Lunedì 21 Agosto 2017
La Turchia contemporanea

 

Un paese affascinante e complesso, molto vicino a noi. La Turchia, protagonista in queste settimane delle cronache internazionali per le iniziative di Erdoǧan - primo ministro a giugno riconfermato per la terza volta - divide i giudizi e le opinioni. Potenza economica in ascesa, paese a maggioranza islamica che da anni attende il via libera per l'ingresso nell'Unione europea, importante “ponte” geostrategico nel Mediterraneo e verso l'Asia è una democrazia non ancora compiuta ma sulla strada del cambiamento e che suscita molta curiosità.


A raccontarci la Repubblica fondata da Mustafa Kemal Atatürk fino ai giorni nostri un interessante libro: La Turchia contemporanea. Dalla repubblica kemalista al governo dell'Akp scritto da Lea Nocera (ed. Carocci, pp. 159 euro 12,50). La professoressa Nocera insegna Lingua e Letteratura turca presso l'Università di Napoli “L'Orientale”.

Dalla consegna del premio Nobel per la Letteratura allo scrittore turco Orhan Pamuk che ha tra i suoi scritti dedicato un atto d'amore alla sua amata Istanbul; ai paesaggi e alle storie spesso di emigrazione e di costruzione di nuove identità che ci ha regalato il cinema di Fatih Akin, giovane regista turco-tedesco, il marchio Turchia riscuote sempre più consensi (e lo sanno bene gli imprenditori italiani). Di solito per parlare di questo paese si ricorre alla figura del ponte tra due culture, tra Occidente e Oriente, o addirittura per descriverne la società si usa dire “paese spaccato tra laici e musulmani”, abusato in questi ultimi anni da tanta stampa. Ma, come osserva Nocera, questi assi binari, incluso quello tradizione-modernità, non servono all'analisi perché “elementi apparentemente contrapposti coesistono e generano processi dinamici”.
Così questo agile libro ci racconta la storia di questa giovane Repubblica nata sulle spoglie dell'Impero Ottomano con all'interno tanti volti, diversi problemi irrisolti, numerose istanze di cambiamento (utilissima la cronologia alla fine del volume). Si affrontano i temi dell'islamismo politico, il ruolo dell'esercito, la questione curda, le minoranze in genere, il problema di Cipro e il nuovo corso della politica estera dato dal partito di governo Akp per bocca del ministro degli Esteri, il professor Ahmet Davutoğlu. Passando per i periodi bui dei colpi di Stato, della repressione fino agli ultimi “affari” che coinvolgono le alte gerarchie dell'esercito. Insomma, non ci si ferma all'immaginario dei veli e dei turbanti ma si analizza con lucidità l'ultimo secolo per capire quello che sta accadendo.
A ottobre riprendono i lavori del Parlamento, ci sono nodi da sciogliere fondamentali per l'avanzare di questo paese membro della Nato verso una democrazia compiuta. A settembre, durante la visita del Primo ministro turco nei Paesi della Primavera araba, l'aviazione turca bombardava le zone di confine tra Turchia e Iraq. Lì dove ci sono i guerriglieri del Pkk (il Partito dei lavoratori del Kurdistan). Annoso problema che merita più di una riflessione e che non va liquidato come guerra tra separatisti del Pkk ed esercito turco proprio perché i curdi da anni non chiedono più il separatismo ma una pacifica convivenza. Le vecchie etichette non servono più, la società è più complessa e più avanti di come spesso viene descritta. Arabi, curdi e turchi saranno determinanti nell'immediato futuro per risolvere questioni che l'Occidente porta sul groppone da anni.

 

Antonella De Biasi