Mercoledì 18 Luglio 2018
In occasione della Giornata della memoria PIOGGIA SPORCA

 

 

 

 

 

 

 

 


«Commissario, lei sa che cosa significa Porrajmos ?»
«Mai sentito. È spagnolo?»
«Shoah invece lo conosce»
«Certo!»
«Porrajmos è una parola degli zingari. Significa distruzione. È il termine che indica la loro Shoah.
Si calcola che nei campi di sterminio siano morti più di mezzo milione di zingari». 
 
Il protagonista di Pioggia sporca, il libro di Fabrizio Casa edito da Sinnos, si chiama Salvatore Mitraglia, un poliziotto di 28 anni, di stanza in un commissariato “di trincea” di una metropoli. È un poliziotto moderno, laureato in Giurisprudenza, un po’ idealista, cresciuto con l’idea che servire lo Stato sia il dovere massimo di ogni cittadino. Il suo grado è Sovrintendente e opera nell’investigativa. Il caso su cui indaga è un episodio di triste, ma ordinaria amministrazione: l’assalto a un campo rom, con l’incendio di una roulotte e qualche contuso. La sua indagine lo porta a contatto con adolescenti difficili, una ragazza rom ribelle, un sedicenne che solo il pugilato tiene lontano da pericolose compagnie, sullo sfondo di una convivenza tra nomadi e cittadini che si fa sempre più complicata.
 
Poi, improvvisamente, Mitraglia scopre un passato che accomuna i ragazzi protagonisti, attraverso i loro nonni che hanno lottato insieme contro il nazifascismo, abbattendo la distanza tra gagè e zingari. La sua indagine si sdoppia, un piede nel presente fatto di teppismo e razzismo, l’altro in un passato dove un comune ideale ha fatto cadere barriere e pregiudizi, in nome di un futuro migliore. È proprio quel futuro che è costato il sacrificio di tante vite umane che spinge Mitraglia a risolvere il caso, cercando in tutti i modi di salvaguardare quelle giovani vite, altrimenti destinate a perdersi.
 
La storia di Pioggia sporca ha inizio nel nostro presente e sconfina nel passato: nel libro si parla di olocausto, porrajmos, Gestapo, nazifascisti, di Pertini e di molti italiani uccisi nel 1944.
«La Storia, quella con la maiuscola ci ha detto qual è la verità: basta ascoltare i racconti di noi vecchi, andare nei campi di sterminio, guardare le foto dei bombardamenti, per conoscere la verità. Non servono indagini o sentenze per ristabilirla. È sotto gli occhi di tutti, anche se di questi tempi molti hanno la memoria corta.»