Mercoledì 18 Luglio 2018
I dannati dell'Asinara

La vicenda storica dalla quale prende le mosse la ricerca di Luca Gorgolini (I dannati dell’Asinara, UTET 2011, prefazione di Paolo Sorcinelli ) riguarda l’invasione della Serbia da parte delle truppe austro-ungariche nell’autunno del 1915 e l’odissea dei serbi in fuga che coinvolse decine di migliaia di prigionieri austriaci che i serbi trascinarono con loro fino a Valona, dove vennero presi in consegna dall’Italia e trasferiti nei campi di prigionia dell’Asinara.
Leggendo da questo punto vengono in mente i versi di Bertolt Brecht:
“La guerra che verrà/ non è la prima. Prima/ci sono state altre guerre./Alla fine dell’ultima/
c’erano vincitori e vinti./Fra i vinti la povera gente/faceva la fame./ Fra i vincitori
faceva la fame la povera gente egualmente.”
Storia di “povera gente” serba, che acchiappa 30/40 mila prigionieri di “povera gente” austriaca, dentro la “follia della guerra” che “contagia tutte le parti i causa” e che “questo saggio riesce a portare in primo piano pur ai margini della guerra combattuta in prima linea”, come sottolinea nella prefazione Paolo Sorcinelli, non quindi la Grande Guerra, ma una battaglia dentro la guerra, senza grandi Ideali e grandi Eroi, ma poveri cristi la cui massima aspirazione è la pura sopravvivenza.
La “storia sociale” quella con la esse minuscola, soccorre a raccontare ciò che secondo G. Rochat è assai difficile da raccontare, la prigionia di guerra che, scrive Rochat, “non ha momenti eroici né vicende gloriose”,  infatti Gorgolini racconta una “ritirata”, lunga da Nis a Valona, protagonisti le malattie, il freddo, la fame e quella specie umana che è “l’uomo affamato”, per il quale “presto il cibo divenne un pensiero ossessivo che finì per sovrastare ogni altro sentimento” scrive l’autore della ricerca, andando oltre lo stesso Rochat che quando scrive ha forse in mente gli Internati Militari Italiani nei lager nazisti che rifiutarono di seguire i tedeschi dopo l’armistizio del ’43, operando una scelta sorretta da forte idealità, mentre i prigionieri dell’Asinara non hanno scelto loro la sorte che gli è toccata e ciò che li sorregge e spinge è innanzitutto   la ricerca del cibo, alla quale, una volta all’Asinara,si aggiunge quella dell’acqua: “la cosa peggiore è che qui non c’è acqua”, annota un prigioniero nel suo diario.
Dove non poterono fame e sete poté il colera che, nel momento di picco dal 7 al 14 gennaio 1916, si portò via altri 1352 prigionieri ridotti da 40.000 a poco più di 20.000, avviati al lavoro forzato, “ma perché trattenuti all’Asinara?” si chiede Sorcinelli, per il semplice motivo, è la sua risposta, di una “ragion di Stato” per poter scambiare, per poter contare, insomma la “grande storia” che cinicamente muove le pedine della “piccola storia”, a Luca Gorgolini il merito di aver portato queste pedine alla ribalta.
Luca Gorgolini è assegnista di ricerca presso l’Università di Bologna. Membro della redazione di “Storia e futuro” ( www.storiaefuturo.com ), collabora al progetto di ricerca “Laboratorio di storia sociale Memoria del quotidiano”  ( www.laboratoriodistoriasociale.eu).
Ha pubblicato: “Emozioni di guerra” ( 2008 ) e “Capitani d’impresa” ( 2010, curato con M. Costantini ).
Paolo Sorcinelli è professore ordinario di Storia Sociale presso l’Università degli Studi di Bologna.
Ha ideato e dirige presso il Polo Universitario di Rimini il laboratorio sulla “Memoria del quotidiano”.
Ricordiamo fra le sue pubblicazioni:
“Eros, storie e fantasie degli italiani dall’Ottocento ad oggi”  ( Laterza, 1993 )
 “Storia sociale dell’acqua” ( Bruno Mondadori, 1998 )
“Gli italiani e il cibo”  ( Bruno Mondadori, 1999 )
“Lascerei respirare le colline. Storie di vita e di paese” ( Bruno Mondadori, 2008 )
“Viaggio nella Storia Sociale” ( Bruno Mondadori, 2009 )
Per la bibliografia completa : www.paolosorcinelli.it