Mercoledì 18 Luglio 2018
BERLINGUER NON ERA TRISTE

Ciò che mi ha portato, ancora una volta, a ricordare Enrico e a pensare di rendere su di lui la mia testimonianza, è il fatto che ho visto da poco in televisione una vecchia intervista nella quale Enrico, alla domanda di cosa avrebbe voluto che si dicesse di lui, rispondeva, col suo sorriso timido e furbo insieme, che non avrebbe voluto si dicesse di lui che era triste. Non era triste infatti

 

Scrive così Marina Addis Saba, autrice del libro, edito da Aliberti, “Berlinguer non era triste” . Proprio attraverso i ricordi della scrittrice, la parole di un’amica, viene ripercorsa la vita di Berlinguer, l’infanzia vissuta sotto il regime e poi in guerra, gli anni della gioventù, poi le vacanze estive a Stintino e la dura vita di partito a Botteghe Oscure. Emerge così il ritratto privato e inedito di uno dei grandi leader della sinistra, ancora oggi rimpianto e amato.

 

Marina Addis Saba e' nata a Sassari. Dopo la laurea in Lettere moderne a Roma, è rientrata in Sardegna e ha iniziato i suoi studi sul fascismo. In seguito al suo impegno femminista si è specializzata in Storia delle Donne. E' stata Visiting Professor a Madrid, a Barcellona e a Parigi. Ha concluso la sua carriera nella facolta' di Lingue e letterature straniere dell'Universita' degli studi di Sassari. Con la sua biografia di Anna Kuliscioff (1993) ha vinto il premio Tobagi. Tra i suoi ultimi saggi: 'Partigiane. Le donne nella Resistenza' (1998), 'La scelta. Ragazze partigiane e ragazze di Salo'' (2005) e 'La farnesina. Giulia Farnese e papa Borgia' (2010).

 

Dal libro:
«Noi bambine non giocavamo a pallone, avevamo i nostri giochi, meno divertenti, oppure stavamo a guardare le partite, molto discusse e sofferte, sedute su una delle panchine. Stavo lì, un pomeriggio, con una mia cuginetta, quando il Berlinguer più grande, Enrico, mi si sedette vicino. Tolse dalle tasche un libro molto vissuto, e si rivolse a me chiedendo: “Tu sei Marina, vero?” Risposi affermativamente e lui mi sorrise e si immerse nella lettura. Da allora ci salutammo, scambiavamo qualche parola. Ero molto contenta che un grande si accorgesse di me, ma quanto era timido, timido bruno e sorridente!»