Mercoledì 18 Ottobre 2017
ACCADDE A SETTEMBRE. Diritti spezzati: “morti di protesta” dal dopoguerra ad oggi E-mail
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In questo spazio ricorderemo ogni mese i nomi e brevemente le storie di uomini e donne che sono morti manifestando per difendere i loro diritti e più spesso i diritti di un intero Paese Troverete nomi più conosciuti e nomi meno noti, tutte persone che volevano solo manifestare le proprie idee, con dignità, con forza, senza dover piegare la testa, per riconquistare un diritto distorto e calpestato. Quando scesero nelle piazze o nei campi non volevano fare o essere degli eroi, ma noi vogliamo ricordarli come tali: eroi della libertà, del lavoro, della democrazia...

11settembre 1945 – Piazza Armerina ( Enna ): Giovanni Pivetti.
Dopo la caduta del fascismo il popolo siciliano è protagonista di numerose rivolte ( per la terra, contro la baronia mafiosa, contro il carovita e la disoccupazione, per la pace…), la protesta è soffocata dai fucili della mafia e dai manganelli delle forze di polizia, molti sindacalisti cadono stroncati dalle lupare, dirigenti locali dei partiti di sinistra, lavoratori e disoccupati perdono la vita negli scontri con polizia e carabinieri.
Nello stesso giorno in cui a Ficarazzi ( PA ) la mafia assassina il segretario della locale Camera del Lavoro, a Piazza Armerina nel corso di una manifestazione muore negli scontri Giovanni Pivetti, militante socialista.
Il giorno appresso vengono arrestati i segretari delle sezione del PCI e del PSI per aver organizzato uno sciopero di protesta contro l’uccisione del militante.

25 settembre 1945 – Lecce: Francesco Schifa, Oronzo Zingarelli, Nicola Fatano.
È difficile oggi trovare persone a Lecce che conoscano i fatti di quel settembre del quarantacinque, quando, come mai era prima avvenuto, il selciato cittadino è bagnato da sangue operaio.
Sconosciuti ai più sono anche i nomi e nessuna via ricorda nella targa quelle vittime cadute per il pane e per il lavoro.
Comincia la mattina del 24: cinquemila persone, piene di rabbia per la miseria e la disoccupazione che porta la fame in città, sono in piazza, raccogliendo l’invito a scioperare e manifestare lanciato da “Lega dei Muratori” e Camera del Lavoro, al loro fianco PCI, PSI, Partito d’Azione e Cln.
Lo sciopero si protrae ed anche l’occupazione della Piazza: la mattina del 25 i manifestanti sono diventati diecimila e al grido di “Pane e Lavoro” arrivano al portone sbarrato del Palazzo dei Celestini, dove ha sede la Prefettura protetta da un folto schieramento di carabinieri che non riescono a sostenere l’urto della folla che penetra negli androni, alla fine fermata dall’intervento dei marinai della “San Marco”.
Si odono gli spari e si vedono uomini cadere, il primo è Nicola Fatano, venditore ambulante, poi il pizzicagnolo Oronzo Zingarelli, cade pure Francesco Schifa, muratore, si contano anche dei feriti fra i quali un bambino di nove anni che sta sulla porta della propria abitazione incuriosito dal tumulto.

9 settembre 1957 - San Donaci (BR): Luciano Valentini, Mario Celò, Antonio Carignano.
San Donaci, provincia sud di Brindisi, poco più di 7000 abitanti, vocazione agricola come testimoniano le antiche masserie che oggi offrono al visitatore un interessante ed ameno itinerario turistico.
Si sente nell’aria l’odore del mosto nel mese di vendemmia ed anche l’odore del sangue che un giorno dell’ormai lontano ’57 fu versato da “povera gente disperata, i cui diritti elementari, a cominciare dalla possibilità di dare pane ai loro figli, venivano letteralmente calpestati” come ricorda poco prima della sua morte Sandro Curzi, all’epoca dell’eccidio giovane giornalista.
È il 9 settembre e i contadini manifestano contro il calo del prezzo dell’uva, l’arresto di una donna da parte delle forze dell’ordine provoca la protesta di un gruppo di giovani alla quale la polizia risponde con una reazione spropositata aprendo il fuoco e provocando così la morte di tre giovani braccianti.
Una targa apposta dall’Amministrazione Comunale sulla facciata del Municipio ricorda oggi quello che il manifesto commemorativo firmato dal sindaco Domenico Serio definisce un eccidio.

12 settembre 1968 – Lodè (Nuoro ): Vittorio Giua.
Nel corso di una manifestazione i carabinieri intervengono aprendo il fuoco, negli scontri muore l’operaio Vittorio Giua.
22 settembre 1971 – Reggio Calabria: Carmelo Jaconis.
Nel corso degli scontri per Reggio capoluogo  perde la vita Carmelo Jaconis colpito al cuore da un colpo di rivoltella, mentre il quattordicenne Carmelo Sillo riesce a cavarsela gravemente ferito al torace da un candelotto lacrimogeno.

8 settembre 1974 – Roma: Francesco Ceruso.
Settanta: decennio “di piombo”, aperto dalla confusa rivolta di Reggio Calabria, trascorso da morti e rapimenti, incendiato dalla teorizzazione della lotta armata come risposta allo sfruttamento, represso violentemente con un finale di partita che si avvia a chiusura con la morte del romano Walter Rossi nel ’77. A Francesco Ceruso tocca l’8 settembre del ’74 a San Basilio, borgata romana, toccata dal fenomeno dell’occupazione di case, come tutta la città e provincia dove si contano 3.800 occupazioni.
A San Basilio il Comitato di Lotta per la Casa ha coinvolto tutta la popolazione della borgata che si stringe intorno agli occupanti degli edifici dello IACP, decisi a difendere con la lotta le case occupate.
Il quartiere è sotto assedio, accorrono i giovani dei vari “movimenti” e “collettivi di lotta” che non evitano lo scontro con le forze dell’ordine ed anzi rispondono agli attacchi e ai tentativi di evacuazione mettendo in atto la teorizzata “guerriglia urbana”, si spara e un proiettile squarcia il petto di Francesco Ceruso, un giovane che viene da Tivoli, ha finito da poco il liceo, figlio di gente normale e modesta e non riesce a raggiungere vivo l’ospedale…ha diciannove anni appena…..