Mercoledì 18 Luglio 2018
Il velo dell'Islam

E' un semplice pezzo di stoffa che però, soprattutto in occidente, genera dibattito. Il velo indossato dalle donne di fede islamica, il velo esibito come forma di lotta politica, il velo come identità, il velo imposto, il velo come moda. Di tutte queste sfaccettature parla un interessante libro edito da Carocci: Il velo nell'Islam.

Storia, politica, estetica di Renata Pepicelli (pp.159, euro 14). L'autrice, ricercatrice presso l'Università di Bologna, affronta la questione del velo da un punto di vista storico, religioso e sociopolitico dagli inizi dell'Islam fino ai giorni nostri. Vengono al pettine molti pregiudizi di “noi” occidentali e molte paure riflesse nel discorso islamico. Come scriveva Edward Said: “l'immagine delle donne musulmane delineata dal discorso orientalista ci rivela molto della natura, delle fantasie, delle paure e dei desideri delle società occidentali”. Così si ripercorre la storia di questo indumento, le ragioni del suo successo e la diversità che contiene perché, come ricorda l'algerina Khalida Messaoudi, “dietro a ogni hijab c'è una donna con una storia, dei desideri e delle convinzioni personali”. Quindi meglio, come sempre, non generalizzare.

Questo saggio può essere una piccola guida per non lasciarsi travolgere dai pregiudizi e scoprire anche curiosità storiche e contemporanee su questo indumento e il successo che ottiene ogni giorno di più non solo tra le donne di religione islamica. Si fa strada infatti la cosiddetta moda islamica che cresce grazie a giovani orgogliosi delle propria identità e ai convertiti, e lo sanno bene marchi occidentalissimi come Mango ed H&M. Poi c'è la questione propriamente religiosa e la divisione in fautori del velo e contrari. Anche nella società italiana il dibattito è acceso. Ma prima di prendere posizione è necessario informarsi. Fino all'inizio del secolo scorso coprire il corpo era un segno di civiltà rispetto alla nudità dei “selvaggi”. Oggi la società dell'immagine impone che il corpo femminile sia esibito nella sua nudità anche integrale. E noi, dove ci collochiamo?

Buona lettura.

 

Antonella De Biasi