Lunedì 11 Dicembre 2017
DIRITTI DAL MONDO. Palestina/1 – Dalle Origini a Sabra e Chatila E-mail
Valutazione attuale: / 6
ScarsoOttimo 

Dalle Origini la terra che oggi si chiama Palestina era abitata dai Cananei. Intorno al 1200 A.Cr. i Filistei, una popolazione di origine egeo - anatolica, arrivarono in quella terra che da loro prese il nome di Palestina.In poche generazioni si amalgamarono con la popolazione locale di origine cananea. Si stabilirono sulla costa rendendo prospere le città di Tiro e di Sidone, ottenendo per gran tempo la supremazia sulla Palestina.
Gli Ebrei, arrivati più tardi, combatterono contro di loro per secoli, ma solo dopo più di mille anni, nel II secolo a.C. riuscirono ad attaccarli vittoriosamente....

Nel 163 a.C. fu conquistata Asdod, nel 143 Giaffa, conquistando il dominio in Palestina.
Nel 63 a.C. il generale romano Pompeo entrava in Palestina e concedeva l'autonomia a tutte le città. I Filistei erano di nuovo liberi.
Il dominio giudaico era durato meno di un secolo.
Da allora, fino al 1948, la Palestina non ha mai conosciuto alcuna forma di dominazione politica o statale ebraica.
Nell’anno 638 d.C. Omar, secondo Califfo dell'Islam entrò in Gerusalemme dopo la disfatta dell'esercito bizantino.
La maggior parte della popolazione palestinese condivide con i nuovi arrivati razza e lingua, date le comuni origini semitiche.
Nel 691 venne costruita a Gerusalemme la Cupola della Roccia ed iniziò per i palestinesi un periodo di prosperità e splendore artistico e culturale.
Nel 750 la maggior parte del popolo di Palestina è convertito all'Islam.
Il furore crociato e l'odio dell'Occidente aprì una tragica parentesi di sangue e di eroismi
per la gente musulmana che ne uscì con l'emergere dei Mamelucchi, iniziatori di una dinastia che regnò per 260 anni finché fu soppiantata, ai primi del 1500, dai turchi ottomani che riuscirono per circa trecento anni a tenere gli stranieri fuori dalla Palestina, rimasta provincia dell'Impero Islamico.
La terra promessa.
Alla fine del XIX nacque la teoria sionista, che ebbe nel giornalista Théodor Hertzl il suo padre fondatore teoria, basata sul mito della “terra promessa”.
Nel 1896 Hertzl scriveva nel suo famoso libro, Lo Stato Ebraico : "Il problema ebraico non è un problema sociale o religioso...ma è un problema nazionale... è (il problema de) l'identità politica indipendente; il mondo ha bisogno di uno Stato Ebraico".
Il pensiero di Hertzl fu codificato nel 1897 dal Congresso sionista di Basilea, che affermò: "lo scopo del sionismo è la creazione per il popolo ebreo di una patria in Palestina".
Così partirono le avanguardie, finanziate dal barone Edmond de Rothschild, che nel 1899 fondarono il primo kibbutz.
Aiuto inopinato venne dall'Imperialismo britannico con la Dichiarazione Balfour del 1917 con la quale si riconosceva agli ebrei il diritto di creare un "focolare nazionale" in Palestina.
Un'altra "promessa" con la quale "una nazione donava ad un'altra nazione un territorio appartenente ad una terza nazione" (l'espressione è dello scrittore ebreo Artur Koestler).
La Dichiarazione è del 2 novembre, l'11 dicembre le truppe del generale Allenby entrarono a
Gerusalemme assicurandosi il "mandato" sulla Palestina che la Gran Bretagna otterrà con la sconfitta dell'Impero Ottomano nella Prima Guerra Mondiale.
Lo stato di Israele e il terrorismo ebraico.
Con l'esplodere della Seconda Guerra Mondiale e gli eventi drammatici che l'accompagnarono  (l'Olocausto) si svilupparono nella comunità ebraica due opposte correnti: una sostenitrice degli Alleati, l'altra di resistenza armata contro la decisione del Governo  mandatario di chiudere le frontiere palestinesi ad una ulteriore immigrazione, come promesso dalla Gran Bretagna agli Arabi nel 1939, dopo un decennio di disordini.
I gruppi più estremisti del sionismo si riunirono in organizzazioni terroriste, le più famigerate lo "Irgun" e la "Banda Stern" che conducono una lotta senza esclusione di colpi sia contro il Governo Britannico, sia contro le comunità ebraiche.
Non riuscendo ad assicurare la pace nei territori palestinesi la Gran Bretagna rimise il mandato nel 1947 ed il 29 novembre l'ONU, prendendone atto decise di spartire la Palestina in uno stato ebraico ed in uno stato arabo e di internazionalizzare per dieci anni Gerusalemme, ponendola sotto il controllo delle Nazioni Unite.
La Lega Araba non accettò il Piano di Spartizione, respinto pure dai Palestinesi.
Seguirono mesi di guerriglia fra arabi ed ebrei, segnati da episodi di efferata crudeltà, dolorosi per i Palestinesi, soccombenti alla superiorità militare degli ebrei.
Il 14 Maggio 1948 un Governo Provvisorio ebraico capeggiato da Ben Gurion, proclamò lo Stato d'Israele, uno schiaffo in faccia per i Paesi Arabi e per i Palestinesi, ormai popolo senza Stato e man mano senza terra.
Fin dall'inizio obiettivo principale del Sionismo fu l'acquisizione delle terre della Palestina e per questo ha condotto una lotta aspra e violenta contro i contadini palestinesi ricorrendo al raggiro per acquistare le terre a basso costo, ad artifici giuridici per trovare pretesti di esproprio, alla violenza al primo accenno di resistenza palestinese.
A far sì che i Palestinesi lasciassero le loro proprietà ci pensarono i gruppi armati dell'Irgun e quelli della Banda Stern, professionisti nell'uso del terrorismo.
Il 9 Aprile 1948 avvenne uno degli episodi più atroci con l’attacco al villaggio di Deir Yassin, nei dintorni di Gerusalemme: più di 250 abitanti arabi furono massacrati, senza distinzione di donne, vecchi e bambini.
Agli abitanti di Rabsiya, in Galilea, che sulla scorta delle decisioni della Corte, volevano rientrare, nel febbraio 1950, al loro villaggio, fu opposta la forza delle armi. Agli abitanti di Ikrit che non volevano lasciare il villaggio andò peggio: il 25 dicembre 1951 l'esercito israeliano faceva saltare con la dinamite tutte le case.
Sorte analoga toccò a Biram, che venne attaccato da fanteria ed aviazione il 16 settembre 1953: dopo il loro passaggio non restò altro che un villaggio completamente distrutto e divorato dalle fiamme.
Nella notte del 29 ottobre 1956, l'esercito che ormai poteva fare a meno dei gruppi irregolari ed eseguire da solo il suo "sporco lavoro", senza preoccuparsi di salvare la faccia, attaccò Kafr Kassem, nella regione centrale del paese, perpetrando un atroce massacro che costò la vita a 49 innocenti.
Era la vigilia dell'aggressione tripartita anglo-franco-israeliana contro l'Egitto che fu attaccato il 5 novembre 1956 per soddisfare gli interessi commerciali anglo-francesi e le brame di conquista territoriale degli israeliani.
Lo stato ebraico riportò la vittoria militare, ma il trionfo politico fu del Presidente egiziano Nasser, fautore della nazionalizzazione del Canale di Suez e di una politica panaraba, che all'interno della Palestina suscitò una revanche di rivolta e la moltiplicazione dei conflitti, tanto da indurre, nel 1963, Ben Gurion alle dimissioni.
Gli successe Levi Eshkol che non riuscì tuttavia ad arginare l'intensificazione delle incursioni e delle azioni di guerriglia delle forze arabe.
La “guerra dei sei giorni”
Nel 1967 la politica panaraba di Nasser portò alla proclamazione della chiusura del Golfo di Aqaba alle navi israeliane.
Israele ne trasse pretesto per scatenare una guerra il cui scopo principale risiedeva nei piani espansionistici di Tel Aviv.
La superiorità di Tsahal e l'appoggio economico e militare degli U.S.A. portarono ad una rapida vittoria di Israele che in sei giorni occupò Gerusalemme est, la Cisgiordania e la Striscia di Gaza, praticamente estendendosi su tutta la Palestina, ed inoltre su importanti territori dei paesi arabi limitrofi: il Sinai, l' Egitto,le alture del Golan in Siria, con ciò quadruplicando le terre arabe occupate da Israele (da 20.770 Kmq. secondo le linee dell'armistizio del 1949, a 89.359).
Circa 329.000 profughi palestinesi fuggirono dai Territori Occupati riversandosi in Egitto, Giordania e Siria
Settembre nero: Giordania 1970
La forte presenza palestinese in Giordania preoccupava seriamente Hussein che temeva sia le ritorsioni di U.S.A. e Israele, sia un aumento del peso politico dei fedayn che potevano mettere a rischio la monarchia hascemita. Furono frequenti gli scontri tra fedayn e truppe giordane che il 14 settembre 1970 sferrarono un attacco contro la popolazione palestinese ad Irbid.
Hussein decretò la legge marziale e costituì un Governo militare, con ciò suscitando una forte reazione non solo delle organizzazioni di resistenza palestinesi ma anche della sua popolazione e dei sindacati che proclamarono lo sciopero generale. A questo punto Hussein, per non lasciarsi sfuggire di mano la situazione, diede il via allo scontro aperto e frontale fra esercito giordano e movimento di resistenza.
L'attacco contro i fedayn, concentrato intorno ad Amman, partì il 17 settembre con lo scopo, dichiarato dal Capo di Stato Maggiore giordano di liquidare definitivamente la resistenza palestinese.
Fu una carneficina. I paesi arabi restarono a guardare, solo la Siria intervenne inviando mezzi corazzati a sostegno dei palestinesi; l'Egitto accusò Hussein di non aver rispettato il "cessate il fuoco" firmato il 5 settembre. Nonostante i  tentativi di negoziato la guerra continuò infliggendo un duro martirio alla resistenza palestinese la cui presenza fu eliminata da Hussein con l'attacco del luglio 1971 .Il tributo pagato dai palestinesi nel "settembre nero" è di 20.000 fra morti e feriti.
La guerra del Kippur.
La guerra  del Kippur, si svolse tra il 6 e il 25 ottobre 1973 su iniziativa dell'Egitto e della Siria,   nel tentativo di modificare il rapporto di forza  che si era stabilito dal 1967. Egiziani e  Siriani penetrarono dapprima profondamente nelle linee israeliane sul Canale di Suez e sul Golan, ma furono successivamente costretti a ripiegare da contrattacchi avversari. Al momento della cessazione del fuoco, ordinata dal Consiglio di sicurezza dell’ Onu, nel bilancio di guerra si poté ascrivere la   fine del mito dell’ invincibilità    israeliana, ma non risultò modificato sostanzialmente il precedente stato di cose. L'Onu fallì nel tentativo di organizzare la pace. L’iniziativa unilateralmente avviata dagli Stati Uniti   portò nel 1978 l'Egitto alla pace separata di Camp David.
Sabra e Chatila.
Nei primi anni Ottanta entrò in scena il Libano. Scosso all'interno dagli attriti delle diverse fazioni religiose, era anche sede, dopo che furono espulsi nel "settembre nero" (1970) dalla Giordania, della leadership dell'Organizzazione per la liberazione della Palestina (Olp) e di molti suoi militanti. Dal Libano governato da Gemayel, capo della c.d. "falange" cristiano-maronita, l'Olp compì, con una intensificazione sempre maggiore a partire dal 1981, bombardamenti e raid che minacciavano gli insediamenti israeliani del Nord. Israele rispose nel giugno 1982 con l'invasione del Libano, avanzando fin verso la stessa Beirut per cacciare le basi dell'Olp. Il 14 rimase ucciso Gemayel in un attentato. L'episodio fu preso a pretesto dalla "falange"per l'irruzione nei campi profughi palestinesi di Sabra e Chatila Il 15 settembre Sharon si istallò personalmente assieme ai vertici militari israeliani nel palazzo dell'ambasciata del Kuwait, dalle cui finestre si può osservare chiaramente il campo di Sabra e Chatila. L'esercito Israeliano, inoltre, iniziò a circondare il campo impedendo a chiunque di uscire e prese il controllo di tutti i punti strategici di Beirut ovest (la parte musulmana della città) per permettere ai falangisti di agire indisturbati. Il 16 alle cinque del pomeriggio le truppe falangiste iniziarono ad entrare nel campo, che per tutta la durata della strage rimase circondato dall'esercito israeliano, perennemente informato della situazione e che dette sostegno logistico alle falangi sparando per tutta la notte granate illuminanti per facilitarne il lavoro. Per 40 ore le truppe falangiste poterono dunque compiere indisturbate la loro missione punitiva nei confronti degli abitanti del campo, completamente abitato da popolazione civile. Alla fine il bilancio sarà pesantissimo: centinaia le abitazioni distrutte , oltre 2000 le vittime. Venne inviata una forza multinazionale di pace da parte di Stati Uniti, Francia, Italia e Gran Bretagna che ha consentito l'evacuazione (verso la Tunisia) dei combattenti dell'Olp, ma che non ha consentito di riportare la calma nel paese. La forza venne ritirata nel 1984.

Claudio Valentini