Mercoledì 13 Dicembre 2017
DIRITTI DAL MONDO. Haiti, povera Haiti E-mail
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Nella platea dei paesi poveri Haiti siede nella penultima fila, dei paesi più flagellati porta la palma.
Scoperta nel 1492 da Cristoforo Colombo, che la chiamò Hispaniola, comprendeva allora l’attuale Haiti e quella che è oggi la Repubblica Dominicana, nell’area delle Grandi Antille, sul Mar dei Caraibi...

Al momento della scoperta, a quanto riportano Las Casas e Oviedo, l’isola aveva un milione di abitanti, ma nell’arco di pochi decenni il lavoro sovrumano imposto dai “conquistadores”, la sottoalimentazione e le malattie importate dagli spagnoli, falcidiarono la popolazione locale ridotta intorno al 1530 a  8.000/10.000 individui.
Nel 1697 gli spagnoli furono sostituiti dai francesi che ripopolarono Haiti con gli schiavi neri razziati in Africa e rivelatisi più proficui degli indigeni per la loro maggiore resistenza al lavoro fisico e alle malattie.
Nel 1791 iniziarono nelle Antille movimenti di rivolta degli schiavi, esasperati dalle condizioni di vita alle quali erano sottoposti dai coloni francesi che imponevano giornate lavorative inizianti prima dell’alba per protrarsi oltre il tramonto, con solo due ore di pausa a mezzogiorno “quando il cielo diventava bianco e la terra sudava” ( Isabel Allende: “L’Isola sotto il mare” ).
 Nel 1804 le rivolte che costarono lacrime e sangue ai neri sfociarono finalmente nella dichiarazione di indipendenza dalla Francia e nella costituzione di quella che fu la prima Repubblica Nera, guidata dall’ex schiavo Jaques Dessalines, che venne assassinato nel corso della lotta per il governo dell’isola, che passò quindi attraverso il potere di vari Presidenti, che non riuscirono ad affrontare i gravi problemi economici del paese, isolato nel contesto dei paesi “sviluppati” per le caratteristiche “bolivariste” della rivolta e dei primi governi.
Alla fine del processo di indipendenza il paese che prima del 1804 contava 465.000 neri in stato di schiavitù, 28.000 neri affrancati e 31.000 bianchi per lo più francesi, con l’esodo in massa di questi ultimi, si trovò ad essere popolato quasi esclusivamente da neri e da uno scarso numero di mulatti.
L’isola fu divisa politicamente nel 1884 in Repubblica Haitiana, nella parte occidentale e Repubblica Dominicana, nella parte orientale.
Con capitale Port-au-Prince ed una superficie di 27.750 Kmq.  Il numero degli abitanti di Haiti superava all’inizio del nuovo secolo il Milione di persone, toccando il numero di 1.600.000 individui alla fine del primo conflitto mondiale, grazie anche ad una riduzione della mortalità infantile e tuttavia, per le condizioni di vita più che difficili, con una speranza di vita che superava di poco i trenta anni.
Dal 1915 gli U.S.A. cominciarono ad interessarsi ad Haiti e, trovandola interessante, la occuparono fino al 1934.
Fu una occupazione facile: in sei giorni Wilson fece eleggere un “suo” presidente, Philippe Dartiguenave, che riuscì dopo meno di due anni a far sciogliere la Camera, usando anche la polizia, ad indire un referendum che il 5% degli elettori approvò, per consegnare, praticamente, Haiti agli americani, che si distinsero per razzismo, fino ad imporre addirittura delle “corvèe” per costruire alcune strade.
Gli haitiani ovviamente si ribellarono e decine di migliaia di contadini guidati da “Carlo Magno” Peralte attaccarono Port-au-Prince nell’ottobre del 1919, ma furono repressi nel sangue.
Ci vollero dieci anni per rialzare la testa contro la “modernità” americana ed una nuova rivoluzione contadina che nel dicembre del 1929 riuscì a battere le difese dei “marines”, aprendo la strada al ritiro americano, che si concluse nel 1934.
I neri, però, gli ex schiavi, che costituivano la stragrande maggioranza della popolazione, non avevano comunque vinto, rimanendo le leve del potere e dell’economia nelle mani della popolazione mulatta che costituiva la parte più agiata ed anche istruita del paese, ridotto a proprietà privata di una esigua minoranza, che, impegnata unicamente in faide dinastiche per l’occupazione del potere, impedì lo sviluppo delle forze produttive del paese, sempre più abbrutite nella povertà e nell’ignoranza.
I dannati di Haiti tornarono a sperare dopo più di trent’anni, quando, nel 1957 andarono al voto nelle prime elezioni a suffragio universale e con un candidato che sulle condizioni della popolazione nera aveva condotto la sua campagna elettorale. 
Le speranze furono mal riposte, essendo eletto, con il loro voto l’ex guaritore vudù Francois Duvalier ( si tenga presente che il 90% degli haitiani esercita il Vudu e Duvalier aveva fatto pratica nelle campagne acquistandosi simpatie e fiducia presso gli strati più poveri della popolazione ).
Consolidata la sua posizione con epurazioni nell’esercito e nelle istituzioni, Duvalier lavorò a riscrivere la Costituzione a suo uso e consumo, tornando a vincere le elezioni nel 1961, con nessun voto contrario, un plebiscito che lo indusse ad autoproclamarsi Presidente a vita, passando ad un regime brutale e di terrore, portato avanti con i famigerati “Tonton Makute”, una criminale guardia personale a protezione del dittatore, crudele e corrotto, sostenuto, dopo la morte di J.F. Kennedy, che almeno lo teneva sotto pressione, dagli Stati Uniti, per il suo anticomunismo che in qualche modo bilanciava il sistema di Cuba.
In breve instaurò un regime di terrore fondato sull’assassinio, che condusse all’omicidio, secondo alcune stime, di più di 30.000 persone.
Alla morte di Duvalier padre il potere, di tipo dittatoriale e dinastico, passò al figlio,  “Baby” Jean Claude che continuò il regime paterno, fondato su dittatura e sfruttamento della popolazione, affondata nella miseria più nera, fino alla disperazione e alla rivolta che costrinse il dittatore a lasciare la Presidenza passata nelle mani di Jean Bertrand Aristide, un ex salesiano sostenitore della “Teologia della Liberazione” che ottenne un grande consenso elettorale, con il 67,5% dei suffragi, ma deposto nel ’91 da un golpe militare.
Nel 1994, gli Stati Uniti mandarono i marines instaurando nell’isola un Governo provvisorio e favorendo il ritorno di Aristide che, pur non potendo ricandidarsi, mantenne nelle sue mani un forte potere che gli permise di far eleggere un suo uomo, René Préval (1995) che non costituì ostacolo all’ascesa populista dell’ex prete che nel 2000 vinse le “Presidenziali” con il 91,8% dei voti, mentre il suo partito, con analoga vittoria alla “Politiche” andò ad occupare 90 seggi su 110.
Un nuovo golpe politico, represso nel sangue segnò l’inizio del declino di Aristide, che nel 1994, “scaricato” dagli americani, fuggì verso un paese centrafricano lasciando il paese in mano a bande di suoi fedeli, le famigerate “Chimeras” che saccheggiano Port-au-Prince.
Nello stesso giorno in cui Aristide fuggiva, lunedì 1° marzo, entrò nella capitale, con le bande ribelli, il trentaseienne Guy Philippe che riaccese gli scontri fra le fazioni provocando nuove vittime.
Un nuovo sbarco di marines portò al potere Boniface Alexandre con l’intento prioritario di imporre la tradizionale “pax americana” che rese più solido il potere delle oligarchie a scapito della popolazione che continuò ad avanzare sulla via della povertà.
Nel 2006 fu rieletto Presidente Préval, ma non diede segni di cessazione la “maledizione di Haiti”.
L’isola supera ormai abbondantemente i 9.000.000 di abitanti, avvicinandosi al traguardo dei dieci milioni, ma il notevole incremento demografico non è “una grazia di Dio”, costituisce invece un grosso problema per l’aumento delle bocche da sfamare in un contesto di estrema povertà, non riuscendo il paese a spostarsi dal posto che occupa nella classificazione basata sull’”indice di sviluppo umano”, il 153° su 177 paesi classificati, un po’ meglio che Burundi e Ciad, certamente il peggio nel contesto occidentale, con oltre la metà abbondante  della popolazione che vive con meno di un dollaro al giorno.
La speranza di vita che ancora nel 2000 non arrivava ai 50 anni sembra essersi allungata, ma a tutt’oggi solo il 4/5% della popolazione riesce a superare la soglia dei sessanta.
Préval che si mostrò impotente già al momento della sua rielezione, assiste tuttora con impotenza allo scenario di distruzione di un paese e di un popolo, che sembra portare da solo troppe piaghe su un corpo oltremodo martoriato.
Contro gli Haitiani si accanisce la natura e la disperazione umana che sfocia in distruzioni irrazionali che falliscono il vero obbiettivo ed allargano sempre più le ferite.
Devastato nel 2004 dall’uragano Jeanne, che causò 3000  morti, colpito nel 2008 da altri uragani e tempeste tropicali che, oltre ad altre centinaia di morti, causarono danni per più di 900 milioni, equivalenti al 15% del PIL nazionale, scontri politici e rivolte contribuirono a rallentare la ripresa che si era intravista con il superamento dell’ondata recessiva del 2004
Come se le disgrazie non bastassero nel gennaio 2010 un forte terremoto di 7,3 gradi su scala Richter, ha messo in ginocchio il paese con centinaia di migliaia di morti, gli edifici ridotti a macerie, anche ospedali, sedi del Governo e del Parlamento, le strade intasate da feriti e cadaveri che non trovano altro ricovero, Prèval impotente, mentre l’isola è invasa da miglia di marines armati, troppi per non sembrare una occupazione, pensiero che sfiora la Francia che, rischiando l’incidente diplomatico, ha chiesto di chiarire “quale ruolo l’America intendesse giuocare”, più esplicito il venezuelano Chavez che accusò senza mezzi termini gli Stati Uniti di voler occupare militarmente l’isola con un eccessivo numero di uomini in armi che si limitano a pattugliare e “non se ne vede uno che raccolga un cadavere”.
Già allora le minacce di epidemia si presentarono concrete, ma non furono affrontate correttamente, ora, novembre 2010, il colera è scoppiato e i morti sono ormai duemila, forse più, la gente protesta, accusa i caschi blu dell’ONU di aver portato l’epidemia nell’isola, che da cent’anni non conosceva un solo caso della terribile malattia, è rivolta, scontri a fuoco, con un giovane di vent’anni ucciso davanti alla base del Minustah, la Missione ONU per Haiti, ed un altro caduto nell’assalto al quartier generale ONU a Cap Haitien.
Credenze Vudu o ignoranza fra una popolazione che conta ancora quasi il 70% di analfabeti, è un fatto comunque che poco è stato fatto e si fa concretamente per la gente di Haiti: ai primi di novembre l’Organizzazione Mondiale della Salute ha sollecitato 164 milioni di dollari per affrontare un morbo, che pure non è fra i più difficili da debellare, soltanto disponendo dei minimi strumenti medici, ma a tutt’oggi solo il 10% è arrivato ad Haiti, e nonostante le pressioni della Spagna, il Consiglio dei Ministri degli Esteri d’Europa ha rinviato ogni decisione al 13 dicembre.
164 milioni di dollari sono lo 0,15% degli 80.000 milioni di euro necessari a pagare i debiti dei banchieri irlandesi, ma le banche sono banche e la comunità internazionale sembra più interessata ai finanzieri di Dublino che ai disperati di Haiti che in fondo sono solo persone e possono aspettare…
Povera Haiti …..
Il 28 novembre si è votato per il nuovo Presidente (neanche il 50% degli elettori si è recato alle urne): ha vinto il primo turno il candidato “antisistema”  Michel Martelly, un cantante, che ha ottenuto il 39% dei consensi contro il 31% della candidata conservatrice Mirlande Manigat, che dovrebbe andare al ballottaggio con Martelly, mentre fuori giuoco sembrerebbe rimanere il delfino di Prèval, Jude Celestin, con un 20% scarso, nonostante i brogli e le intimidazioni messe in atto, secondo anche quanto attestano gli osservatori internazionali.
Al grido di “abbasso Prèval” gli haitiani sono scesi in piazza, nello scontro con un potere corrotto e incompetente, manifestando anche contro la missione dell’ ONU, la Minustah, accusata di voler  ripetere parzialmente le operazioni elettorali.
La polizia è intervenuta duramente: quattro i morti, forti le tensioni fra i manifestanti e gli uomini di Prèval, “l’uomo perbene” che gli haitiani non vogliono, e che vede fallire il tentativo di attuare il
“piano Putin”: far eleggere Celestin, che è pure suo genero, per passare lui da Presidente alla carica di primo Ministro.
Alla data prevista del  5 dicembre non si ha ancora  la diffusione ufficiale dei dati, mentre continuano gli scontri fra esercito e manifestanti che denunciano le manovre che ancora gli uomini di Preval portano avanti per rimettere in ballo Celestin.
Il 16 gennaio dovrebbe esserci l’eventuale ballottaggio e intanto aumentano le vittime del colera, le nubi all’orizzonte sono cupe, le tempeste sempre incombono su Haiti, povera Haiti…  


Claudio Valentini

7-12-10