Lunedì 11 Dicembre 2017
ACCADDE A DICEMBRE. Diritti spezzati: “morti di protesta” dal dopoguerra ad oggi E-mail
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In questo spazio ricorderemo ogni mese i nomi e brevemente le storie di uomini e donne che sono morti manifestando per difendere i loro diritti e più spesso i diritti di un intero Paese. Troverete nomi più conosciuti e nomi meno noti, tutte persone che volevano solo manifestare le proprie idee, con dignità, con forza, senza dover piegare la testa, per riconquistare un diritto distorto e calpestato. Quando scesero nelle piazze o nei campi non volevano fare o essere degli eroi, ma noi vogliamo ricordarli come tali: eroi della libertà, del lavoro, della democrazia...

Domenico Liaci
La forte disoccupazione del dopoguerra solleva ondate di protesta in tutta Italia.
Drammatica è la situazione nel meridione, la popolazione chiede lavoro e pane, la miseria spinge le folle in piazza. A  Bari, il 27 dicembre 1946, la polizia apre il fuoco su manifestanti contro la disoccupazione: 25 i feriti, colpito a morte lo studente Domenico Liaci.


Giuseppe Tanas

Già è giunto a termine il “compromesso collaborativo” fra forze politiche e sindacali antifasciste, la sinistra è fuori dal Governo i cui orientamenti economici non vanno verso le aspettative delle classi popolari flagellate dal carovita e dalla disoccupazione, altissima è la tensione sociale per cui la CGIL proclama lo sciopero generale a Roma e Provincia per il 5 dicembre 1947.
Nelle campagne dei Castelli Romani le “leghe” scatenano una ondata di occupazioni delle terre, Roma è invasa da migliaia di manifestanti che chiedono di lavorare.
Il Governo risponde con la repressione.
Centinaia gli arresti a Velletri, Lanuvio, Genzano, dove finisce in galera lo stesso sindaco Colacchi.
A Primavalle, verso le tre del pomeriggio, tornano operai e disoccupati che nella mattinata hanno sfilato per vie e piazze della città, continuando la loro protesta sotto l’edificio del Commissariato insieme alla gente della borgata che si unisce a loro.
Giuseppe Tanas, 24 anni, emigrato dalla Sardegna, è tra loro.
Gli agenti sparano sulla folla: Tanas, colpito alla testa, muore in ospedale alle 22,55, la sua morte è archiviata come “incidente”.
Oggi per i più “Tanas” è solo il nome della squadra di calcio nata a Primavalle tanto tempo fa.


Michele Oliva e Giuseppe Novello
Montescaglioso
( Matera ): dal ’43 i contadini in lotta occupano le terre dei grandi latifondi incolti, le dissodano e seminano, trattano con Prefettura e Confederazione Agricoltura, ma i grandi agrari rispondono negativamente alle richieste dei braccianti che pure sono sostenute dalle leggi approvate nel dopoguerra. I lavoratori insistono e a dicembre del ’49 sembra che i “padroni” siano disposti a cedere qualche cosa, ma è solo un inganno, perché denunciano gli occupanti e i sindacalisti che appoggiano la lotta e invocano l’intervento della forza pubblica. Il ministro Scelba fa partire da Matera cinque camion di carabinieri per arrestare i “facinorosi” : è la notte del 13, viene tolta la corrente elettrica al paese ed inizia la retata casa per casa, buttati giù dal letto, braccati nelle campagne quelli che riescono a fuggire. All’alba i familiari degli arrestati si riversano nelle strade e si concentrano sotto la Camera del Lavoro, che da sempre li sostiene, per chiedere la liberazione dei congiunti. I carabinieri caricano, un agente in motocicletta fende la folla, poi trovandosi in difficoltà
spara una raffica di mitra: colpiti a morte cadono Michele Oliva e Giuseppe Novello, braccianti.
E’ la mattina del 14 dicembre 1949.
Ci fu un processo, ma si rivelò una farsa: i fatti insabbiati e le colpe addossate alla popolazione.


Angelo Sigona e Giuseppe Scibilia
Avola
(Siracusa),2 dicembre 1968: i braccianti devono ancora lottare, contro le paghe da fame, le “gabbie salariali” ed il caporalato. Trovando orecchie sorde alle loro sacrosante richieste, disperati,
bloccano la strada d’accesso ad Avola. Arrivano nove camionette con un centinaio di poliziotti che caricano, inseguono i lavoratori che si disperdono nelle campagne e, come conviene ad ogni caccia, in questo caso all’uomo, sparano, provocando una cinquantina di feriti, alcuni gravi , due non ce la fanno: Angelo Sigona, 25 anni, muore nell’ospedale di Siracusa; Giuseppe Scibilia, 47 anni, rimane sul terreno con il petto spaccato da una scarica di fucile.

Saverio Saltarelli
12 dicembre 1970, Milano
. Quattro manifestazioni percorrono la città, che vive un clima incandescente nel ricordo della strage di Piazza Fontana e della tragica e oscura fine di Giuseppe Pinelli, avvenute nel dicembre del precedente anno.
Mentre i partigiani dell’ANPI presidiano Piazza Duomo un corteo di gruppi anarchici è disperso dalla polizia e sospinto verso   l’Università Statale presidiata dai giovani del Movimento Studentesco, contro i quali da Piazza Santa Babila si muovono, non ostacolati dalle forze dell’ordine, gruppi di militanti dell’estrema destra.
Lo scontro esplode in Via Larga, dove intanto sono arrivati anche gli anarchici, che danno lo spunto alla polizia, che li ha sospinti fin là, per caricare gli studenti fino a quel momento fuori dalla mischia e già oggetto di lanci di molotov da parte dei sanbabilini.
Partono dallo schieramento di poliziotti e carabinieri candelotti lacrimogeni sparati ad altezza d’uomo, non per disperdere gli aggressori fascisti, ma in direzione dei giovani del Movimento Studentesco.
Al presidio è presente il ventitreenne Saverio Saltarelli salito a Milano da Pescasseroli per studiare Giurisprudenza, un candelotto gli spacca il cuore.
Sei anni dopo la prima ed unica condanna per un capitano di P.S.: 9 mesi (!) per omicidio colposo con attenuanti, condizionale e non menzione.
Neppure un giorno di galera per la vita di Saverio.

 

6 dicembre 2007 - Torino. Incidente alla ThyssenKrupp

Antonio Schiavone, 36 anni, Rosario Rodinò (26 anni), Rocco Marzo (54 anni), Roberto Scola (32 anni), Angelo Laurino (43 anni), Bruno Santino (26 anni), Giuseppe De Masi (26 anni) sono morti in un rogo che poteva essere evitato, se solo i vertici dell’azienda avessero fatto il proprio dovere.