Mercoledì 28 Giugno 2017
Tristi Ricordi di un protagonista del marzo 1972
Scritto da Valentina Valentini   
Venerdì 12 Marzo 2010 09:34

Pubblichiamo di seguito la testimonianza di un lettore che aggiunge un suo ricordo di lotta e ingiustizia alla rubrica "Accadde a Marzo".
Da ACCADDE A MARZO
11 marzo 1972 – Milano: Giuseppe Tavecchio
La piazza è gremita da manifestanti che chiedono la verità sui fatti di Piazza Fontana e l’assoluzione di Pietro Valpreda, l’anarchico ingiustamente accusato della “Strage di Stato".

Dai celerini schierati contro i dimostranti parte un candelotto lacrimogeno, sparato ad altezza d’uomo, che colpisce il pensionato Giuseppe Tavecchio uccidendolo.
Le prime dichiarazioni parlano di morte per collasso da vecchiaia o per paura, l’autopsia poi conferma la verità: la morte è causata dal candelotto sparato su un ordine arbitrario del capitano di p. s. Dario Del Medico, incriminato per “omicidio colposo”.
La condanna al processo di primo grado viene cassata in appello con l’assoluzione del capitano perché “il fatto non costituisce reato”.
 
Quel giorno per me sarà purtroppo indimenticabile, perché durante uno dei tanti rastrellamenti, i carabinieri mi presero mentre cercavo riparo in un portone, mi menarono e mi fecero fare 4 mesi e mezzo di S. Vittore, dopo avermi accusato delle violenze più varie. All'inizio fui accusato perfino di "devastazione" per aver contribuito ad incendiare il Corriere della Sera di Montanelli.
Al processo, da accusati diventammo accusatori, grazie ad un gruppo di grandi difensori come Spazzali, Piscopo, l'allora “compagno” Pecorella e tanti altri.
Fummo quasi tutti assolti.
Emersero tutte le prove dei legami tra forze dell'ordine, fascisti e la falsa teoria degli opposti estremismi a fini elettorali organizzata dal governo condotto da Rumor, che avevano creato tutte le condizioni affinché la manifestazione degenerasse.
Il PM, dopo il processo, si fece trasferire nelle Marche e, confidandosi con uno degli avvocati, disse che in quel processo aveva imparato tante cose che non pensava si potessero verificare.
Per me, il colmo del ridicolo fu che, il giorno dopo, sulla prima pagina in una delle edizioni del Corsera, c'era la foto che mi ritraeva mentre due carabinieri mi stavano portando via, in mezzo a due ali di fascisti che mi sputavano, con la didascalia "civile soccorso dai carabinieri"! Poi, 4 mesi e mezzo interminabili di “colonia” forzata!
 
Vincenzo Arenella

Ultimo aggiornamento Sabato 13 Marzo 2010 18:22