Mercoledì 18 Luglio 2018
Libri. Padre Dall’Oglio Innamorato dell’Islam credente in Gesù

Di Alessandra Valentini - ...

Si può dialogare tra cristiani, musulmani, ebrei, ortodossi, armeno-cattolici? Si può immaginare lo scambio tra culture e religioni in nome della fratellanza e non dell’odio? Magari proprio in nome di Dio o di un dio?
Una risposta, forse, si può trovare negli oltre 300 scalini di pietra che nel deserto siriano portano su di un colle dove sorge il monastero di Deir Mar Musa, lì Padre Paolo Dall’Oglio, gesuita, ha fondato 30 anni fa la comunità ecumenica Al Khali. Qui, proprio in Siria dove la cronaca ci consegna una drammatica foto, il dialogo islamico-cristiano è realtà, è pratica e vita quotidiana.

La comunità monastica siriaco-cattolica segue una regola sopra tutte: il culto del prossimo, praticando l’ospitalità e l’accoglienza verso tutti. Così si assiste al miracolo di un monastero cristiano che i musulmani visitano con gioia e devozione, un monastero che amano perché è un luogo anche per loro.
Di dialogo, scambio, conoscenza parla il libro di Padre Paolo, pubblicato da Jaca Book e dal titolo sicuramente intrigante e per alcuni provocatorio, “Innamorato dell’Islam credente in Gesù”. Una lettura, dice con orgoglio Paolo, che “vaccina contro ogni forma di fanatismo e totalitarismo, ideologico o religioso”. Il libro nasce dalle azioni e dalle idee di Dall’Oglio, che hanno portato uno stimolo al dialogo e anche animate discussioni all’interno della Chiesa. Il progetto del libro, spiega Padre Dall’Oglio, nasce “dal dialogo approfondito con la Congregazione della Dottrina della Fede perché c’è stato chi ha dubitato dell’ortodossia dei miei scritti e quindi li ha comunicati all’ex Sant’Uffizio”. Idee forti quelle del gesuita, se hanno fatto scomodare anche l’ex Sant’Uffizio e soprattutto hanno aperto un ampio dibattito teologico sulle sue posizioni. Paolo Dall’Oglio giunge alla formulazione del concetto di “islamofilia”, “orizzonte”, spiega, del rapporto tra Chiesa e Islam. Da Padre Dall’Oglio viene una teologia dell’apertura, nell’ottica dello scambio e della conoscenza, mosse da quella “filantropia divina – spiega Paolo – che poi si specifica nelle diverse avventure culturali e religiose degli uomini”. Di certo una grande avventura di fratellanza e ospitalità e una grande sfida al pensiero dominante, è quella che si vive ogni giorno nella comunità monastica siriaco-cattolica a 80 chilometri da Damasco, dove la regola più importante – ci piace ripeterlo – è “il culto del prossimo”.

 

19-5-11