fascisti.
Son morti sui vent'anni per il nostro domani,
son morti come vecchi partigiani.
…………………………………………..
A diciannove anni e` morto Ovidio Franchi
per quelli che son stanchi o sono ancora incerti.
Lauro Farioli e` morto per riparare al torto
di chi s'e` gia` scordato di Duccio Galimberti.
Son morti sui vent'anni per il nostro domani
son morti come vecchi partigiani.
Marino Serri e` morto, e` morto Afro Tondelli
ma gli occhi dei fratelli si son tenuti asciutti.
Compagni sia ben chiaro che questo sangue amaro
versato a Reggio Emilia e` sangue di noi tutti.
………………………………………………
Compagno Ovidio Franchi, compagno Afro Tondelli
e voi Marino Serri, Reverberi e Farioli
dovremo tutti quanti aver d'ora in avanti
voialtri al nostro fianco per non sentirci soli.
Morti di Reggio Emilia uscite dalla fossa
fuori a cantar con noi Bandiera Rossa!

Il più giovane ha 19 anni, il più anziano, Serri, ne ha 41, ex partigiano come Emilio Reverberi, licenziato dalle Officine Meccaniche perché comunista ed antifascista come quelli che nei giorni seguenti continuano a morire.

8 luglio 1960 – Palermo: 5 morti
Francesco Vella, sindacalista edile di 42 anni, colpito mortalmente mentre sta soccorrendo un giovane colpito al petto da una pallottola, Giuseppe Malleo, che morirà nei giorni successivi.
Perde la vita, nelle manifestazioni della città siciliana anche il diciottenne Andrea Cangitano, manovale disoccupato.
Una  donna di 53 anni, Rosa La Barbera, è colpita a morte da un proiettile impazzito che la raggiunge in casa mentre si accinge a chiudere la finestra.
40 i feriti.

8 luglio 1960 – Catania: Salvatore Novembre
Edile disoccupato, isolato nel corso della manifestazione, rimane sulla piazza privo di vita dopo le cariche, in un chiazza di sangue che inonda il selciato ( forse è morto dissanguato senza soccorso ).
Nella stessa manifestazione rimangono feriti altri 7 manifestanti.

Finalmente il 19 luglio Tambroni presenta le dimissioni, il 22 il Presidente Gronchi conferisce l’incarico ad Amintore Fanfani

20 luglio 2001 – Genova: Carlo Giuliani
Quest’anno il G8 si svolge a Genova, dove i “grandi” della Terra (quella che conta) hanno già preso alloggio.
Il 20, di buon mattino, arrivano i militanti del “Genoa Social Forum” , le “tute bianche” capitanate da Luca Casarini e tanti giovani e meno giovani che intendono manifestare la loro protesta contro le diseguaglianze, la fame, l’oppressione che vessano una larga fetta del Pianeta.
Per loro il GSF ha predisposto gli alloggi nella scuola Diaz.
Carlo, figlio di Haidi e Giuliano Giuliani,conosciuto sindacalista della CGIL, nato a Roma nel 1978, vive ora, con la famiglia, a Genova, dove studia Storia all’Università.
Il venerdì 20 è una bella giornata, inizia il week end e nei programmi di Carlo c’è una gita a mare per un bagno e qualche ora di riposo dallo studio, infatti sotto i pantaloni indossa il costume da mare, però rivede i suoi programmi giungendogli notizia che i militanti che stanno affluendo su Genova sono fermati dalle forze di polizia che hanno predisposto serrati filtri per impedire una convergenza di massa verso l’ampia zona off limit.
Sente che non può esimersi dal dare il suo contributo ai compagni con i quali condivide ideali e speranze, raggiunge così i punti di concentramento dei manifestanti, diversi per le due “anime” della contestazione: le “tute bianche” che intendono manifestare pacificamente e i “blak blok” un gruppo anarchico che aggredisce a muso duro il convegno dei Capi di Stato, cadendo nel tranello di chi prepara una risposta ancora più dura.
Viene assaltato il carcere di Marassi con sassi e bottiglie incendiare, si tenta di aprire dei varchi nella zona proibita: oltre tre ore di guerriglia sconvolgono Genova, con cariche, lanci di molotov, lacrimogeni, fumo da tutte le parti, ululato di auto della polizia a sirene spiegate, gente in fuga per i vicoli sbarrati.
Carlo cerca di dirigersi verso il corteo delle “Tute Bianche”, ma è difficile imboccare le strade giuste a causa del caos e dei blocchi delle forze dell’ordine, non si sa chi ti sta vicino in quei momenti, un compagno o un provocatore, non sai se il poliziotto che nervoso ti sta davanti può premere il grilletto, se il mezzo su cui sosta con il motore acceso ti viene a travolgere e hai tanta rabbia in corpo.
Carlo ha davanti a sé il carabiniere Mario Placanica, su un mezzo insieme a due colleghi, equipaggiati per gli scontri, il ragazzo ha in mano, sembra, un estintore, Placanica impugna l’arma disinnescata, sono le 17.20 in Piazza Alimonda, due spari partono dalla pistola del carabiniere, due pallottole, una, ritrovata tempo dopo, si conficca in un muro, l’altra si ficca nello zigomo sinistro di Carlo che muore dopo pochi minuti.
Per farla breve: per i magistrati è legittima difesa e per Carlo Giuliani, “ragazzo” così dice la targa a Genova, e nient’altro, ucciso da un proiettile di Stato, non c’è Giustizia.
Nel 2006, il gruppo di Rifondazione Comunista, nel quale era stata eletta Haidi, intitola a Carlo Giuliani l’aula sede della propria Presidenza al Senato.
Dopo le elezioni del 2008, e l’esclusione dal Parlamento di R.C. con i nuovi inquilini l’aula cambia intitolazione con conseguente rimozione della targa ricordo di Carlo.

 

C.V.